Lo ammetto: ho imparato tardi il dialetto ferrarese e in maniera assai incompleta. Chi come me ha genitori che non sono originari di questa zona non ha mai potuto esercitarsi con la lingua locale in casa, tra proverbi della nonna, piatti tipici, tradizioni e il mare di oggetti d’uso quotidiano che hanno sempre nomi strani e pittoreschi. La prima opportunità di apprendere qualche nozione di dialetto la si ha a scuola, quando i compagni di classe usano insulti più coloriti ed originali del solito, quando le cose prendono finalmente il loro nome chiacchierando con amici nell’intervallo, nei momenti in cui la lingua parlata esce dall’aulico interloquire con i professori. Si apprende quindi tutto quel sottobosco di aldamar, busgàt, àsan fino al famigerato maiàl che ormai ha varcato i confini emiliani. Gli insulti o le parolacce appunto.

Ma negli anni, nelle pieghe di un libro, in una poesia in dialetto, nei modi di dire che si vanno perdendo e che per fortuna ogni tanto qualcuno si prende la briga di conservare pronunciandoli a voce alta facendoli esistere ancora una volta, si scoprono meraviglie lessicali, tesori nascosti che ogni lingua in realtà possiede. Allora oggi che è la Giornata Nazionale del Dialetto e delle lingue locali voglio lasciare qui sotto le mie parole preferite di questa strana lingua che è il ferrarese, e vorrei leggere le vostre per impararne di nuove. Le più curiose, le più strane ed originali, quei termini talmente assurdi da suonare completamente incomprensibili alle orecchie di un foresto, come si dice da queste parti. Proviamo a raccogliere le migliori nei commenti? Inizio io quindi:

sportina

gatta

barbagiàn

gabàna

fricandò

patècia

schirocìno

sguazzabarbuz

silacco

spàpla

45 Commenti

  1. Elena scrive:

    usta
    sgnadur
    ciocapiàt

  2. Tara scrive:

    Ma ci vorrebbe anche la traduzione, io conosco solo sportina e maial!

  3. ORSOLA scrive:

    stofag
    Vos argaìda

  4. Antonio Lisa Lorenzo Luigi scrive:

    Noi diciamo:

    Fate poca vernia!! (Fate poca confusione)
    Aldamar ( grezzo, parecchio. Riferito ad una persona)
    Faccia da pepe (Liberamente italianizzato. Faccia da cu.o)

  5. Walter scrive:

    Scàrana (sedia)
    Furzina (forchetta) o Piron (da Berra a mesola)
    Cultel (coltello)
    Guciara (cucchiaio)
    Guciarin (cucchiaino)
    Patecia (ciabatta)
    Scutmài (soprannome)
    Etc etc etc

  6. Diavolerio scrive:

    Barbuzz: mento
    Bugadara: lavanderia
    Ciupeta: pane coppia ferrarese
    Granadel: scopa
    Putin: bambino
    Scutmai: soprannome
    Sguazòn: vino mescolato con acqua
    Sguazz: pioggia di breve durata
    Targon: sporco incrostato
    Zizòn: maschio dell’anatra muta

  7. patrizia scrive:

    articioch (carciofi)
    portogaj(arancie)
    scunzamnestra(polemico,bastian contrario)
    pitona(tacchino.. ma più usato come ubriacatura o sonnolenza)
    ecc.. ecc..

  8. Elisa scrive:

    Piriot (imbuto)
    Tirabuson (cavatappi)
    Stanela (gonna)
    Maion (maglione)

  9. Duba scrive:

    Fitòn (paracarro)
    Urciòn (coniglio)
    Bisìn (agnello)
    Ninìn (maialino)
    Pirìna (muco “acquoso”)
    Zirumèla (candela dal naso)
    Indèvas (insipido, sia riferito ai cibi che alle persone)
    Piòmba (simile a pitòna, forte sonnolenza)

    Aldamariè è dove sguazzano i maiali e si dice riferito a un ambiente (tipica espressione della mamma che commenta la camera disordinata del figlio). Da cui deriva aldamàr, una persona scorretta, scortese e altre caratterstiche non positive.

    Ciocapiàt significa fannullone, perditempo.

    stanèla sarebbe il classico vestitino da donna, pezzo unico dalle spalle alla gonna (mia nonna me l’ha spiegato proprio due giorni fa).

    ùsta è un caso a parte, essendo praticamente intraducibile: vuol dire avere modi aggraziati nel porsi alle persone, nel parlare e nel muoversi.

  10. Emma scrive:

    Io adoro visceralmente l’espressione ‘sa iet drè dir’ che letteralmente è ‘cosa sei dietro a dire’ e io tutte le volte sbrago (rido molto).

  11. Luca L. scrive:

    Vorrei precisare che la parola “sportina” non è dialettale ma è il diminutivo del vocabolo “sporta” che come cita il vocabolario Treccani è ” Ampia borsa di paglia intrecciata, e più spesso di stoffa resistente o anche di pelle o di materiale plastico, con due manici al centro dei due bordi dell’apertura superiore, usata spec. per portarvi la spesa: mettere il pane e la pasta nella s.; aveva una s. pesante e camminava con fatica.” 😉

  12. Feliciano C. scrive:

    E alla fine leggo :
    “Proviamo a raccogliere le migliori nei commenti? Inizio io quindi:”

    Ma come si fa a resistere ad un invito simile ?…erano anni che aspettavo una provocazione del genere… si comincia :

    Budgar ( esercente negozio alimentari )
    Varsur (aratro…linguaggio della “bassa”)
    Buar ( addetto ai bovini nella stalla-persona sicuramente non proveniente da United Kingdom e dai modi poco ortodossi).
    Sgalembar ( qualcosa di traverso)
    Moi inghà ( Bagnato fradicio )
    Lantarnòn e/o Surnacion (persona poco dinamica…diciamo statica e poco sveglia)
    Budùri (soggetto dall’aspetto poco gradevole e fuori forma ) in alternativa: Fatìzz …clè pez
    ancora !
    Inavaià (dicesi di persona che manifesta un qualche interesse morboso)
    Lè gnu a man scrulùn (ospite che si presenta ad un invito o una cena senza omaggiare i padroni di casa …)
    Slepa (carezza dai toni accesi)
    Sbiavad (affetto da carnagione chiara)
    Argur (lucertola dalle grosse dimensioni… o ramarr )
    Ruzan (persona che non gli aggrada particolarmente l’acqua)
    Cavar da la guaza ( eliminare )
    Sfundon (frase mal pronunciata, che non rispecchia la semantica…ne la sintassi…e poco… o quasi niente la grammatica ).

    Mi piacerebbe continuare, ma sono sicuro che per tanto io possa scrivere, dimenticherei le migliori,quindi ringrazio l’autore dell’articolo che mi ha omaggiato della sua originalità,lanciandomi questa favolosa istigazione.
    Grazie davvero .

    Ultime due … anzi tre … prometto…:

    Ca Tiena al badech ( Augurare ad una persona la malattia che colpisce i polli nelle vie respiratorie ).
    Fumar al can (decidere di abbandonare la compagnia senza salutare).
    Pista fiss (ragazzo dai modi gentili … con tante premure al seguito…Che mostra atteggiamenti femminei ).

    A la prosima butada….A savden in slà basora… ciao

  13. Par i och an fa mai l'alba scrive:

    Una curiosità:
    “maiàl” non significa maiale, il maiale lè al busgat.
    Il famoso modo di dire è la forma contratta del modo di dire “mai al mònd”.

  14. Guido scrive:

    a tiè propria un scunza mnestra = sei il solito guastafeste, nello specifico uno “sconditore di minestre”

    ciapa polvar = oggetto inutile

  15. Feliciano C. scrive:

    Ma il nostro dialetto non è solo una frase sfuggita dai denti stretti… è anche questo :

    “Poesia par Ti ”

    “Stasira a voi scrivar na poesia par ti,
    mò a penss,a penss ai miè pensier…
    tut chì,int la miè mènt.

    Ssarà,ardupà, prutèt da’n zzert pudòr
    i riva ‘dcò dla pena e dòp i torna indrè.

    La man la n’ass mòv brìsa,
    e al fòi l’è restà bianch.

    At guard intànt ch’at dòram
    e a spèr che se a t’inssòni t’at inssòni ‘dmi.
    Intant pian pian at slungh ‘na carèzza alzièra…

    Sènzza ch’at pòss ssèntir a pigh pian,pian al fòi
    con sòl scrit un tìtul …
    “Poesia par Ti”
    che pr adèss l’è chi,sòl scrita dèntr ad mi.

    Stà zzèrt an m’la scòrd brìsa:
    fòrse un dì a la scrivarò,se a gravrò mèn ssudizziòn.
    A pruvarò’dman ssìra….

    Translation for “ZZìpariin” ( “fini intellettuali” che « don’t know » il magico ferrarese :
    “Poesia per Te”

    Stasera voglio scrivere una poesia per te,
    e penso,penso a tutto quanto ho nella mente.

    Chiusi,stretti,protetti da uno strano pudore,i miei pensieri
    arrivano alla mèta e ritornano.

    La mano non si muove ed il foglio resta bianco.

    Ti guardo dormire e spero d’esser il tuo sogno.

    Pian Piano,t’accarezzo dolcemente senza svegliarti
    e ripiego il foglio col solo titolo :
    “Poesia per Te”,per ora scritta in me.

    Sta sicuro,non me la scordo di certo:
    Forse un giorno la scriverò.
    Domani sera riproverò…..”

    e qui aggiungo io :
    se il mio cuore non tremerà nel pensarti.

    Tratta da una raccolta di Graziella Vezzelli “Grap ad Stèl” « Grappoli di Stelle ».

    ciao… felix

  16. giacomo scrive:

    tra italiano e ferrarese passa un oceano. la prima volta che andai all’estero a vivere mi trovai in difficoltà -non immaginavo- a parlare italiano con altri italiani, in casa non lo parlo tutt’ora, solo all’università ed eventualmente con amici di fuori.
    ho scoperto che queste parole NON sono italiane:

    bagigia
    usta
    baldon (che traducevo baldone)
    paciug (paciugo=
    s-cevad (s-cevdo)
    pippa
    invurnì (invornito)

  17. Ella scrive:

    Cat iena un cancar, tipica espressione che significa ti venga un accidente… Non sono sicura dello spelling.
    Ciucar, arrabbiarsi e lamentarsi a mezza voce.

  18. Graziano scrive:

    Avevo un vocabolario di dialetto ferrarese che ora non trovo ma alcune espressioni non sono contemplate neppure lì:
    gat la scrimia arvarsá stamatina? un modo per dire che hai la luna storta se hai la riga dei capelli (scrimia), dalla parte destra anziché sinistra;
    am son slacà cumpagna na scaràna vecia: una spaccata a gambe aperte;
    A presto.
    Graziano

  19. Maria scrive:

    Di recente ho comprato per curiosità il “Vocabolario Italiano-Ferrarese”, di Luigi Vincenzi, Alberto Ridolfi e Floriana Guidetti (Edizioni Cartografica, 2007). Volevo sapere come “si dicevano bene” alcune espressioni, comprese regole grammaticali.. per non confondere le espressioni ormai parte dello slang ma non dialettali con il dialetto originale. Quando lo guardo sulla libreria o lo sfoglio, sono sempre contenta, sento di avere un pezzo di civiltà a portata di mano.

    Per dovere di cronaca, dalla presentazione in biblioteca di qualche tempo fa: “il volume si presenta come ideale completamento dell’impegnativo lavoro svolto in anni recenti dal Tréb dal tridèl che, con il sostegno degli Enti Locali del territorio e della Regione Emilia-Romagna, ha reso possibile la pubblicazione del Vocabolario Ferrarese-Italiano e della Grammatica ragionata del dialetto ferrarese. “

  20. annarita scrive:

    Interessante il recupero del dialetto, linguaggio ‘vivo’ immediato ed emotivamente connotato; è una lingua della terra, ha mani rudi, ma anche pensieri fini… A me vengono in mente alcune espressioni usate dalla mia nonna – sarebbe ora centenaria-
    – scarafazucador ad zucc ( intraducibile, ma a naso: scarfogliatore di zucche) che indicherebbe un’ improbabile attività contadina, a indicare chi svolge un lavoro misterioso o inutile, forse un perditempo
    – slapanùal : mangianuvole – detto di chi ha un po’ la testa per aria
    – slupandrà – non sono certa del significato esatto, ma è un appellativo dispregiativo
    – la barsaca : la cartella – la cartella della scuola
    – al tòcch : intingolo. sughetto della carne
    – la tòca : la tacchina / al pitòn : il tacchino
    …e oltre… la ricerca continua… grazie! buona raccolta!

  21. MARIA CRISTINA NASCOSI scrive:

    Gent.mi,
    come giustamente consigliato dai promotori di questi eccellenti spazi, mi son sforzata di ricordarmi di respirare, prima di scrivere quanto segue, nel modo più conciso, onde non ‘invlàr’ -bel vocabolo, vero? – il lettore.
    Da circa due decenni mi occupo – eufemisticamente – di lingua, cultura e civiltà dialettali ferraresi, oltre ad altro.
    Son stata pure presidente de Al Trèb dal Tridèl, intrecciando rapporti con altri cenacoli dialettali di molte parti d’Italia, che tuttora, mantengo, perché confronto è crescita, ne converrete.
    La serie di testi sottoindicata è scaturita quasi ‘naturalmente’ da un lavoro durato molti anni – qualcuno, più sopra ha citato una lirica della compianta e brava Vezzelli, uno dei volumi da me curati e tradotti ed ivi segnalati.
    Il mio lavoro continua a tutt’oggi che faccio parte dell’ANPOSDI, l’Associazione Nazionale Poeti e Scrittori d’Italia ed anche le mie pubblicazioni -perdonate il calembour – pubblicistiche, presenti cioé su quotidiani o stampa locale e non, come pure sul web.
    Volentieri, dunque, rimango e metto a disposizione la mia grande passione ed ilmio lungo ed affascinante lavoro.
    Il mio numero è sull’elenco telefonico.
    E grazie dell’attenzione!.

    CÓM A DZCURÉVAN / COME PARLAVAMO / THE WAY WE TALKED
    Quaderni sulle fonti, le testimonianze, i testi della lingua, della letteratura e del teatro dialettali ferraresi a cura di AR.PA.DIA., l’Archivio Padano dei Dialetti creato nel 1998 del Comune di Ferrara.
    Notebooks on the sources, the witnesses, the texts of the dialect language, literature and theatre of Ferrara, edited by AR.PA.DIA, the Archivio Padano dei Dialetti of the Municipality of Ferrara created in 1998

    0.“LA POESIA DIALETTALE FERRARESE”
    Antologia di opere tra Città e Provincia a cura di Maria Cristina NASCOSI (1998)
    1. MUZIO CHIARINI
    “Par star un póch insiém (col nòstar bèl dialèt)” a cura di Maria Cristina Nascosi (1999)
    2. GIORGIO ALBERTO FINCHI
    “Erb e piant di nòstar cò (par curàr i mal)” a cura di Maria Cristina Nascosi (1999)
    3. ALFIO FINETTI
    “Arìva al domìla”Racòlta ad poesìi…quasi canzzón a cura di Maria Cristina Nascosi
    (2000)
    4. ALBERTO RIDOLFI
    “Fóra dal témp” a cura di Maria Cristina Nascosi (2000)
    5. ALFIO FINETTI
    “Arìva al domìla”Racòlta ad poesìi…quasi canzzón a cura di Maria Cristina Nascosi
    2ª edizione (2001)
    6. MARIA CRISTINA NASCOSI
    “I Settant’anni della Straferrara”
    Piccolo percorso tra storia ed immagini di una compagnia teatrale dialettale (2002)
    7. CORRADO CELADA
    “Con il ssévul e il bugànzz” Poesìi e zzirudèli frarési a cura di Maria Cristina Nascosi
    (2003)
    8. LUIGI VINCENZI (TAMBA)
    “Grépul” a cura di Maria Cristina Nascosi (2003)
    9. GIORGIO ALBERTO FINCHI
    “Al viη di nòstar cò” Storia e Poesia dei vini del Delta a cura di Maria Cristina Nascosi
    (2004)
    10. “ARTE E POESIA D’AUTRICE”
    Le Delizie Estensi di Alberta Grilanda tra chine ed acquarelli con lirico accompagnamento
    dialettale ad Dòna, a cura di Maria Cristina NASCOSI (2005)
    11. GRAZIELLA VEZZELLI
    “Grap ad stéll – Grappoli di stelle” a cura di Maria Cristina Nascosi (2006)
    12 . ELENA TISSI
    SUBIÒL NUGÀRA Una fòla frarésa ad tant ann fa
    cuntàda da Nòna Nèna, a cura di Maria Cristina Nascosi (2008)
    13 . FERRARA, 13 LUNE TRA POESIA ED ARTE ESTENSE: di DONNA
    Testo trilingue (lingua dialettale ferrarese, italiana, inglese)
    a cura di Maria Cristina NASCOSI (2009)

  22. Feliciano Callegari scrive:

    Noto con piacere nel commento sopra postato dalla Sig.ra Nascosi Sandri ,che alfio Finetti occupa ben due posti ( 3° e 5°) con una doppia edizione. Il grande Alfio avrebbe senz’altro detto:
    “E beh…car al miè putin “chi a lìghen i can con la salziza” .( frase per indicare abbondanza ).
    Ma sono tanti i personaggi della vecchia Frara che andrebbero ricordati, tra questi beppe Fagioli-Mario Roffi (se pur modenese di nascita,ha dato tantissimo alla nostra città)- Marescotti (in arte Pirocia)-Belli (il geometra) Spadoni(suocero di fagioli, e papà della Rossana “Cici”) e tanti altri,tutti personaggi che direttamente o indirettamente hanno divulgato il dialetto ferrarese, chi sulle scene , chi per la strada, ma sempre con dolce trasporto.
    Detto ciò,e su esplicita richiesta di mia figlia , devo tradurre il punto 7. di CORRADO CELADA : “Con il ssévul e il bugànzz”. Dialetto ferrarese per antonomasia, e di difficile traduzione.
    Ma considerato che da bambino (e parliamo di anni non recenti) i miei nonni, nelle giornate fredde d’inverno,quando sfuggivo di casa per giocare con i coetanei,mi gridavano :
    ” Ucaron ( a volte con variante quale “Zzìzon”)… brisa andar in curtil cmè n’anara (anitra) metat i guant e i calzit ad lana…sino at ien il ” ssévul e il bugànzz”.
    Traduzione :
    “Maschio dell’oca ,non uscire in cortile come le anitre, indossa guanti e calze di lana, altrimenti potresti screpolarti le mani e rimediare i geloni ai piedi.”
    Risolto l’arcano : Ssèvul « screpolature»- bugànzz”«geloni».

    P.s. Non ho mai compreso il motivo per il quale, ai palmipedi,notoriamente scalzi, il problema non tange .
    Un saluto
    felix

    • MARIA CRISTINA NASCOSI scrive:

      Alla c.a. del sig. Felix CALLEGARI.

      Le son molto grata per quanto da Lei puntualizzato, facendo eccellenti riferimenti a molti degli Autori, Drammaturghi, Attori, Fini Dicitori e, insomma, Amanti della Cultura Dialettale Ferrarese come i succitati Beppe FAGGIOLI, Werther MARESCOTTI, Alberto BELLI, Ultimo SPADONI, Cici Rossana SPADONI, il senatore Mario ROFFI, spilambertese per nascita, traduttore di Racine e di Keats, eppure grande innamorato di Ferrara, per la cui cultura a tutto tondo tanto si prodigò – amava molto l’Aminta del Tasso tradotta ( tradìta, interpretata, adattata) dal Neppi in lingua dialettale ferrarese, appunto.
      Da ottimo traduttore, filologo, conoscitore profondo di lingue internazionali e dialettali, volle, tra l’altro, far avere anche a Ferrara, in copia fotografica, Madònna Frrara ch’è vvgnù in Villa, manoscritto cartaceo che riproduce il lavoro drammaturgico di un Anonimo del XVII secolo.
      L’opera, scritta in una lingua definibile genericamente come rivierasco-padana, rappresenta, linguisticamente e teatralmente, il prodromo più noto della nostra Dialettalità.
      L’originale è a Modena, fa parte del Codice Miscellaneo Estense, tra le cui carte allora inedite, era stato ritrovato dal prof. Adriano Lazzari e, come detto, fu Roffi a volerne riportare ‘in patria’ almeno una traccia.
      Altri suoi grandi interventi da segnalare il lavoro per la corale V. Veneziani, l’aver procurato una sede per un po’ in funzione di teatro stabile per la Straferrara, il potenziamento internazionale dell’ultra-centenaria orchestra a plettro Gino NERI di Ferrara, nata Regina Margherita, nel 1898, in cui il Maestro Corrado CELADA, oltreché tra sséul e bugànzz, si è ‘destreggiato’ per oltre 50 anni come mandolino solista.
      Allora mi permetterà di dirle che nel libro da me redatto circa 12 anni fa, I SETTANT’ANNI della STRAFERRARA – n. 6 della collana CÓM A DZCURÉVAN – son ben presenti, come potrà immaginare, i sopraccitati: a Beppe, a Cici, ad Ultimo son dedicati rispettivamente un capitolo a testa, certo, non esauriente – né il libro ha la presunzione di esserlo a nessun livello, vista la Storia e la storia che la STRAFERRARA rappresenta per Ferrara stessa, se mi passa il calembour – e ben presenti, anche in foto, Mario ed Alberto (Roffi e Belli).
      Tutte persone, il cav. SPADONI a parte, che ho avuto il grande onore di conoscere, di frequentare e che amo annoverare, con molta umiltà, tra i tanti miei Maestri.
      Ci sarebbero, in ogni caso, molti altri grandi nomi, anche di Donna, da ricordare per non dimenticare le nostre radici, la nostra lingua di latte – come la definiva il Foscolo: PASINI, FERRAGUTI, BERTONI, VINCENZI, LIANA MEDICI PAGNANELLI, Don ARTEMIO CAVALLINA, PITTERI, CELATI, FORTI, per non nominarne che pochissimi, veri…numi tutelari.
      Et enfin mi permetta di indirizzarla, se avrà pazienza e voglia, verso i molti pezzi da me scritti in questi anni anche su La Nuova ed il Carlino – solo questo mese ci son pezzi su Faggioli e Golinelli e, perché, no? FOA’che ho avuto l’onore di conoscere, parlando brevemente nel nostro dialetto che lui non aveva mai dimenticato, nonostante la sua grandezza ed internazionalità.
      E se la sua pazienza sarà ancor più lunga le allego un link tramite il quale potrà ritrovar pezzi su Roffi, di cui scrivo da almeno 15 anni, e molti Altri a Lei, se ho ben inteso, come a me, cari.

      http://www.cronacacomune.it/notizie/list/a-parer-mio/
      CRONACACOMUNE: NASCOSI SANDRI presente con suoi vari pezzi sulle ultime 4 pagine

      Però un sospetto mi coglie: pussìbil ch’an sia mai sscapuzzà int un mié pèzz da ’na qualch part, o carta o web, visto che pur essendomi solo firmata Nascosi, Lei m’ha indicato come Nascosi Sandri?
      A Sua disposizione, pur nel ristretto àmbito delle mie conoscenze, per qualsiasi altra eventuale piece of dialect news.

      • Feliciano C. scrive:

        Gentile Maria Cristina, noi ci conosciamo, di svista, ma ci conosciamo. Per un periodo di tempo abbiamo condiviso lo stesso stabile lavorativo, un ufficio accanto all’altro: ha presente anni 90 -metà circa- via foro Boario ,Uffici Settore Manutenzione- dott.Borghi -Enrico Trevisani(poppi) e altri colleghi ?
        Bene,io sono un dipendente comunale (nessuno è perfetto) con una grande passione per il dialetto, e tutto ciò che ci gira attorno.
        Pensi che ho avuto il privilegio di avere la Spadoni (cici),moglie del compianto beppe, come maestra di musica…quante gliene scappavano di frasi in dialetto, e quante commedie mi sono visto .
        Che sia nata in quei frangenti la mia curiosità ?non lo so, ma di certo non ho mai smesso di coltivare la mia passione nei confronti del nostro strambo, ma pur sempre amabile e inconfondibile dialetto.
        Concludendo all’anglosassone dico… stay tuned… ma preferisco “a sà vden”.
        saluti
        felix

        • MARIA CRISTINA NASCOSI scrive:

          Alla c.a. del sig. Felix CALLEGARI, da pulpit a pulpéta:

          E’ più dólzz al zzùcar
          o a córr più fòrt al treno ?
          L’è più alt al campanìl !

          Arvédrars o a ss’avdén o all’anglo-sassone see you soon…or later… as you like it (come direbbe il buon ‘zio Bill’, in arte Shakespeare).

          Cordialità,

          MCNS

          • Feliciano C. scrive:

            Gentile MCNS …ma mèla da “Piciàr in t’il làstar.”?(richiamare all’ordine )

            Dal momento che “am féda al gal” ( mi ritengo fortunato) qualcosina di inglese la mastico.
            Il mio “stay tuned ” non è che una informale (o gergale ) frase che sta a significare “rimaniamo sintonizzati” …è un invito a non mollare l’attenzione su il dialetto.Tutto qui. Ed è utilizzato frequentemente dai ragazzi.
            Dal momento che ho si passato i 50 da mò, ma la carta d’identità la nè brisa “ad preda”… mi piace,a volte , usare lo slang giovanile .
            Se po dop, avlen far dil “pulpèti”con dal màsnà… ad queli a nin magn na turnadura!
            E po alnè brisa vera che : “L’è più alt al campanìl !”….Parchè ghitan al mà garantì clè più laragh valpaiar .

            “keep up with peace of mind” … come direbbe pendenza.
            C.S. (con simpatia)

            N.I. (Secret of Pulcinella )

            Felix

  23. Emanuele T. scrive:

    Salve… Dopo una lunga lettura, voglio proporvi un quesito che attanaglia me ed i miei amici da un po’ di tempo. Nemmeno il già citato vocabolario italiano – ferrarese, né il dizionario etimologico ferrarese sono riusciti a darci una mano…
    Qualcuno di voi sa da dove proviene e qual è il significato della superba espressione “TO’ MARARA!” (a volte con la sua conclusione “ai ‘ho ciapà Monstirol!!!” – anche se ho sentito anche una più colorita “che san nicola a t’in***a”…)? Davvero non riusciamo a trovare l’ etimologia di questa espressione! AIUTO!!!

    PS: LIGAZ = corda utilizzata per la legatura di insaccati
    MURDECIA = anello da naso per buoi etc.

  24. Roberto scrive:

    Aggiungo…

    marcador dla mutua (detto di playboy con scarse attitudini)
    ciacarad (detto in risposta ad un concetto molto ben noto, che non rappresenta novità)
    tlarina (ragnatela)
    al canton di stic (mai capito a pieno, presumo indichi un posto nelle vecchie case di campagna dove si mettevano degli scarti di legno)
    la mitica “at dag al du par zent post in granar”, affascinante ma di cui non so la traduzione
    sefò (vestito molto brutto)
    tumana (divano)
    il detto “un par mi, un par ti e un par la vecia ad San Martin” che mi fa presumere che la vecchia di San Martino ora sia ricchissima (o quantomeno accumulatrice!)
    titona (vi lascio immaginare la traduzione 😉 )
    fort come l’asè (forte come l’aceto)

    ecc…

  25. Feliciano C. scrive:

    In risposta ad Emanuele T.
    Il Detto “To Marara” nasce dalla rivalità dei due paesi che si affacciano sul fiume “po morto di primaro” ,in prossimità della strada provinciale 65 (sulla via ravenna vecchia ,per intenderci)…
    Marrara e Monestirolo.
    Il campanilismo di entrambi i paesi , (parliamo del dopo guerra) aveva esacerbato le rivalità (ora non è più così accentuato) a tali livelli , che alla prima occasione lo manifestavano nei modi e nei metodi più marcati.
    E proprio In occasione delle rispettive feste patronali, si “misuravano” con gli spettacoli pirotecnici ( i fuochi d’artificio)… nel finale dell’esibizione, dove è consuetudine lanciare i tre botti finali, aspettavano l’ultimo con trepidazione , quello che decretava la conclusione della Festa.
    È superfluo dirti che dalla parte di Marrara sostenevano che i loro fuochi, compreso il botto finale , erano fragorosamente più forti e più belli di quelli lanciati dall’altra parte del fiume, Monestirolo…. mentre gli altri sostenevano il contrario.Ma resta il fatto che è rimasto il detto “To marara”… (subito dopo l’ultimo botto) come per dire “avete visto ?’noi siamo i migliori !
    Purtroppo devo correggerti sul tuo “ai ‘ho ciapà Monstirol!!!”
    La frase era diversa, ma per non venir censurato, mi limito a dirti che auguravano l’orientamento del razzo ultimo finale(quello fragoroso,ricordi?) nelle parti anatomiche posteriori basse , dei rivali….
    Ecco spiegato il detto :To Marara… in c** a Munztirol !!!
    Questo è quello che mi hanno spiegato gli anziani , e successivamente confermato da un vecchio caro amico ,ora scomparso , di Marrara.
    Ma ben vengano altre ipotesi … siam qui per confrontarle.
    ciao
    Felix

  26. lorella scrive:

    Salve, sto cercando senza successo il nome dell’oggetto che si trovava fuori dalla porta delle case di campagna ferraresi e che si utilizzava per rimuovere il fango strisciando la suola della scarpa infangata. Mi hanno detto che ha un nome specifico. Potete aiutarmi? Grazie

  27. Isabella scrive:

    Aggiungo altre espressioni:

    “Magnar coi dentt allvà” (mangiare qualcosa che non piace quindi malvolentieri)
    “Aver al stumgón” (avere problemi di stomaco)
    “Esar com na paca in t’l’acqua” (essere una persona insulsa)

  28. Giuseppe Maria Greco scrive:

    Per Lorella, che leggo adesso: l’oggetto in italiano si chiama “raschietto” (v. http://www.treccani.it/vocabolario/raschietto/). Come si dica in dialetto non so. Qualche ferrarese traduca.

  29. Saretta scrive:

    Arrivo un po’ in ritardo forse, ma mi piacerebbe sapere come si chiamano gli scarabei in dialetto.
    Una volta popolavano i prati e i campi insieme alle lucciole quando calava il buio… Grazie in anticipo! S.

  30. alessandro scrive:

    C’è un modo di dire che mi sfugge nel finale, e che riguarda l’allungamento delle giornate di luce dal periodo delle feste in poi,che inizia così: Par nadàl un pas ad gal,par la v’ceta n’ureta, par……….n’ora bona. Qualcuno mi aiuta a riempire i puntini vuoti?

  31. Florio Piva scrive:

    La Candelora è citata nel motto seguente:
    Par la candelora , ca neva o ca piova, da l’inveran a sen fora.
    La parola che mi faceva ridere anche da bambino era :” la sbragunzona”, che inquadra molto bene le caratterìstiche tipiche di quelle donne, un pò avanti con gli anni, che comandano tutta la famiglia a battecca; marito soprattutto. Nell’immediato dopoguerra nel giardino del Panfilio (prima che gli cocostruissero il palazzo davanti) rappresentavano commedie in dialetto ferrarese. Una si chiamava proprio”La sbragunzona”. Siamo morti tutti dalle risate.

  32. Florio Piva scrive:

    Desideravo , sperando di riuscirci ad accontentare, il sig. Roberto , anche se è passato un anno, ma solo adesso ho incocciato in questo articolo.Per quanto riguarda “al canton di stic”, questo era un angolo accanto al camino, dove si tenevano i stic. Essi erano dei pezzetti di “canarela” derivante dalla “scavzadora”, macchina velocissima che munita di rulli rotanti in senso opposto frantumavano i fasci di canapa, per ricavarne e isolarne le fibre appunto dalle scorie (stic).Purtroppo era alimentata a mano e molte persone hanno perduto un braccio, divorato dai rulli!. Poco distante dalla casa contadina era normale vedere una “sticara”. Erano erette con gli stic stessi, aggiustati col forcone, fino anche a tre metri di altezza e forse anche di più. Di solito le sticare erano stabilizzate da un palo centrale ben fissato l terreno e coperte con teloni impermeabili. (non c’era il Nylon)

  33. Beatrice scrive:

    Per Lorella: l’oggetto in questione dialettalmente viene definito “zupgàl”! E comunque, abbiamo il dialetto più bello del mondo…

  34. Senbee scrive:

    “Sportina” non è dialetto, è italiano perfetto e si usa anche nel fiorentino colto.
    http://www.garzantilinguistica.it/ricerca/?q=sporta

  35. Il Vecchio del bar Putinati scrive:

    A ca da mi a go sempar dit “spurtina”

  36. Mirella scrive:

    Perché scappare si dice fumar al can?

  37. Barbara scrive:

    Per esperti: lachét (plurale lachìt)

  38. Artur Laca scrive:

    Lachet, dovrebbe essere una parte anatomica, se non sbaglio il dietro del ginocchio.
    Invece io rilancio con “al scudruzz” !

  39. scureza scrive:

    la ruvié (i piselli, una delle parole più strane secondo me)
    galana (tartaruga)

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