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Palazzina Marfisa D’este · 6 dicembre 2014 · ore 21.00

Spiriti Evanescenti – “Korosu’-to kill (Io uccido)”

Dove

Palazzina Marfisa D’este
Corso Giovecca, 170, Ferrara

Quando

da 6 dicembre 2014 · ore 21.00

Korosù to kill 1

Inaugura sabato 6 dicembre alle 21 nella Palazzina Marfisa d’Este a Ferrara (Corso Giovecca 170) la mostra della nota artista giapponese Yumi Karasumaru “Spiriti evanescenti. Dal Giappone a Marfisa d’Este”, inserita nel programma del Kappa Festival- Il Giappone a Ferrara e curata da Maria Livia Brunelli.
L’artista presenta una nuova serie di dipinti che reinterpretano in chiave contemporanea la figura dell’affascinante e sanguinaria principessa estense, donna “bella quanto crudele” che, secondo la leggenda, attirava i suoi amanti per assassinarli buttandoli dentro in pozzi a rasoio. Si dice che il fantasma di Marfisa viva ancora tra le mura del palazzo, e che ogni tanto appaia per le strade della città su un cocchio trainato da cavalli bianchi con al seguito, come in un corteo, i numerosi amanti morti.
In onore di questa intrigante figura, Karasumaru metterà in scena una spettacolare performance notturna dal titolo “Korosu’–to kill (Io uccido)” dedicata a Marfisa d’Este e realizzata appositamente per l’evento, che evoca efferati crimini giapponesi uniti da un legame di sangue alla leggenda di Marfisa d’Este.
Accompagnano questi due “omaggi” a Marfisa una serie di ritratti contemporanei ispirati a famiglie giapponesi del passato, che, inseriti nel contesto del palazzo insieme a quelli della famiglia d’Este, creano un connubio tra Oriente e Occidente, tra passato e presente, dalle atmosfere liriche ed estetizzanti.

La mostra rientra nella ricerca che Yumi Karasumaru porta avanti dagli inizi degli anni Novanta, sviluppando parallelamente immagine pittorica e performance, e perseguendo un’intensa indagine culturale che riguarda il rapporto tra presente e passato del suo paese d’origine, il Giappone.
Si tratta di un discorso che parte dalle foto di famiglia, a volte scattate da lei stessa, oppure da ritratti di adolescenti o da documenti d’epoca. Il risultato è una forma ibrida, dove la memoria della pittura tradizionale giapponese coesiste con il clima pop, dove i colori vivaci e irreali creano un corto circuito in relazione ai titoli e alla drammaticità dei soggetti rappresentati.
Nei dipinti, come nelle performance, l’artista esplora la storia e lo spirito di un popolo sospeso tra tradizione ed avvenire; analizza la crisi di una società che ha subito la modernizzazione e l’occidentalizzazione dei costumi, che hanno determinato traumi profondi ed insostenibili lacerazioni, che si riflettono in un numero sorprendentemente elevato di suicidi ed assassinii.
Come nelle opere pittoriche, le performance combinano il teatro giapponese con quello occidentale, la memoria della pittura tradizionale nipponica con la cultura pop. Kimono e trucco bianco fanno da sfondo alle proiezioni che animano le storie narrate durante la performance.

Yumi Karasumaru, nata ad Osaka, vive e lavora tra Bologna e Kawanishi, Giappone. Dall’inizio degli anni Novanta ha partecipato a rassegne internazionali di grande rilievo dall’Europa agli Stati Uniti e al Giappone.

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