Chi era Angelo Fiacchi? A Ferrara lo conoscevano tutti, e chi non lo conosceva ne aveva sentito parlare: era l’operaio di Sabbioncellino che da solo, nel giardino di casa, aveva costruito un osservatorio astronomico, e tutte le sere mostrava i pianeti e le costellazioni ai curiosi. Era il signore coi baffi che parlava in dialetto e spiegava in modo semplice la fisica e la biologia, che studiava i cristalli e amava far vedere a chi passava per un saluto reperti bizzarri, mappe e collezioni. Per il regista Giuseppe Di Bernardo Angelo Fiacchi era “Anzul delle stelle”, una biografia e una personalità straordinaria, assolutamente da documentare.

Il lavoro che porta questo titolo è stato proiettato ieri sera in anteprima a Ferrara, al cinema Boldini. Un sold out annunciato, dato il grandissimo affetto con cui i ferraresi ricordano Angelo, deceduto prima che le riprese fossero finite, nel luglio 2014. Per capire meglio lo sviluppo particolare di questo documentario, Listone Mag ha intervistato il suo autore.

Giuseppe, come ti sei imbattuto in Anzul?

Ho conosciuto Anzul nel novembre 2013 dopo aver letto su Listone Mag un bellissimo articolo di Fabio Zecchi. Incuriosito ho chiamato il giornale per mettermi in contatto con il redattore del pezzo, che in una chiacchierata all’ex Bar Rossi di via Ripagrande ha confermato l’impressione che avevo avuto leggendo. “L’osservatorio è veramente un luogo così bello?”, gli chiesi. Lui mi rispose che è uno dei posti più belli di tutta la provincia, un mondo incantato. E aveva ragione. Quando sono andato lì effettivamente ho avvertito una sorta di gap spazio-temporale. Andare da Angelo è stato come andare in un’altra dimensione. Con tutti quegli aggeggi tecnologici un po’ datati, un viaggio nel tempo per chi ama le suggestioni, o per chi conserva un certo senso del fantastico e del fantascientifico. Evoca personaggi della storia del cinema e della letteratura, come quello dello scienziato pazzo, storie in cui scienza e tecnica si intrecciano in modo ambiguo, con invenzioni che possono deragliare nel male e nella distruzione oppure salvare le persone.

Anzul come ha si è posto nei tuoi confronti? Ha accolto subito l’idea di essere ripreso e di realizzare un documentario oppure ci è voluto del tempo?

All’inizio ho avvertito una certa diffidenza. Lui non buttava fuori nessuno ma quando entravi ti faceva la radiografia. L’osservatorio era aperto a tutti, spesso diventava un vero e proprio luogo di convivio, di chiacchiere e di bevute, e proprio per questo lui doveva capire immediatamente chi aveva davanti. Non è stato proprio facile entrare in intimità. Aveva avuto una brutta esperienza con una troupe che gli aveva promesso non so cosa, in cambio dei quattrini, ma era stata una presa in giro. Un episodio spiacevole, un piccolo trauma. Me l’ha raccontato quando gli ho parlato del lavoro che volevo fare, essendomi presentato anche in modo abbastanza formale, un po’ per prudenza e un po’ per educazione. Dopo un po’ di tempo questi grumi si sono sciolti, quasi del tutto. Dico quasi perché sentivo – prima che venisse a mancare – che il nostro rapporto stava progredendo, nonostante nell’ultimissimo periodo Anzul fosse una persona anche aggravata dalla malattia. Quando il male è a uno stato così avanzato la sofferenza fisica ti cambia il carattere, ma nonostante le rudezze dovute al dolore lui è stato aperto fino alla fine, si sforzava di scherzare, di fare anche autoironia sulla propria sofferenza. Credo che, al di là del video, abbia apprezzato la discrezione con cui mi sono avvicinato.

Angelo Fiacchi, astronomo

Angelo Fiacchi, astronomo – Foto di Alejandro Ventura

Quando hai iniziato a girare? Avevi già in mente dove saresti voluto arrivare?

La prima intervista è dell’aprile 2014. Serviva per conoscere il personaggio ma all’inizio non avevo intenzione di usarla. Avrei voluto entrare quanto più possibile in una relazione di fiducia con lui in modo da poter diventare “invisibile” e potermi muovere liberamente, documentando ciò che succedeva. Volevo seguirlo quando costruiva, quando accoglieva le persone. L’intervista è uno strumento grezzo per personaggi come lui, il cui linguaggio preferito è quello del fare. Ma la situazione è precipitata nel giro di pochissimo, Anzul ha iniziato la chemioterapia una ventina di giorni dopo che ci siamo conosciuti. Per esempio l’aspetto comunitario dell’osservatorio non è riuscito a entrare nel lavoro, non avendolo potuto documentare.

Anzul a Sabbioncellino, la frazione di una frazione di un paese disperso nella campagna. Secondo te è un caso che un personaggio così sia nato e cresciuto lì oppure il contesto non avrebbe potuto essere diverso da quello?

Non poteva che nascere lì.  Sono spinoziano, per me esiste una certa necessità. L’individualità è calata in una serie di rapporti vincolati a un numero di possibilità. Siamo inseriti in una rete di rapporti, per sapere chi è un individuo bisogna capire in quale rete è stata innestata la sua vita. Su quale terreno è cresciuto. É fondamentale la terra che ti nutre, la lingua che parli, sono elementi che giocano l’individuo prima che lui riesca a giocare il proprio margine ristretto di libertà. Siamo molto più giocati rispetto a quello che crediamo di giocare e di giocarci. Lo insegna la storia della cultura del Novecento, una certa passività rispetto alle condizioni, con alcuni margini d’azione. Nessuno di noi vive nella libertà totale, e Anzul non poteva che in quei dintorni e avere un’estrazione contadina. La raffinatezza del suo ragionamento, la sua spregiudicatezza teorica avrebbero potuto pesare molto di più, se avesse avuto altri mezzi linguistici ed economici.

Lavoratori di canapa

Lavoratori di canapa – Courtesy Centro di documentazione del Mondo Agricolo Ferrarese di San Bartolomeo in Bosco

Cosa intendi quando parli di spregiudicatezza teorica?

Si avventurava in discorsi ben più grandi di lui ma lo faceva richiamando all’umiltà il genere umano, cercando di metterlo al suo posto nell’immensità dell’universo. Ce l’aveva molto coi presuntuosi che per ideologia o per partito preso non ascoltano i ragionamenti inverificabili e infalsificabili della cosmologia. É una questione di metodo scientifico: quando l’oggetto non è circoscrivibile non è studiabile, non è oggetto di verità. L’anima, il mondo e dio, per esempio, non potevano essere oggetto di conoscenza secondo Kant. Non li puoi accerchiare. L’attenzione al sapere e alla scienza in Anzul si bilanciava con l’urgenza dell’uomo che vuole avere delle risposte in questa vita. In un percorso scientifico tradizionale gli studiosi dedicano tutta la loro vita a un frammento della ricerca, spesso facendola avanzare di pochissimo oppure non riuscendo neppure a vedere in vita il frutto delle loro scoperte. Anzul aveva ansia di sapere e di conoscere. Non si faceva bastare la scienza, la considerava un punto di partenza ma non se ne sentiva vincolato. Si proiettava anche verso considerazioni che esulavano dal rigore scientifico, e non ne aveva paura.

Quale credi potrà essere la risposta del pubblico a questo lavoro?

Quando ho cominciato avevo in mente un lavoro abbastanza diverso, mi sono trovato di fronte a un bivio: continuare o no? Coi miei collaboratori ne ho fatto una sorta di punto d’onore, ma sapevo che non sarebbe stata la stessa cosa senza il protagonista. É chiaro che è il prodotto finito è diventato un piccolo monumento video, ma ci sono molte cose rimaste fuori che senza di Anzul non si possono più raccontare. C’è una certa tristezza. Chi conosceva il personaggio lo riconoscerà in questo lavoro. Non so che fortuna potrà avere in Italia in termini di pubblico, ma se ti interroghi su cosa sia la ferraresità, posto che a qualcuno possa interessare, una qualche risposta nella vita di Anzul si può trovare.

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Locandina del film, illustrazione di Alice Kinoki Previati

3 Commenti

  1. Antonio scrive:

    Avevo molte aspettative per il doc su Anzul, dopo aver guardato e riguardato il trailer, ma sono uscito dal Boldini con l’amaro in bocca. Il film ha una struttura grezza, è montato in modo poco curato ed approfondisce pochissimo la personalità, il lavoro di Anzul ed il ruolo ed i caratteri di moglie e figlio che gli gravitano attorno. Un’occasione mancata. Peccato!

  2. Massimo scrive:

    Raramente ho visto così tanto pubblico in Sala Boldini … da rendere necessarie 2 proiezioni nella stessa sera. Un grazie di cuore a Giuseppe Di Bernardo e Fabio Zecchi, per aver confezionato un ricordo così preciso, commosso e commovente di un’esistenza che … é stata poesia pura.

  3. Giovanni Pregnolato scrive:

    Qualcuno mi Sto arrivando! Indicare se ed eventualmente dove acquistare il DVD? Grazie

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