C’è un legame lontano e profondo che unisce la comunità renazzese alla storia di Bartolomeo Vanzetti. Il cittadino italiano emigrato negli Stati Uniti d’America che, insieme a Nicola Sacco, venne condannato alla sedia elettrica nel Massachusetts, il 23 agosto del 1927, per un reato che non avevano commesso. In uno dei processi che Vanzetti subì, a Plymouth, diverse testimonianze a favore dell’accusato provenivano da cittadini italiani, la cui origine era appunto la frazione centese. E a raccontare con la forza delle immagini quelle vicende, riproducendone le inquietanti atmosfere, è stata recentemente realizzata una pubblicazione, che si giova del contributo di tre disegnatori. All’interno di questo contenitore, dal titolo ‘La condanna di Vanzetti, ruolo e testimonianze degli emigrati italiani al processo di Plymouth’, promosso dal Comune di Cento, oltre a tre saggi a carattere storico, è presente infatti la graphic novel curata a sei mani da Elisabetta Barletta (http://www.listonemag.it/2015/06/13/elisabetta-barletta-e-le-sfide-nascoste-dietro-ogni-personaggio/), Simone Cortesi e Donald Soffritti (http://www.listonemag.it/2013/08/20/quando-i-progetti-seguono-la-scia-di-una-matita/). Un progetto dove coabitano tre diversi stili di disegno, riassunti sotto il titolo ‘L’amico Bart’. Ne hanno parlato proprio i tre protagonisti, domenica 19 giugno scorsa, in Sala Estense, nell’ambito dell’edizione 2016 del ‘FEcomics & games’.

«Quando ci hanno proposto di realizzare una graphic novel – ha spiegato Elisabetta Barletta – ci siamo resi conto che la sfida era grossa. Occorreva intanto un dettagliato lavoro di documentazione e, su questo aspetto, Donald è stato davvero un maestro. E poi noi siamo tre artisti diversissimi. Allora abbiamo lavorato in questa maniera. Io, essendo un po’ più libera, ho scritto il soggetto. Ci siamo quindi divisi trenta pagine complessive, in modo che ognuno ne curasse dieci e che la narrazione procedesse con un senso logico, pur nella diversità dei tre punti di vista. Io mi sono dedicata al processo, Donald alla ricostruzione dei fatti della mattina in cui Vanzetti era a lavorare con Beltrando, mentre a Simone è toccata la parte più introspettiva della storia. Cioè quella in cui sono raccontate le riflessioni più intime di Bartolomeo Vanzetti, pronunciate in prima persona. Umanamente è stata un’esperienza che ci ha uniti tanto».

Tre stili affidati ad altrettante tecniche espressive. La matita per Elisabetta, la mezza tinta per Donald e la china per Simone. Ognuno dei tre autori ha realizzato testi e disegni della propria parte di storia, mentre Elisabetta ha curato il soggetto e Donald l’editing finale. «All’inizio – ha continuato Donald Soffritti – anch’io ero timoroso per via del fatto che i nostri stili fossero differenti. Me ne accorgevo guardando le singole tavole. Ma un conto è vederle singolarmente, un altro è vederle tutte affiancate Reperire materiale storico, poi, è stato molto difficile. Ricordo di avere trascorso parecchio tempo a spulciare video d’epoca su Youtube. Una ricerca faticosa, ma con un risultato finale emozionante che mi ha lasciato soddisfatto. Dopo la rabbia per l’ingiustizia raccontata, passato il nervoso, arriva il momento di trasportare il sentimento su carta. E ogni tavola ha il suo spessore».

Soddisfazione anche da parte di Simone Cortesi che ha ammesso la bellezza dell’esperienza complessiva. «Un progetto – ha proseguito – che merita una particolare attenzione. Un buon lavoro è infatti quando si riesce a illustrare qualcosa che non è scritto. E, proporre attraverso il fumetto, una vicenda storica basata su fatti concreti, può essere interessante per i ragazzi che si approcciano a conoscerla».

La base sulla quale ci si muove, infatti, è la storia di un processo senza garanzie celebrato negli Stati Uniti d’America, nel secondo decennio del secolo scorso. A essere condannato per rapina, nonostante la testimonianza di chi sosteneva che in quella vigilia di Natale fosse occupato a vendere anguille, è l’anarchico Bartolomeo Vanzetti. «Noi abbiamo fatto risaltare – ha illustrato Elisabetta – alcuni personaggi chiave, come per esempio il procuratore Katzmann. Io, leggendo i verbali, mi sono accorta di quanto fossero stati messi in ridicolo i cittadini italiani, andati a testimoniare a favore di Vanzetti. Penso al caso della signora Fortini, padrona di casa di Vanzetti, ridicolizzata perché non parlvaa la lingua inglese».

Oltre ai disegni, nel volume sono presenti tre saggi, utili a contestualizzare le vicende narrate. ‘Sacco e Vanzetti: la fine di un breve sogno americano’ è opera di Luigi Botta. ‘Plymouth 1920: i testimoni bolognesi e ferraresi a favore di Bartolomeo Vanzetti’ è stato scritto da Ernesto R Milani. Infine ‘L’affaire Sacco e Vanzetti : storia di una manipolazione giudiziaria’ è il titolo del saggio di Andrea Speranzoni. La prefazione del libro è affidata a Giovanni Vanzetti, nipote di Bartolomeo.

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