Dario De Serri ha 41 anni e vive a Berlino, dove insegna e scrive.

Quando sei emigrato?
Sono venuto non stabilmente a Berlino dal 2007, poi dal febbraio 2008 ho registrato la residenza.

Cosa facevi prima?
Lavoravo come operatore museale e, da freelance, come guida turistica e insegnante di italiano. Dal 2002 al 2008 ho sempre fatto come minimo tre lavori. Non ho mai conosciuto la mancanza di lavoro, se non proprio qui in Germania, da straniero. La mia era l’Italia del precariato ancora, non della disoccupazione. Il mio lavoro l’ho lasciato, non sono venuto a Berlino per un licenziamento o perché non trovavo lavoro. Anche perché venire a Berlino per cercare lavoro è pazzia, a meno di attività in ambito creativo o culturale. I tedeschi se la ridono vedendo arrivare ondate di Italiani, Greci, Spagnoli e Portoghesi. Qui a Berlino c’è la più alta disoccupazione del paese, meglio Monaco, Amburgo o Stoccarda. Nella Germania occidentale si parla del berlinese tradizionale in modo non molto diverso da come un milanese parlerebbe di un napoletano o di un romano, e men che meno verrebbero a cercare lavoro in Germania dell’Est! Qui giungono solo gli artisti.

Cosa fai ora?
Io ero stanco del clientelismo, della mancanza di merito e delle scarse possibilità di crescita della provincia. Non che non ci sia anche qui, anzi. Ma per lo meno è una sfida nuova e ho inseguito il mio lato creativo. Cambio di vita. La mia generazione purtroppo è quella che ci ha rimesso di più dalla situazione italiana, è troppo tardi per noi per pensare di rimediare ad una situazione che non si vuole cambiare in Italia.
Se avessi fatto quello che ho fatto a Ferrara e in Italia, qui da tedesco, sarei da tempo in un museo, in un’università o in un’istituzione culturale o pubblica a tempo indeterminato. Non è una lamentela, ma è una verità da considerare. Nell’Italia di oggi si spreca troppo, in ogni direzione e ancora di più in materiale umano. Tanto la classe dirigente fa studiare i figli all’estero e poi se li sistema come ha sempre fatto. È il male più grande del paese.
Io volevo mettermi alla prova e imparare una nuova lingua. Ero indeciso, a quel tempo, tra Berlino e San Pietroburgo. La Russia mi sembrò troppo fredda e necessitava di maggior burocrazia e rischi più alti. E poi, scoperta la creatività e il senso per la cultura berlinese, non ho avuto dubbi: era il posto giusto per esplorare la creatività e crescere. Ma consiglio scelte del genere solo se accompagnate da forti motivazioni o pregresse conoscenze della lingua molto buone. Hanno un costo alto.

L’Italia ora è problematica, ma all’estero si resta stranieri per lungo tempo, talvolta tutta la vita. Appena arrivato mi sono preso del tempo per studiare il tedesco. Poi, dopo pochi mesi, ho iniziato a insegnare italiano. Ho dovuto arrangiarmi e sacrificarmi. Qui pensano tutti di improvvisarsi a insegnare italiano solo perché è la loro lingua. Poi si scontrano con la realtà. Non è facile, io insegnavo già in Italia e mi ero abilitato al British Institute di Ferrara che è gestito dalla mia famiglia. Ho sempre continuato, ma poi ho dovuto fare anche altri lavoretti, che mi lasciassero spazio per la mia grande passione: la scrittura. A tempo perso scrivo di cultura per una rivista online di Roma o per Cafebabel, francese, ma con piccola redazione anche qui. Ora attendo di fare una “Ausbldung”, sto studiando perché mi interessa il giornalismo, ho scritto per anni in Italia, ma un altro meccanismo diciamo “complesso”, non mi ha mai permesso di diventare pubblicista. Il mio tedesco deve migliorare ancora, specie lo scritto. Il compromesso che ho trovato per il momento è quello di scrivere di Berlino, ma in italiano, è così che è nato il mio primo libro (“Come le Nuvole sopra Berlino”, Puntoacapo Editrice 2014, qui il booktrailer: https://www.youtube.com/watch?v=T6q4rve_rV0).

Cosa ti manca?
Forse il tempo, le estati lunghe italiane. Ma non mi manca nulla in realtà, è stata una scelta meditata a lungo, anche sofferta. I ferraresi lasciano con difficoltà la propria città, a meno che non la odino, non era il mio caso. Ho scelto un luogo che non fosse troppo lontano dalle mie radici e dalla famiglia. Torno spesso e continuo a seguire la vita della mia città, anche se da una distanza di cui sentivo il bisogno. E poi una parte importante dei familiari già fa avanti e indietro da qui.

Cos’hai trovato?
Ho trovato grandi sacrifici, più grandi di quanto potessi immaginare, ma anche un grande senso di libertà. Sono le sfide che ci permettono di conoscere meglio noi stessi, il mare aperto, molto meno la vita di porto. Tutto il mondo offre questo. Non solo Berlino. Ho un amico scrittore, Christian Försch (ne avevamo scritto qui http://www.listonemag.it/2014/04/17/christian-forsch-e-la-ferrara-in-giallo/, ndr), che ha fatto il contrario di ciò che ho fatto io: da Berlino vive a Ferrara con moglie e figli. Non credo direbbe qualcosa di diverso da questo.

Che cosa mangi questa domenica?
Non ho un programma fisso, e non mi pongo quasi mai il problema. Anche perché mangio davvero di tutto e sono molto curioso del nuovo, tuttavia ritengo sempre migliore la cucina italiana nel complesso, ha più tradizioni e attenzione al particolare di qualunque altra. In questo siamo tedeschi! Ecco, solo con gli insetti forse avrei qualche problema. Nella primavera berlinese tuttavia ci sono molti festival e sagre, quindi molto probabilmente patate di tutte le forme e cotture, Würst, Quark (formaggio fresco da abbinare in genere alle patate), e naturalmente birra, io amo particolarmente le Weizen e le artigianali. Hanno più gusto.

Con chi?
Anche qui dipende. La vita in una grande città non è come in provincia, dove si esce e si trova qualcuno. Qui si deve organizzare tutto giorni prima. Con i tedeschi è addirittura un’abitudine guardare l’agenda anche per la vita privata e te lo dicono, qui non suona offensivo, anzi. Non ho perso le abitudini ferraresi, ho alcuni ottimi amiche e amici tra tedeschi e italiani, una specie di sorella maggiore che è la mia famiglia adottiva tedesca con cui passo la maggior parte del tempo libero, poco in verità. Il resto è una marea di conoscenti di tutte le nazionalità, ma non li chiamerei amici. La situazione sociale e relazionale che avevo a Ferrara è irripetibile, un poco come la giovinezza.

In ogni caso questa domenica sarò con la famiglia, i miei cugini sono qui per un periodo.

Come trascorri questa domenica?
Saremo ad una sagra in un distretto a sud di Berlino, tra i Boschi di Dahlem dove c’è una fattoria biologica affiliata alla Frei Universität con un mercato storico nell’antico centro del paese (oggi un distretto sud della città). Magie berlinesi, si può essere in mezzo ai boschi anche restando in città.

Leggi un estratto da “Come le nuvole sopra Berlino”: http://www.radioemiliaromagna.it/programmi/racconti-autore/come-nuvole-sopra-berlino.aspx

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