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Palazzo Panfilio oggi, celato dietro l’enorme Palazzo Cavour

Angolo Viale Cavour e Corso Isonzo. Di solito la gente qui si ferma solo perché si trova davanti ad grande incrocio col semaforo perennemente rosso. Le macchine, le biciclette e i pedoni cercano di passare il più velocemente possibile, anche perché in questo angolo di città, all’interno delle antiche Mura rinascimentali di Ferrara, sembra non esserci niente per cui valga la pena fermarsi. Ma qui ci si sbaglia di grosso. Nascosto dietro uno immenso scatolone condominiale costruito negli anni ‘50 e chiamato con grande creatività Palazzo Cavour, è nascosta una costruzione antica e particolare di cui gran parte dei ferraresi hanno perso memoria.

È soprattutto per questo che siamo qui a scrivere questo articolo. Vogliamo farvi conoscere un palazzo realizzato alla fine degli anni ’20, alla soglia della grande depressione americana che a Ferrara forse neanche si è sentita, tanto era lontana.
Vogliamo farvi conoscere il bellissimo Palazzo Panfilio, nome preso dal grande canale Panfilio, così chiamato a sua volta in onore di Papa Innocenzo X Panfili, che un tempo scorreva proprio dove ora si trova Viale Cavour. Nei tempi antichi era un largo e profondo canale, navigabile da Pontelagoscuro e che portava dritto nel fossato del Castello Estense.

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Facciata di Palazzo Panfilio, negli anni ’30

In perfetto stile art déco, molto in voga in quegli anni nelle grandi capitali europee come Parigi, Roma e Milano, il palazzo veniva ricordato dai ferraresi come “l’organo di Ferrara” per le sue lunghe linee verticali parallele che sostenevano i terrazzi della facciata frontale.

Costruito dal professor Giacomo Diegoli nel 1927, ma in realtà progettato a quattro mani con il fratello Federico, ebbe subito successo fra “le persone bene” della città. La sua celebrità era soprattutto dovuta alla presenza al suo interno di un lussuoso caffè-pasticceria, fondato dai fratelli Guglielmo e Federico Azzolini che gli affiancarono anche un rinomato e raffinato ristorante, uno dei pochi nel suo genere in città secondo solo forse all’Hotel Europa, e a una grande sala da ballo dove venivano organizzati balli e feste signorili.

L’atmosfera all’interno del palazzo era da sogno: le sale erano riccamente decorate da stucchi floreali, colonne, fronzoli di tutti i tipi e vetri finemente lavorati.

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Palazzo Panfilio da Viale Cavour

Fallito nel dopoguerra come luogo di ritrovo, il Palazzo Panfilo ebbe negli anni successivi una sorte davvero sfortunata: negli anni ’50, quando l’ufficio delle belle arti non era efficiente come oggi, si approvò il progetto di edificazione di un enorme condominio nel grande giardino antistante che come una grande quinta teatrale ha nascosto per sempre la facciata dell’antico palazzo a chi transita per Viale Cavour.

Rimane a vista solo una piccola porzione su Corso Isonzo da un piccolo “tunnel” al numero civico 1°, che porta all’interno di una piazzetta dove si può ammirare facciata del palazzo, ma che poco fa intravedere. Niente lascia trasparire la bellezza che si nasconde dietro il semi-moderno e anonimo palazzone.

E qui veniamo alla parte difficile.
In pratica da quando si è costruito il palazzo antistante non è più possibile arretrare a sufficienza per poter fotografare per intero la facciata di Palazzo Panfilio ed è per questo che non esistevano foto a colori della sua facciata principale. Lo spazio del giardino interno rimasto è troppo piccolo per poter far entrare nella visuale di una normale macchina fotografica l’intero palazzo, a meno che non si usi un grandangolo, ma in questo caso si perderebbe completamente il senso metrico, compositivo ed architettonico dell’edificio, che ricordiamo ricopriva un importante ruolo nel progetto del piano di espansione dell’ingegnere Ciro Contini (1920-30).
Fortunatamente le nuove tecnologie ci vengono in aiuto e soprattutto di grande aiuto è il contributo di un secondo Ciro, che di cognome fa Patricelli, anche lui giovane ingegnere civile e il cui nome compare come co-autore di questo articolo, che utilizzando la tecnica della fotogrammetria ha pazientemente ricomposto il prospetto allo stato attuale.
La fotogrammetria, spieghiamo brevemente, è una tecnica di rilievo utilizzata in cartografia, in topografia ed in architettura, che permette di acquisire dei dati metrici di un oggetto: in parole povere si acquisisce la forma e la posizione di un determinato oggetto nello spazio.
Per questa particolare tecnica si utilizzano i dati dell’ottica di una fotocamera digitale, possibilmente calibrata, e sofisticati software specifici per la post-elaborazione che prevede un lungo lavoro di eliminazione delle distorsioni dovute all’ottica. Con il foto-raddrizzamento si elimina la prospettiva, e si ottiene la creazione di un mosaico fotografico da ricomporre manualmente per far coincidere tutte le sovrapposizioni delle foto ottenute. Insomma…un lavoraccio. Ma se guardiamo il risultato….ne è valsa sicuramente la pena!

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Facciata del Palazzo Panfilio, come è oggi a seguito di alcuni lavori di ammodernamento

Oltre al lavoro di Ciro Patricelli, va ricordato anche l’indispensabile contributo di Monica Mori, esperta di fotoritocco.

Come potete vedere confrontando la foto storica in bianco e nero e la ricostruzione fotogrammetrica, la facciata è stata ulteriormente modificata. L’ultima volta cui è stata messa mano al Palazzo Panfilio risale a circa vent’anni fa, a seguito di una ristrutturazione guidata dall’architetto Orlandi. Nel tempo si sono persi i tratti distintivi dell’art déco che caratterizzavano le linee del palazzo, soprattutto alla base, mentre l’alzato ed il coronamento sono ancora ben distinguibili.

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Lo scatto su Instagram

Dalla foto più grande è poi stata divulgata una versione ridotta su social network quali Instagram, che ha aiutato notevolmente la diffusione del grande lavoro fotografico fatto da Ciro e Monica.

Le poche persone che ricordano ancora il Palazzo Panfilio, magari dai racconti dei padri o dei nonni, conoscendo la posizione, l’ingresso e la bellezza dell’antica costruzione, lo hanno fotografato e divulgato sui social network inquadrando inevitabilmente solo i dettagli che riuscivano a catturare nello spazio limitato a disposizione. Crediamo che si debba rendere giustizia a questo “signore di Ferrara”, sfruttando come sempre con intelligenza i potenti mezzi della rete.
Ora, grazie al lungo lavoro di Ciro e Monica, potrete finalmente godere appieno del prospetto del Palazzo Panfilio… e forse con questo articolo avrete riscoperto un angolo antico della vostra e nostra Ferrara. Un luogo particolare da ricordare ogni volta che vi fermate al rosso perenne del grande incrocio tra Viale Cavour e Corso.

(Si ringrazia l’Ufficio Ricerche Storiche, coordinato da Francesco Scafuri)

 

Palazzo Panfilio, primi anni '20 - da https://www.facebook.com/ferraraincartolina/

Palazzo Panfilio, primi anni ’20 – da https://www.facebook.com/ferraraincartolina/

10 Commenti

  1. Lorenzo scrive:

    Bellissima opera, grazie!!!
    Il palazzo l’avevo visto per la prima volta in un vecchio libro di immagini fotografiche e cartoline di Ferrara, ormai 30 anni fa. Ricordo che mi ero recato subito in Viale Cavour per vederlo dal vivo, “sbirciando” dagli angoli lasciati liberi dallo “scatolone” costruitovi davanti. Ennesimo scempio dell’architettura post-bellica, come fu anche il nuovo Palazzo della Ragione, eretto senza nemmeno tentare di recuperare quello vecchio (avete mai visto immagini di Piazza Trento e Trieste col vecchio Palazzo della Ragione? Un vero gioiello!).
    Cmq grazie ancora per l’opera di ricerca e sensibilizzazione.
    Saluti
    Lorenzo

  2. Tommaso scrive:

    Complimenti, bellissimo articolo di grande valenza per la memoria storica. Dopo essermi sempre chiesto com’è oggi il palazzo Panfilio, finalmente ho potuto vedere il come è oggi, e farmene un’idea ‘digitale’.
    Per chi è appassionato della Ferrara antica, consiglio il bel libro fotografico a cura di Enrico Zerbini Ferrara 1925-1928 in cuio è possibile ammirare una Ferrara che non c’è più.

  3. Massimo Marchetto scrive:

    Splendida iniziativa! L’ho “visto” per la prima volta e ne ho conosciuto la storia grazie all’opera di divulgatore dell’architetto Carlo Bassi, che lo annovera tra le grandi ferite inferte alla città dalle logiche speculative. E’ bene non dimenticare questi errori, perchè l’abitudine crea le condizioni per la generazioni di nuovi “mostri”. Ricordiamoci allora anche della distruzione della prospettiva di Porta Paula, e l’opera di demolizione di parte dei caseggiati di Porta Reno, bloccata quando stava per intaccare ormai anche l’area di via ragno – via delle volte.
    Grazie di cuore per questa foto che è anche una forma di “impegno civile”.

  4. Shadow Smith scrive:

    Complimenti, la vostra è veramente un’opera meritoria! Purtroppo lo scempio delle costruzioni del dopo guerra ci impedisce di ammirare questa bellezza. E vi sono particolarmente grata, perchè più volte ho tentato anch’io, con scarsissimi risultati visti i miei mezzi, di fare foto decenti della palazzina. E’ davvero un peccato che questa “grande bellezza” sia stata sottratta ai ferraresi.

  5. Mari Grazia scrive:

    Grazie per l’articolo! ricordavo questo palazzo dove alla fine della guerra ero andata con i miei genitori a ballare il boogie woogie…. ero convinta che lo avessero abbattuto e invece è nascosto da quell’orrendo palazzone…e che lo abbiano modificato mi fa orrore…uno dei tanti scempi alla mia amata città da cui vivo (purtroppo) lontana!

  6. Florio Piva scrive:

    Complimenti| Io al “Panfilio” andavo a ballare nel 1949. Conosco bene la sua sua struttura. Dicevano che non capivo niente perché a me il Panfilio è sempre piaciuto e ad altri no. Quando fu costruito il palazzo che oggi lo nasconde, i commenti di molti ferraresi di allora erano assai favorevoli, perché si sarebbe così nascosta quella “bruttura”che non assomiglia a niente e non serve a niente.Qualcuno disse pure che con tante bombe che sono cadute nemmeno una dove serviva! Pensate un po! Meglio così non vi pare?

  7. Luigi scrive:

    Gli anni ’50 hanno devastato l’Italia più della guerra se mai si poteva. Il resto l’ha fatto l’ignoranza.
    Stupendo e sconosciuto palazzo.
    Grazie per il bellissimo e nobile lavoro, sia di redazione che di divulgazione.
    Alla fine è la passione che muove le cose.

  8. giorgia scrive:

    Sono nata in corso Isonzo al 25 e vagamente ricordo il Panfilio, come veniva chiamato, grazie per avermene fatta conoscere la storia!

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