«Tutte le sere / sotto quel fanal / presso la caserma / ti stavo ad aspettar…»

Il tenero motivetto di Lili Marleen mi viene spesso in mente quando passeggio per via Cisterna del Follo nelle serate d’autunno. La nebbia avvolge nel silenzio case e passanti, la luce ovattata dei lampione contrasta con la sagoma scura ed imponente della vecchia caserma “Pozzuolo del Friuli”: per tante generazioni di ferraresi residenti nella zona, semplicemente la caserma. Molti di loro ricordano ancora con affetto i giovanotti in divisa che stazionavano a lungo davanti al portone per salutare le loro belle prima di rientrare, proprio come cantava la bella Marlene Dietrich. Si sa, in ogni tempo, tutto il mondo è paese.

Ma da oltre vent’anni i fanali delle torrette che guardano il perimetro della caserma sono spenti. Correva l’anno 1992 quando a Roma si decise che l’Esercito Italiano doveva riorganizzarsi: erano cambiati i tempi e crollati i muri, troppe caserme, troppi soldati. La guerra, pardon, la difesa moderna impone professionalità e mobilità d’impiego. A farne le spese fu, tra tanti, anche uno storico reparto ormai di casa a Ferrara: il 4° gruppo del 121° reggimento d’artiglieria contraerea, al quale subentrarono tra le mura di via Cisterna del Follo degrado e abbandono.

Il progetto di trasformare l’area militare dismessa in un enorme parcheggio con spazi di servizio al vicino Museo di Schifanoia e all’Università non è mai decollato, nonostante l’insistenza delle amministrazioni che nel frattempo si sono succedute a Palazzo Municipale. Solo dopo il sisma del maggio 2012 l’Agenzia del Demanio ha deciso di cedere gli immobili ad una nuova proprietà, la CDP Investimenti SGR del gruppo Cassa Depositi e Prestiti. Ora il recupero degli edifici, lento ma costante, è iniziato ma all’orizzonte non vi è ancora un vero e proprio progetto di riqualificazione. Sul sito internet di CDP si legge solo che vi dovrà essere realizzato un «complesso con prevalente funzione residenziale». La maggior parte dei ferraresi però non ne sembra molto al corrente.

Non sono pochi i cittadini che hanno lamentato, sulla stampa e sui social, l’esclusione dell’ex-caserma dalla lista degli «immobili pubblici di pregio del centro storico» dismessi dallo Stato che prossimamente verranno riqualificati grazie all’accordo con il Comune di Ferrara sottoscritto dai ministri Franceschini, Pinotti e Giannini a Palazzo Diamanti lo scorso 12 ottobre. Una “dimenticanza” che in realtà si spiega proprio con il passaggio di proprietà sopra menzionato, passaggio che non esime però i nuovi padroni dagli obblighi ereditati con una città che aspetta da tanti, troppi anni.

Listone Mag ha voluto saperne di più sul passato, il presente, ed il futuro prossimo venturo della caserma di via Cisterna del Follo. Abbiamo contattato la nuova proprietà che si è mostrata subito disponibile ad assecondare ogni curiosità concedendoci l’esclusiva di un reportage fotografico nel perimetro della piazzaforte.

Il ritrovo è fissato davanti al cancello che si apre sul retro della caserma, in via Scandiana, un tempo destinato all’ingresso e uscita degli automezzi. Qualche minuto speso in saluti e convenevoli con i rappresentanti di Revalo, Società di Property Service che cura la gestione dell’immobile per conto della proprietà, e ci siamo: si schiude finalmente alla nostra vista, deserta e silente, l’immensa piazza d’armi della “Pozzuolo del Friuli”.

Foto di Andrea Bighi

Qua il tempo sembra davvero essersi fermato. Sono passati ormai quasi vent’anni dalla partenza, nel 1997, dell’ultimo presidio militare rimasto di stanza tra quelle mura, ma il recente sfalcio delle erbe infestanti ha ridato un aspetto più che dignitoso all’esterno degli edifici. La sagoma snella, slanciata verso il cielo, della torre per le telecomunicazioni e quella più massiccia della grossa rampa per la manutenzione degli automezzi militari rompono il piatto panorama del piazzale. Stanno davanti a noi, come fossero sull’attenti, stimolando ulteriormente la nostra curiosità: non resta che mettere fuoco l’obiettivo e armarci di buona volontà…

La vastità e il silenzio di questi spazi, che nei secoli hanno visto passare duchi, monache e soldati, sono davvero impressionanti. Se date un’occhiata a qualche antica mappa di Ferrara scoprirete infatti che il terreno dove ora sorge la caserma “Pozzuolo del Friuli” ha una storia molto interessante. Al tempo degli Estensi era un immenso e rigoglioso giardino dove dame e cavalieri trovavano calma e ristoro nelle calde giornate estive passate alla vicina delizia di Schivanoia. Il nuovo governo pontificio ne fece poi degli orti che, ancora agli inizi del secolo scorso, lambivano la «stradetta polverosa che lungheggia quel tratto dei bastioni» dove erano soliti consumare la loro passeggiata prima di cena i personaggi dell’omonimo racconto firmato da Giorgio Bassani, nato e cresciuto proprio in via Cisterna del Follo. La costruzione della caserma, nei primi anni Venti del Novecento, stravolse totalmente il panorama campestre della zona mietendo anche un’altra vittima illustre: i chiostri dell’antico monastero di San Vito, già divenuto presidio militare in età napoleonica. Vennero progressivamente demoliti per lasciare spazio alle nuove strutture e la stessa sorte toccò, nel 1961, alla quattrocentesca chiesa con campanile che guardava Palazzo Schifanoia. Oggi al suo posto ci sono anonimi magazzini in disuso e dell’antico convento sono rimasti solo alcuni brandelli di muro inglobati nella recinzione della caserma, mattoni rossi e scuri visibilmente consumati dai secoli.

Courtesy Biblioteca Ariostea di Ferrara

Intorno alla piazza d’armi, come a disegnare un ideale ferro di cavallo, si stagliano tre grandi edifici che ospitavano ufficiali e soldati del 4º/121º. Decidiamo di fare subito visita al corpo centrale, quello che guarda su via Cisterna del Follo, già messo in sicurezza. “Fide itur ad astra”: il motto del reggimento campeggia ancora ben visibile nell’androne che conduceva agli alloggi degli ufficiali. Per i profani del latino significa “con la fede si arriva alle stelle”, parole che descrivono al tempo stesso spirito e storia del 121°, reggimento che si distinse sul fronte russo durante la Seconda Guerra Mondiale al prezzo di notevoli perdite: nomi e cognomi di ragazzi spesso poco più che ventenni, incisi sul bianco marmo delle lapidi che ornano le pareti d’ingresso alla caserma ferrarese. Insieme alla bellissima immagine di Santa Barbara, patrona degli artiglieri, sono le poche tracce rimaste di un passato nemmeno troppo lontano: dopo il passaggio di consegne tra Agenzia del Demanio e Cassa Depositi Prestiti, infatti, l’Esercito ha prelevato dall’immobile tutto ciò che ancora poteva essere utilizzato, comprese le due grosse ogive di artiglieria (proiettili ndr) che fungevano da paracarri al civico 10 di via Cisterna del Follo.

Foto di Andrea Bighi

Ora le stanze sono completamente spoglie di arredamenti, o quasi. Il silenzio è rotto solo dalle nostre voci e dagli scatti della macchina fotografica che coglie inediti particolari: un vecchio bancone da bar e un polveroso tavolo da biliardo. Qui passavano momenti di svago ufficiali e sottufficiali di stanza alla “Pozzuolo del Friuli”. Se le ricorda ancora bene, quelle interminabili partite a stecca, il signor Nino Bazzu. Sardo, capitano in congedo del 4°/121º, per lui la caserma è stata una seconda casa per oltre vent’anni di servizio passati nella città estense. Terminata la carriera militare a Padova è tornato a Ferrara per godersi il meritato riposo insieme alla consorte e fare il nonno a tempo pieno. L’abbiamo conosciuto quasi per caso, rincorrendo su internet commenti e post di ex commilitoni del 121º, grazie ad un comune amico.

Courtesy Nino Bazzu

Appena ha saputo della nostra intenzione di scrivere della caserma si è messo subito a disposizione condividendo foto e ricordi di una vita: «Alla “Pozzuolo del Friuli” ho passato i migliori anni della mia giovinezza», ci ha confessato mostrandoci le immagini della piazza d’armi brulicante di uomini e automezzi, schierati per le celebrazioni del 4 novembre. Il 4º/121º di Ferrara, racconta Nino, era una grande famiglia di oltre 600 persone. Molti erano ragazzi di leva e al termine della “naja” hanno lasciato il ricordo indelebile del loro passaggio incidendo il proprio nome sui mattoncini a lato degli ingressi di via Scandiana: vedere per credere.

I nomi incisi nei muri vicino all'ingresso di via Scandiana

I nomi incisi nei muri vicino all’ingresso di via Scandiana – foto di Andrea Bighi

Ma c’erano anche ufficiali e sottufficiali “di carriera”, come Nino appunto: «La caserma – ricorda – non era grandissima e faceva sentire i suoi anni: nel 1967, quando arrivai a Ferrara, le camerate della truppa erano ancora prive di riscaldamento. Molti soldati erano quasi analfabeti, altri parlavano solo dialetto: venivano organizzati percorsi scolastici per consentire il conseguimento della licenza elementare». Poi con il passare degli anni le cose migliorarono notevolmente anche se la routine giornaliera era sempre la stessa, scandita a suon di tromba: «La sveglia suonava per tutti alle 6.30 del mattino, poi soldati e ufficiali dovevano recarsi all’adunata in piazza d’armi delle 8.00 per l’alzabandiera. La nostra giornata – racconta Nino – proseguiva con le esercitazioni fino alle 17.00, salvo una pausa per il pranzo, poi cena e libera uscita fino alle 23.00, ma tutti rigorosamente in divisa. Non si poteva tardare di un minuto, salvo permesso del comando, perché alle 23.30 suonava il silenzio e bisognava essere in branda».

Foto di Andrea Bighi

Durante la giornata il tempo della truppa era occupato dalle esercitazioni militari e dai lavori di manutenzione delle armi in dotazione – fucili e cannoni antiaerei da 40/70 con puntamento radar – e al parco automezzi. Tutto doveva essere in ordine per le esercitazioni di tiro che il gruppo svolgeva spesso, al poligono marino di Foce Reno, nei pressi di Casalborsetti. «Partecipavamo anche ad esercitazioni congiunte sotto le insegne della Nato sul fiume Tagliamento, al confine con la Jugoslavia – prosegue l’ex capitano –, mentre nel 1986 ricordo che fummo inviati in Sicilia a presidiare le coste dopo l’attacco missilistico, fortunatamente innocuo, che il dittatore libico Gheddafi aveva lanciato su Lampedusa (“Operazione Girasole”, ndr)». Nino era il “fotografo” ufficiale del reparto e conserva di quei giorni scatti bellissimi, ma le sue informazioni sono state molto importanti anche per orientarci all’interno della caserma.

Foto di Andrea Bighi

Terminato il sopralluogo nell’immensa struttura centrale, facciamo capolino nelle caserme che chiudono a destra e sinistra l’immenso piazzale dove svetta ancora, seminascosta da alcuni alberi, l’asta dove ogni mattina si consumava il rito dell’alzabandiera. L’intero complesso militare venne inaugurato nell’ottobre 1930 per alloggiare degnamente i reparti del 6º Reggimento “Lancieri d’Aosta”, ormai stretti negli angusti spazzi della vetusta caserma di San Vito. La caserme laterali non hanno lo stesso pregio architettonico del corpo centrale, vi erano un tempo e vi sono ancora uffici e camerate per la truppa: a destra, sul retro di Palazzo Schifanoia, erano gli alloggiamenti dei soldati del 4º/121º Artiglieria Contraerea Leggera; a sinistra, con le finestre che guardano i bastioni delle mura estensi, erano sistemati invece i soldati della 7ª Batteria Missili. Un reparto “speciale” che, ci ha spiegato Nino, aveva base operativa a Trecenta, in Veneto, ed operava prevalentemente in ambito Nato. L’enorme murales con il logo del gruppo – un immenso missile puntato verso il cielo – accoglie il nostro ingresso nel caseggiato ancora in fase di restauro che guarda Viale Alfonso d’Este.

Foto di Andrea Bighi

Nei corridoi interni troviamo invece i loghi della Nato e tanta sporcizia, testimone del ventennale abbandono. Porte sfondate, lavandini e vetri rotti fanno intendere che dopo la partenza dei militari ben altri inquilini hanno occupato questi spazi, per nulla intimoriti dagli ormai innocui avvertimenti affissi all’esterno della caserma: «ALT! DIVIETO D’ACCESSO – SORVEGLIANZA ARMATA». Nelle stesse condizioni si trovava, fino a pochi anni fa, un po’ tutto il plesso militare come ben documenta su YouTube un filmato realizzato nel 2010.

Gli autori hanno giocato molto sull’atmosfera “horror” della caserma abbandonata, ma il vero orrore lo hanno provato soprattutto coloro che tra quelle mura hanno passato anni indimenticabili della loro gioventù. Non ultimo Nino Bazzu che ci ha salutato con queste parole: «Qualsiasi cosa abbiano in mente di fare la dentro, spero che i lavori partano presto: vedere in quello stato il posto dove hai trascorso gli anni migliori della tua vita non è facile, ogni volta che passo da quelle parti mi piange davvero il cuore». Un auspicio condiviso da tutta la città di Ferrara, che non ha mai dimenticato la presenza allegra e cordiale dei ragazzi del 4°/121°.

Tra ricordi e scatti fotografici anche il tempo a nostra disposizione ormai è quasi volato, ma c’è ancora abbastanza luce per immortalare le vie adiacenti la caserma dall’inedita prospettiva offerta da una vecchia torretta di guardia. La nostra visita termina definitivamente presso la “Cavallerizza” di via Scandiana, immenso capannone in stile Liberty che offriva un tempo riparo a veicoli, salmerie e gruppi elettrogeni utilizzati dalla guarnigione dell’attigua caserma. Oggi è uno spazio vuoto, completamente vuoto: per darvi un’idea delle dimensioni potrebbe tranquillamente contenere un campo da calcio.

Foto di Andrea Bighi

Foto di Andrea Bighi

Che cosa ospiterà in futuro l’ex sito militare? Al momento non è ancora dato a sapersi con certezza di particolari. Sta di fatto che gli immobili da noi visitati sono sottoposti a vincolo da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed inclusi da tempo nel Piano Unitario di Valorizzazione del Comune di Ferrara. In passato però, come sappiamo, è mancato il placet dello Stato a intervenire concretamente. Ora, invece, pare che le cose stiano cambiando ed anche in Municipio si percepisce una certa impazienza: «Recentemente – spiega l’assessore Roberta Fusari (Urbanistica) – abbiamo avuto un primo incontro con i progettisti di Cassa Depositi Prestiti che hanno illustrato alcune ipotesi di fattibilità, attendiamo di valutare con attenzione il progetto di trasformazione dell’ex-caserma: se tutto va bene procederemo poi al cambio di destinazione d’uso ed i lavori potranno finalmente decollare». A questo punto non resta che incrociare le dita e prendere esempio dal soldato della celebre canzone tedesca citata in apertura, nell’attesa che «sotto quel fanal» arrivino davvero presto dolci novità.

Foto di Andrea Bighi

27 Commenti

  1. nvf scrive:

    bravo davide! la caserma di via scandiana però è cosa nostra

  2. Maria montanari scrive:

    Bravi bello l’articolo , belle le foto ed anche il filmato …. siete tutti speciali …. qui si trova sempre qualcosa in più. … complimenti!!!

  3. Anna Paola Bonazza scrive:

    Molto belli gli interventi su questo luogo della nostra bellissima città. Sono stata per 5 anni in collegio: Sacro Cuore , via Borgo , Sotto , dal 1964 al 1969 e ho un fantastico ricordo della Caserma e dei ragazzi che innocentemente (altri tempi!!!) scambiavano una parola, un saluto , uno sguardo…. con noi ragazze attraverso una finestra che dava sulla strada.

  4. Florio Piva scrive:

    Non posso che rallegrarmi con tutti coloro che hanno collaborato per donarci questo bel pezzo. Dei trascorsi della Caserma Pozzuolo del Friuli, credo che tutti i ferraresi di una certa età, ne siano al corrente e qualcuno, pensando alla “leva”, avrà avuto sicuramente qualche attimo di commozione.
    Anch’io l’ho avuto, anzi , l’ho ancora qui, il magone che non mi passa. Sapete perché non mi passa? Perché credevo di trovare anche due righe dedicate al II° Battaglione dell’ 82° Rtg. Ftr.,che anch’esso fu di stanza nella stessa caserma.negli anni ’50. Io ero S.Ten. di prima nomina al comando del plotone pionieri (posa e rimozione campi minati) nei primi 6 mesi del 1954.Guardando l’entrata, nel bellissimo filmato, mi sono rivisto quando montavo di picchetto! Quel biliardo impolverato poi, dove con i colleghi mi sono giocato innumerevoli caffè presi a quel banco semidistrutto mi fa gli occhi lucidi.. L’82° Rgt. Ftr.. verso la fine del ’54 (io ero già congedato), fu mandato in missione al confine con la Jugoslavia per tensioni internazionali sorte per Trieste.Credo che siano fatti non dimenticati. Il compito era molto importante, in quanto si trattava di presidio militare armato sempre all’erta.
    Il mio desiderio è completare questo bellissimo racconto con il ricordo del mio Btg.,che fu anch’esso protagonista di questa storia.. Vi ringrazio per l’opportunità

  5. Paolo Paoletti scrive:

    Grazie per l’articolo, sono stato in quella caserma per qualche mese, poi la prima guerra del Golfo cui trasferito, però ricordo con affetto i miei amici, e i ferraresi ci hanno ospitato sempre bene, vedere la foto della caserma ridotta così, stringe il cuore, spero in un suo recupero, sarebbe una bella scuola, come lo è stata per noi scuola di vita.

  6. Pietro Carella scrive:

    Bellissimo servizio che mi ha riportato indietro nel tempo. Ho fatto anch’io la carriera militare per otto anni e sono arrivato a Ferrara nel 70 , poi mi sono congedato nel 1974. Tra l’altro conosco personalmente il sig. Nino Bazzu e Alfredo Valente. Mi è dispiaciuto tantissimo quando hanno chiuso la caserma, perché lì ho passato quattro bellissimi anni della mia gioventù. La cronistoria è dettagliata e bellissima. L’unica nota stonata sono le foto piccolissime, (forse su Fb non si aprono ). Grazie per il regalo che mi avete fatto. Pietro Carella ex sottufficiale del 4 /121.

  7. Gianni Menduni scrive:

    Vederla così, dopo averla vissuta x il periodo della leva, mi si stringe il cuore. Facevo parte del 9^ 86 e quello è stato uno dei periodi più belli della mia vita. Sempre nel cuore…

  8. Tommaso scrive:

    Molto interessante, complimenti. Mio nonno co lavorava come impiegato civile.

  9. Andrea scrive:

    Bellissimo articolo. Un servizio fatto con l’intenzione di far conoscere, trasmettere nozioni, conoscenze ed emozioni.
    SI vede che è fatto col cuore e non solo perché qualche capo redattore ti ha detto di riempire una pagina web con un testo di 2500 caratteri.
    Ottima l’idea di accompagnare il testo con le foto di Andrea Bighi. Veramente “documentaria” l’impaginazione articolata fra foto e testo.
    Bravi, veramente bravi.

  10. Stefano Balboni scrive:

    Ho fatto parte della “famiglia” del 4/121 nel 1990, quale artigliere del 9/89. L’articolo mi fa emozionare, scritto benissimo e ben argomentato. Mi piacerebbe entrare tra quelle mura ancora una volta, dato che abito ben vicino. Una sola precisazione: non mi pare che sia stata completamente chiusa nel 1997 come citato nell’articolo, ma un solo anno dopo la chiusura del 4/121, ovvero a fine 1993… Ancora complimenti. Caporale in congedo 9ska 89 Stefano Balboni

  11. Desidero ringraziare il signor Davide Nanni per il bell’articolo che ha realizzato sulla caserma, che per me, tra il mese di giugno del 1967 e il mese di giugno 1968, è stata la mia Casa.
    Ringrazio,inoltre, il mio amico e commilitone, Nino Bazzu che, per tre anni, mi ha sopportato, per la mia loquacità, prima tre mesi a Viterbo, poi circa 19 mesi alla SEMAca-STElA di Roma Cecchignola ed infine per circa 12 mesi in questa Caserma.
    Arrivammo, Nino ed io, a Ferrara, per la prima volta, intorno alle ore 11 antimeridiane, in caserma ci aspettavano. Noi, sergentini appena ventenni, dovevamo essere presentati al Comandante del Gruppo, allora III° del 18° Reggimento di artiglieria contro aerei. L’Ufficiale di Picchetto ci accompagnò all’ufficio dell’aiutante maggiore e, dopo i rituali passaggi burocratici, fummo ricevuti dal Comandante del Gruppo, Maggiore Mortara. Il signor Comandante Mortara, dopo un cordiale saluto di benvenuto, ci augurò un “Buon Lavoro”.
    Assegnati rispettivamente alla 9^ Btr. Nino e alla 12^ Btr. il sottoscritto, iniziammo, proprio quel giorno, il servizio di sottufficiale, tecnico di Centrali di tiro contraereo (CT40G). Fino ad alcuni giorni prima, eravamo stati: per dodici mesi allievi sergenti e dopo per altri dodici mesi circa Sergenti allievi. Alcuni gioni dopo, arrivò in caserma, sempre dalla Semaca-Stela, un altro nostro commilitone, Ricciardone, anch’egli del nostro stesso corso (30° Scaglione) che venne assegnato alla 7^ BTR. Missili. Alla Sig.ra Anna Paola Bonazza, che saluto, ricordo che ero uno di quei sergentini che chiacchieravamo dalla finestra della nostra cameretta, che guardava il vostro collegio. Con alcune di voi, la domenica, andavamo al “AFRO” club, nei pomeriggi danzanti. Nel 1970, in viaggio di nozze, dopo circa due anni dal congedo, venni a salutare i colleghi. Nel 2000, insieme ai miei congiunti, dopo trent’anni, ritornai a rivedere la “mia” caserma. La delusione e l’amarezza fu tanta da rattristarmi, per almeno una settimana. Il degrado che imperava nella “nostra” caserma mi rimase impresso, nella mente per almeno un anno. Ringrazio ancora Davide Nanni, per il suo amore verso la Storia e per aver fatto rivivere, nella mente di chi come me, ha vissuto un periodo in quella bellissima Caserma di via Cisterna del Folle, Pozzuolo del Friuli.

  12. Domenico Gallisai "il gallosauro" scrive:

    Ogni volta che si parla di questo argomento mi viene una morsa al cuore piena di nostalgici ricordi, grazie alle persone che ogni tanto ci fanno questi regali ma vi assicuro che per un pò stiamo proprio male. Io sono arrivato a Ferrara nel giugno 1974 all’eta di 18 anni in qualità di Sergente AS specializzato trasmissioni Radio Marconista ed ho trascorso in servizio presso la caserma 15 anni della mia vita, che non potrò mai dimenticare. Nel 1989 sono stato trasferito a Sassari dove ho preso servizio presso il comando della Gloriosa Brigata “Sassari”.
    A Ferrara ho trascorso gli anni della mia giovinezza e non è un modo di dire, ma la realta, essendo uno dei pochi specializzato nelle trasmissioni ho vissuto intensamente il reparto in quanto sempre presente in tutte le attività operative e quindi anche il tempo è passato in maniera troppo veloce. Concludo questi miei ricordi sperando che la struttura venga utilizzata per altri scopi e che scompaia il degrado a cui è stata sottoposta. Un abbraccio a tutti gli amici e colleghi con cui ho trascorso una parte importantissima della mia gioventù.

  13. Francesco Paolo Taratufolo scrive:

    Ho trascorso a Ferrara, nella caserma Pozzuolo del Friuli, sei mesi del periodo di leva militare in qualità di S.Ten. Dopo essermi congedato nell’ottobre del 1970 sono ritornato a Ferrara ancora due volte ed ho voluto ripassare davanti la caserma. I ricordi di gioventù sono riaffiorati sempre con tanta nostalgia. L’ultima volta proprio nello scorso novembre del 2015, a quarantacinque anni dal congedo.
    La struggente malinconia di quella caserma si tocca con mano. Lo stato di abbandono e degrado interno non sono visibili agli sguardi esterni ma se ne avverte la presenza già dalla pedana spaccata della pericolante e lesionata garitta di ingresso, Che pena!
    Riecheggiano ancora i colpi di tacco del saluto militare….. Veramente un colpo al cuore guardare la nostra caserma ridotta nello stato di totale e spettrale abbandono.
    Da quanto è dato capire leggendo qua e la, alla base di questo scempio vi sono beghe di carattere burocratico che non hanno consentito finora di trovare la soluzione definitiva per la Pozzuolo. Esorto le competenti istituzioni regionali e cittadine della meravigliosa Ferrara a cercare una soluzione dignitosa per la destinazione d’uso della imponente struttura militare. Spero di poter tornare ancora a Ferrara e trovare l’area della ex caserma adibita a fini sociali e di svago per i bambini. Saluti agli amici con cui ho condiviso la permanenza estense.

  14. Andrea Barbi scrive:

    Salve, non vi nascondo che mi sono commosso leggendo i vostri commenti. Non si può non essere empatici in certe occasioni. Io ho abitato in una trasversale di via Scandiana, via del Mellone, durante i miei primi 2 anni di università a Ferrara. Subito dopo palazzo schifanoia sulla sinistra e parcheggiavo sempre la mia auto proprio di fronte all’ingresso degli automezzi della caserma. Mi ha sempre affascinato quell’edificio e vi ringrazio per le preziose informazioni. Non ho però capito se la struttura è pericolante, visto che si parlava di messa in sicurezza. Non ho inoltre capito se la caserma è considerata un patrimonio architettonico del centro storico di Ferrara. Sperando in una vostra risposta vi auguro un buon lavoro.

    • Eugenio Ciccone scrive:

      Buongiorno Andrea. La struttura è stata messa in sicurezza perché alcune parti presentavano crepe importanti dopo il sisma del 2012 ma non è “pericolante”, anche se inagibile al pubblico da molti anni perchè inutilizzata. Sempre nel 2012 l’Agenzia del Demanio ha ceduto l’immobile ad una proprietà, la CDP Investimenti SGR del gruppo Cassa Depositi e Prestiti. Non è dunque di proprietà del Comune di Ferrara anche se credo sia riconosciuto come patrimonio architettonico da salvaguardare in futuro, qualunque progetto venga attuato al suo interno.

  15. michele scrive:

    menegatti michele 1/89 quanti bei ricordi in quella caserma e quanti amici, ero autista e cio ancora tutte le foto. grazie per avermi fatto rivivere tante emozzioni..

  16. fabio c. scrive:

    Salve a tutti,
    Complimenti per la pagina dedicata alla caserma di ferrara.
    Da tempo che cerco ex commilitoni del 6/87 ed ho creato una pagina in fb con foto di gruppo.
    Ricordo che qualcuno era di ferrara.
    A presto, Fabio da Brindisi

  17. Luigi scrive:

    sono un ex ragazzo del 70’ che all’alba di una mattina di Ottobre del 1991 fu portato con un treno speciale dell’esercito da Albenga a Ferrara. Quella mattina c’era la nebbia e può immaginare che impressione fecero quei palazzi rinascimentali avvolti nella nebbia a tanti ragazzi che la nebbia non l’avevano nemmeno mai vista. Venimmo accolti in modo formale da militari anziani e sottoufficiali che non aspettavano altro che l’arrivo dei nuovi. Di quei modi formali ci abituammo subito, anche perché fuori dalla caserma era molto peggio. La caserma, la “Pozzuolo del Friuli”, eravamo in tanti nella caserma suddivisi per batterie e il destino, o chissà quale mente o sistema diabolico, voleva che in quella caserma arrivassero ragazzi da tutta Italia oltre che qualche raccomandato di Ferrara e dintorni. Questa pluralità di appartenenza a varie regioni faceva sì che gioco forza bisognava conoscersi, frequentarsi, assecondare, sopportare, ma soprattutto diventare amici, amici veri almeno per il periodo che si condivideva il servizio di leva perché erano in tanti quelli che non potevano ritornare a casa né di sera, né durante il fine settimana, allora i due giorni successivi all’incasso della decade eravamo tutti fuori a mangiare qualcosa di diverso da quello che passava la mensa e lo spaccio, per il resto dei vent’otto giorni del mese tutti in caserma o al massimo una bella passeggiata tra le vie del centro in rigoroso silenzio. La caserma era bellissima ma soprattutto pulitissima non stonava per niente tra quei palazzi molto più importanti se non fosse per i rumori che producevamo con i nostri mezzi. Era pulita perché i Signori Ufficiali e Sottoufficiali non trovavano altro da farci fare che pulire, così per ogni avvenimento, per ogni ricevimento o festa tutto era precisamente e scrupolosamente a posto ma soprattutto, tutto era pulito, i pavimenti del comando, dei circoli, dello spaccio e delle camerate venivano lucidati a cera, sui passamani e le scalinate non vi era traccia di polvere e sul piazzale che in ogni angolo ospitava mezzi e cannoni non vi si trovava una foglia. Era bellissima la caserma, come bellissima è la città che ci ospitava e che giorno dopo giorno scoprimmo ed imparammo ad amare nonostante quei modi che per noi giovanissimi potevano sembrare freddi e troppo formali. E’ bella Ferrara e merita tutto il prestigio e le riconoscenze che negli anni gli sono state accreditate e con questo ricordo, io che nasco e vivo in una Città d’Arte come Lucera, ne ho parlato con amici, con la famiglia e con tutti coloro con i quali mi capitava di parlare di quegli undici mesi passati a Ferrara. Né ho parlato con mia moglie e con i miei piccoli figli così ieri tornando da un viaggio e scendendo da Milano gli ho proposto di fermarci a pranzare a Ferrara. Con entusiasmo tutti hanno accettato è così a Bologna ho imboccato direzione Padova e sono arrivato dopo sedici anni nella mia Ferrara. E’ inutile a dirlo, sarei voluto andare direttamente a vedere in che stato era la caserma, in quanto sapevo che il 7°/91 era stato uno degli ultimi scaglioni a congedarsi in quella caserma prima della chiusura, ma sbagliando strada mi sono trovato nelle immediate vicinanze del castello violando sicuramente il perimetro a traffico limitato.
    Così ho dato precedenza alle bellezze di interesse storico e culturale e ho mostrato alla mia piccola famiglia quello che fino a quel momento mi avevano soltanto sentito raccontare. Entusiasti e individuato il primo week-end utile per poterci ritornare con più calma siamo andati a pranzare in un ristorante nei pressi del palazzo della comunità Ebraica, e lì tra una portata e l’altra ho chiesto informazioni circa lo stato della caserma. Il gestore mi ha riferito che ormai era in stato di abbandono e che in seguito a dei problemi tra il Comune e il Demanio non si riusciva a trovare una soluzione che potesse rendere disponibile l’area ai cittadini, lo stesso ormai anziano mi raccontava con nostalgia degli anni in cui la caserma ospitava i soldati e soprattutto del piacere che aveva nell’ascoltare a tarda serata il suono del silenzio fuori ordinanza che echeggiava nel quartiere in saluto dello scaglione congedante. Pagato il conto, sempre un po’ più salato che in altri posti di Italia, mi sono recato alla caserma e sconcertato ho visto che lo stato di abbandono di cui parlava il ristoratore non era un modo di dire, le erbacce e chissà quanti altri parassiti hanno coperto ogni angolo dell’immobile, in pochi secondi mentre cercavo di guardare attraverso le fessure, lo stato interno dei luoghi, sia del cancello principale che da quello della porta carraia sono stato aggredito dalle zanzare, ho visto la caserma come il Titanic sotto l’oceano, posso garantire che chi ha conosciuto lo splendore di quella caserma vederla in quello stato non si può porre degli interrogativi oltre che sentire immenso dolore.
    Come il Comune e il Demanio ha potuto far trascorrere tanto tempo senza trovare un intesa sull’utilizzo di tale area?
    Come si può trascurare che Ferrara per centinaia di migliaia di ragazzi Italiani è stata conosciuta non attraverso i libri di Storia ma attraverso la residenza forzata in quella caserma?
    Come non considerare che migliaia di quei ragazzi che ieri erano ospiti forzati della vostra amatissima Città oggi possano essere i visitatori attenti e maturi con l’aggiunta di famigliari e amici e portatori quindi di denaro, movimento e ricchezza nei vostri alberghi, nei ristoranti, nei vostri musei?
    Come non pensare che quei ragazzi di ieri possano aver voglia di poter trovare in quella area qualcosa di ancora vivo, che non siano insetti e erbacce, e che gli stessi non abbiano voglia di poter visitare se pur una piccola parte di quei luoghi?
    Questi interrogativi, Illustrissimo Direttore, mi consenta di rivolgerli alle menti pensanti della Vostra amatissima Città attraverso Lei, non fosse per altro, che per l’attenzione e la prontezza che i giornali locali prestano a queste situazioni e perché mi auguro che questo problema lo avrà già affrontato e sarà stato in questi anni più di una volta sollevato.
    Non è in maniera più assoluta, mia volontà polemizzare, ma mi sembra doveroso evidenziare certe situazioni cercando di ricevere delle risposte. Mi farebbe piacere magari essere informato su eventuali evoluzioni del caso.
    Distinti Saluti.
    Lucera, 08 Settembre 2008.
    Antonetti Luigi Antonio
    7° Scaglione 1991
    121° Reggimento Artiglieria c/a l
    4° Gruppo Artiglieria Contraerea Leggera
    14° Batteria
    Caserma Pozzuolo del Friuli – Ferrara

    Quanto sopra riportato è stato inviato ad una giornale locale senza alcun riscontro. Mi complimento per quanto da Lei scritto e per il servizio fotografico.
    Saluti
    Antonetti Luigi Antonio

  18. nicolino scrive:

    salve ho vissuto 11 mesi straordinari come leva militare 1° scaglione 85 a veder questo video mi rimpiange il cuore ringrazio il Sig. brighi di avermi dato l’oppurtinità di rivivere vecchi ricordi GRAZIE

  19. paolo scrive:

    5° scaglione 87 ricordo indelebile…..vedere tutto questo mi intristisce….tanti ricordi, e forse dove sono stato forgiato uomo. caporale istruttore urbani paolo roma

  20. NICOLA LAMBERTO scrive:

    Ringrazio Davide Nanni per il fantastico articolo scritto ed il fotografo Andrea Bighi per le magnifiche foto della caserma Pozzolo del Friuli dove nel 1965-66 ho trascorso 6 mesi da ufficiale di complemento prima di andare in congedo. 37° corso AUC fatto a Sabaudia e proveniente da Bologna dalla caserma di via delle due Madonne.
    Nicola Lamberto

  21. Sergio Pollastro scrive:

    Sono tornato a Ferrara da turista. Ovviamente la visita alla caserma era d’obbligo avendoci fatto il militare (sottotenente complemento) da gennaio ad ottobre 78. Grazie per l’articolo e le foto. Pochi i nomi che ricordo: Angiuli, Diodati, Imbimbo. Erano militari di carriera.

  22. Rino Felletti scrive:

    anche io ho trascorso il periodo da giugno 68 ad aprile 69 proveniente dal 18° corso A.C.S. di Sabaudia, in quel periodo non era IV gruppo 121° ma 18° IV gruppo ero al Reparto Comando con il Cap: Ruocco e dispiace molto vedere la caserma in queste condizioni.

  23. stefano scrive:

    Purtroppo è la condizione di moltissime ex caserme, edifici collocati in siti spesso pregevoli ed in condizioni originarie altrettanto rimarchevoli…..peccato davvero perdere questo patrimonio. E non si può sempre sperare siano l’Università o qualche altro ente a recuperare questi pezzi di storia.

  24. Alessandro Giannini scrive:

    Credo di essere stato veramente uno degli ultimi a lasciare la caserma..Facevo parte di un piccolo gruppo del 4/92 del 4/121, eravamo stati tirati a sorte per restare e “smantellare la caserma”; ricordo che eravamo praticamente sempre di servizio ( guardie settimanali ) e non calcolo quanti fucili siamo stati chiamati a ripulire smontandoli e rimontandoli…12 mesi sono stati lunghi ma tutto sommato li ricordo con piacere.A Luglio 92 mi trasferirono a Bologna per il congedo ma avrei preferito farlo alla Pozzuolo del Friuli.
    Sono Toscano oggi di nuovo a Ferrara e non ho potuto fare a meno di scrivere dopo aver letto l’articolo.
    Un saluto
    Alessandro Giannini

Lascia un commento

Prima di lasciare il tuo commento, ricordati di respirare. Non saranno ospitati negli spazi di discussione termini che non seguano le norme di rispetto e buona educazione. Post con contenuti violenti, scurrili o aggressivi non verranno pubblicati: in fondo, basta un pizzico di buon senso. Grazie.