Ci conosciamo da 15 anni e stiamo insieme da più di tredici. Ci è sembrato naturale rinnovare e ribadire il nostro progetto di famiglia formando un’unione civile. La recente legge che lo ha reso possibile non ci soddisfa e la consideriamo solo un primo passo verso la piena uguaglianza e dignità sociale e giuridica delle persone lesbiche e gay italiane. Infatti manca ancora molto al traguardo del matrimonio egualitario, del riconoscimento dei figli che sono nati nelle famiglie omogenitoriali, della possibilità di adottare e di accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita. Ma anche se tutto questo fosse acquisito, rimarrebbe ancora da sconfiggere il nemico peggiore: l’omofobia che permea la nostra società. Abbiamo voluto festeggiare la nostra unione insieme ai nostri amici e ai rappresentanti delle associazioni Circomassimo Arcigay e Arcilesbica, Agedo e Famiglie Arcobaleno, delle quali condividiamo l’impegno civile, presso il centro LGBTI di via Ripagrande 12. Confidiamo che alla nostra unione ne seguano tante altre, che la visibilità che la stampa locale ci ha dato possa allargare la cultura del rispetto delle differenze, e aiutare molte persone, soprattutto giovani, a fare coming out, ossia ad accettarsi e vivere liberamente e felicemente la propria omosessualità.

Henry Gallamini e Alessandro Zeri

Conosco Henry da molti anni, da quando ancora sognavo di fare l’architetto, da quando condivideva le mura amiche con un mio carissimo compagno di mille avventure universitarie e di vita. Conosco Henry da allora [diciamo poco meno di vent’anni per dare un senso ai capelli bianchi], Alessandro da meno e da sempre al fianco del suo compagno. Henry e Alessandro li vedi a distanza che sono fatti per stare insieme, tanto da rischiare di assomigliarsi pure, esteticamente intendo, sempre di più, ogni anno che passano insieme. Sono una bella coppia.

Sabato hanno fatto una cosa che finalmente hanno potuto scegliere di fare, come una coppia che sta insieme da tanti anni, amandosi da lungo tempo e condividendo giornate positive e giornate negative, come tante altre coppie.
Si sono vestiti in maniera simile, di tutto punto per l’occasione, hanno brandito i loro due bouquet identici e color arcobaleno, hanno chiesto a tutti noi di partecipare indossando qualcosa di fucsia e sono saliti per lo scalone del palazzo municipale, con dietro tanti amici che non sono voluti mancare all’evento.
Sabato hanno potuto scegliere di convolare a nozze, oppure, per dirla in maniera più corretta, hanno potuto usufruire di una legge che permette l’unione civile tra persone dello stesso sesso.

Sabato, Ferrara e con lei l’Italia intera, si è manifestata più civile e, consentitemi di dirlo, più evoluta: due persone che si amano possono decidere dinnanzi allo Stato di unirsi in una famiglia che duri per sempre.

Questa legge, che, voglio ricordarlo, permette di unire anche 2 conviventi di sesso differente, è un passo, non un traguardo, ma un bel passo di civiltà, di riconoscimento dell’unione che si fonda sull’amore e sul rispetto reciproco.
Sono stato orgoglioso, in quanto cittadino ferrarese e italiano, di partecipare alla prima unione civile aperta al pubblico, celebrata nella nostra città, anche se di eccezionale non dovrebbe avere nulla nel 2016.
Sono stato orgoglioso, in quanto fotografo anche di matrimoni, di poter ritrarre questo momento storico per Ferrara e non solo, e di farlo dinnanzi a due persone che si vogliono bene e decidono di vivere insieme potendolo sancire legalmente.
Sono stato felice di partecipare all’unione civile di Henry e Alessandro, e per questo gli perdono persino il buffet vegano che è stato offerto per festeggiare il lieto evento.

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