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Centro Documentazione Donna · 17 febbraio 2016 · ore 16.30

Medicina di genere

Dove

Centro Documentazione Donna
Via Terranuova 12, Ferrara

Quando

da 17 febbraio 2016 · ore 16.30

Debora Romano e Cristina Tarabbia
parlano di
MEDICINA DI GENERE
Un approccio clinico equo e appropriato alle patologie di donne e uomini

La medicina di genere, basata su due concetti fondamentali, il sesso, differenze strettamente biologiche tra uomini e donne, e il genere, influenza dei fattoti socio-culturali, non va considerata una nuova branca specialistica delle scienze biomediche .
È piuttosto una dimensione trasversale della medicina che fornisce una chiave di lettura più corretta delle osservazioni cliniche: la possiamo considerare uno strumento di maggiore appropriatezza clinica, diagnostica e terapeutica, per rispondere più adeguatamente ai bisogni di salute della donna e dell’uomo, nonché al principio di equità delle cure, e per ridurre il livello di errore nella pratica clinica.
La medicina di genere non è la medicina delle donne: si occupa di entrambi i generi laddove il dismorfismo femminile e maschile crea la differenza clinica.
È evidenza clinica il differente profilo di morbilità tra femmina e maschio: vi sono patologie che compaiono solo in un genere, altre prevalenti.
Al di là della prevalenza epidemiologica, comunque, donne e uomini che si ammalano di una stessa patologia presentano peculiari differenze nella fisiopatologia di organi e apparati, nella manifestazione clinica ed evolutiva delle malattie, tali da meritare un’attenzione diversa, studi e ricerche declinate secondo il genere, per produrre raccomandazioni e linee guida diversificate.
Anche la terapia farmacologica rappresenta una grossa sfida: i farmaci sono ancora poco studiati e sperimentati nella donna, e la scarsità di dati non consente alcuna conclusione definitiva
La medicina attuale è ancora antropocentrica, costruita a misura d’uomo sia a livello di arruolamento per la ricerca e gli studi clinici, sia di sperimentazione farmacologica e, per quanto antropocentrica, non cura sufficientemente bene neppure gli uomini, poiché trascura di cogliere la specificità maschile nelle patologie classicamente femminili.
Naturalmente, la conoscenza delle differenze deve sconfinare dall’ambito puramente culturale e prevedere importanti applicazioni genere-specifiche in termini di politica sanitaria: senza tale orientamento, i Sistemi sanitari fruirebbero servizi metodologicamente scorretti, discriminatori, ed economicamente svantaggiosi.
Alcuni contrastano la suddivisione per “genere” adducendo come motivazione che il paziente deve essere considerato come una “persona”. Proprio perché la /il paziente è una “persona”, la medicina di genere rappresenta uno strumento di equità e appropriatezza della cura in quanto consente di collocare ogni paziente (con la propria specifica individualità di genere) in una precisa posizione sulla gaussiana, anziché in categorie, cliché, stereotipi che conducono inevitabilmente al pregiudizio. La medicina di genere non rappresenta un ritorno alle diseguaglianze tra i sessi: svela realtà vecchie come il mondo, semplicemente osservandole da una diversa prospettiva

Debora Romano e Cristina Tarabbia sono la presidente e la responsabile scientifica della sezione di Ferrara dell’AIDM (Associazione italiana donne medico)

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