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Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah – MEIS · 14 dicembre 2017 - 17 settembre 2018

EBREI, UNA STORIA ITALIANA. I PRIMI MILLE ANNI

Dove

Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah – MEIS
Via Piangipane, 81, Ferrara

Quando

da 14 dicembre 2017 · ore 05.00
a 17 settembre 2018

Info


Ingresso: Biglietto intero € 10,00, ridotto € 8,00 (dai 6 ai 18 anni compresi, studenti universitari, categorie convenzionate); gruppi da 8 a 15 persone € 6,00 (un accompagnatore gratuito ogni 15 paganti); scuole € 5,00 (due accompagnatori gratuiti per ogni classe). Entrano gratuitamente i bambini sotto i 6 anni, i diversamente abili al 100% con un accompagnatore, i giornalisti e le guide turistiche con tesserino, i membri ICOM e i militari in divisa. Come segno di omaggio alla città di Ferrara, nella giornata di giovedì 14 dicembre tutti i visitatori potranno entrare gratis. €

L’ebraismo si apre ai non Ebrei. Succede a Ferrara, con un museo nazionale dedicato alla storia e alla vita ebraica, a partire dall’esperienza tutta singolare degli Ebrei italiani, da ventidue secoli parte integrante del tessuto del Paese.
A cosa serve un museo nazionale dell’ebraismo italiano? A parlare soprattutto di oggi: del dialogo tra culture, del contributo delle minoranze, della ricchezza di identità plurime, della bellezza di conoscere un mondo diverso che vive, però, dentro il nostro, abbracciato al nostro.
Il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah – MEIS inaugura con un percorso espositivo dal titolo “Ebrei, una storia italiana. I primi mille anni” e lo fa a Ferrara, non a caso. Bisognava, infatti, partire dalle premesse di questa storia e cominciare a svelare al pubblico le origini dell’ebraismo italiano, vicenda sorprendente e ai più sconosciuta. Il Museo offre così al visitatore un viaggio nei primi mille anni dell’Italia ebraica attraverso un racconto significativo, curato da Anna Foa, Giancarlo Lacerenza e Daniele Jalla, con l’allestimento dello studio GTRF di Brescia. A scandirlo sono oltre duecento oggetti preziosi, fra i quali venti manoscritti, sette incunaboli e cinquecentine, diciotto documenti medievali, quarantanove epigrafi di età romana e medievale, e centoventuno tra anelli, sigilli, monete, lucerne e amuleti, poco noti o mai esposti prima, provenienti dai musei di tutto il mondo (dalla Genizah del Cairo al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, dai Musei Vaticani alla Bodleian Library di Oxford, dal Jewish Theological Seminary di New York alla Cambridge University Library).
Una tripla inaugurazione, quella del prossimo 14 dicembre: ad aprire saranno, infatti, la mostra “Ebrei, una storia italiana. I primi mille anni”, che del Museo costituisce, dal punto di vista scientifico ed espositivo, la prima grande sezione; lo spettacolo multimediale “Con gli occhi degli Ebrei italiani”, che rappresenta l’introduzione permanente ai temi del MEIS; il grande edificio restaurato di Via Piangipane, nel centro storico di Ferrara, che fino al 1992 ospitava le carceri cittadine, luogo di reclusione ed esclusione per eccellenza, e che ora torna a vivere come spazio aperto e inclusivo.
Il MEIS, istituito dal Parlamento nel 2003, è chiamato a narrare proprio gli oltre due millenni di vitale e ininterrotta presenza degli Ebrei in Italia, con le loro tradizioni e i fondamentali contributi alla storia e alla cultura del Paese, nonché all’ebraismo nel suo insieme.
Pur essendo gli Ebrei una minoranza (in Italia, pare non abbiano mai superato le 50.000 unità), il loro ruolo è stato di primo piano già a partire dall’epoca romana e successivamente nel Rinascimento, per continuare in epoca moderna, nello sviluppo economico di nord e centro Italia, e nel processo di unificazione nazionale e risorgimentale, fino all’apporto alla produzione letteraria e scientifica del XX secolo. Senza contare che, nel corso dei secoli, hanno favorito l’instaurarsi di relazioni tra l’Italia, l’Europa e le altre sponde del Mediterraneo.
Gli Ebrei incarnano, dunque, un riferimento indispensabile per comprendere la storia e la civiltà italiane, tra periodi di serena convivenza e interazioni feconde, e altri, tragici, di persecuzioni e cacciate, culminati nella tragedia della Shoah. Una dinamica fortemente asimmetrica tra un gruppo numericamente esiguo e una maggioranza religiosamente omogenea e politicamente più solida. Eppure, nonostante questo squilibrio, l’ebraismo italiano si è sempre smarcato da posizioni di subalternità. E alla mostra inaugurale è affidato il compito di comunicare l’unicità della sua storia, descrivendo come la presenza ebraica in Italia si sia formata e sviluppata in fasi successive, e come, di generazione in generazione, gli Ebrei d’Italia abbiano costruito la propria peculiare identità, anche rispetto agli altri luoghi della diaspora.
I curatori hanno dato vita a un originale percorso esperienziale, dove contesti temporali, spaziali, sociali e culturali sono rappresentati e rivivono attraverso i contributi video di alcuni esperti, oggetti autentici o riproduzioni, testi scritti, immagini fisse o in movimento.
A introdurre i temi in mostra, lo spettacolo multimediale “Con gli occhi degli Ebrei italiani”, che propone una carrellata sulla storia della penisola dal punto di vista di un ebreo italiano. Il visitatore viene accompagnato da Gerusalemme a Roma e può così comprendere il trauma della distruzione del Tempio ad opera dei Romani, quanta vita ebraica ci fosse sotto Giulio Cesare, come i pagani confondessero gli Ebrei con i primi cristiani, e come il cristianesimo, una volta assurto a religione ufficiale, abbia inizialmente tollerato i giudei, salvo poi emarginarli. Fino alla loro dispersione in tutta la penisola, dove gli Ebrei riuscirono comunque a tenere vivo il proprio retaggio, senza mai sottrarsi al confronto con la società circostante. Per arrivare – questo l’approdo finale del percorso – all’attiva presenza ebraica nel Meridione italiano e al dialogo tra culture cristiana, ebraica e araba nella Sicilia medievale.
Una storia dalla quale si evince che l’Italia è stata costruita anche con gli Ebrei e dagli Ebrei. Che sono anticamente parte del tessuto e della ricchezza del nostro Paese, essendo giunti in Italia ben prima dei longobardi, dei normanni, dei franchi e degli spagnoli. Che hanno combattuto nelle guerre italiane, per il Risorgimento e per la liberazione. Che hanno sempre lavorato per fecondare questa terra, non a caso in ebraico chiamata I-Tal-Ya, “l’isola della rugiada divina”.
A fare significativamente da cornice al racconto è il MEIS, il primo museo italiano sui rapporti tra minoranze e maggioranze. In una sorta di contrappasso, è sorto dalla ristrutturazione dell’ex-carcere di Ferrara: quello che nel Novecento è stato un luogo di segregazione e di esclusione, in particolare negli anni bui del fascismo (con la detenzione di oppositori di regime e di cittadini di origine ebraica, fra i quali Giorgio Bassani), si è trasformato in un centro di cultura, ricerca, didattica, dialogo e inclusione.
Tutto questo avviene a Ferrara, individuata come sede ideale del MEIS perché della presenza ebraica sono permeate le sue vie, la sua storia e le sue tradizioni, come avviene solo in pochi altri luoghi al mondo. Gli Ebrei vivono qui da oltre mille anni, in continuità e in un naturale scambio con il resto della popolazione. Ciò anche grazie ai duchi d’Este, che agli Ebrei aprirono le porte della città proprio quando altri governanti – a partire dai papi – li cacciavano o isolavano. A Ferrara hanno trovato rifugio gli Ebrei romani e siciliani, toscani e sefarditi, espulsi da Spagna e Portogallo. Ed ecco, allora, le tre sinagoghe, l’incantevole cimitero ebraico entro le Mura e le strade del ghetto, che ancora parlano ebraico. Luoghi vivi, insomma, che il MEIS incomincia a raccontare.
La mostra è promossa dal MEIS, con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, della Regione Emilia-Romagna, del Comune di Ferrara e dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane – UCEI.
Main partner: Intesa Sanpaolo. Sponsor: Bonifiche Ferraresi, Leonardo, Regione Emilia-Romagna, Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara – ISCO, Avio, Fondazione Ebraica Marchese Cav. Guglielmo De Levy. Sponsor tecnici: iGuzzini, Montenovi.
Il Museo, la mostra e l’installazione saranno aperti fino a domenica 16 settembre 2018 nei seguenti orari: dal martedì al mercoledì e dal venerdì alla domenica dalle 10.00 alle 18.00, e il giovedì dalle 10.00 alle 23.00. Giorni di chiusura: tutti i lunedì, 31 marzo (primo giorno di Pesach), 10 settembre (primo giorno di Rosh Hashanà) e 19 settembre (Kippur).
Negli stessi orari saranno attivi anche il MEIShop, la biblioteca, il centro di catalogazione e i laboratori didattici del Museo. Questi ultimi, in particolare, si inscrivono tra le attività previste dal protocollo d’intesa firmato lo scorso settembre dal MEIS e dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, che si sono impegnati a collaborare alla promozione di iniziative didattiche ed educative, conferenze, seminari, viaggi e programmi di alternanza scuola-lavoro rivolti a studenti e insegnanti di ogni ordine e grado, anche con l’affiancamento di autorevoli fondazioni, centri di ricerca e soggetti della formazione superiore.

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