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Cinema Boldini · 14 settembre 2016 · ore 21.00

A girl walks home alone at night

Dove

Cinema Boldini

Quando

da 14 settembre 2016 · ore 21.00

Info

Organizzatore:
Cinema Boldini

Al suo primo lungometraggio Ana Lily Amirpour è stata segnalata dalla rivista “Filmmaker Magazine” tra le venticinque personalità emergenti del cinema indipendente. Di origine iraniana, ma cresciuta in Gran Bretagna e in California, Ana Lily ha scelto per il debutto una storia di vampirismo eterodossa, realizzandola in uno stile eclettico che unisce il cinema indie americano, i film di David Lynch, quelli di Sergio Leone, l’espressionismo tedesco: il tutto in un bagno altrettanto “fusion” di musica elettronica, rock iraniano e sonorità delle partiture western di Ennio Morricone. Gli stessi personaggi sono appassionati di musica e ne ascoltano di continuo; in una scena, la ragazza del titolo dice che la sua canzone preferita è Hello di Lionel Ritchie. Che l’aspetto musicale rivesta un’importanza centrale nel film risulta ancora più evidente quando si pensi che, fino a poco tempo fa, in Iran la musica occidentale era vietata. La storia si svolge in una terra di nessuno (Teheran? Detroit?) denominata Bad City e popolata solo di tossici, magnaccia, anime alla deriva. Vi si muove, con andature metafisiche, una fanciulla in chador nero che aggredisce e vampirizza i dannati del luogo. Il suo incontro con Amish, somigliante come una goccia d’acqua a James Dean, innesca una storia d’amore il cui unico riferimento possibile è (ma in versione proletaria anziché dandy) il film di Jim Jarmusch Solo gli amanti sopravvivono, recente cult indipendente americano. Se ogni racconto di vampiri contiene, infatti, elementi più o meno stilizzati di erotismo, A Girl Walks Home Alone At Night è soprattutto una (pudicissima, e tuttavia sensuale) storia d’amore tra due giovani solitari. Però fermiamoci qui: conoscendo il Paese dove Ana Lily è nata sarebbe facile (quanto approssimativo) applicare ai suoi personaggi una lettura allegorica, facendo ricorso ai rapporti tra donne e uomini nella società iraniana. Quel che sembra interessare la regista, invece, è soprattutto comporre un film intriso di punk e di cultura underground, un esercizio di stile (nel senso migliore dell’espressione) di grande destrezza, che si fa ammirare per la minuziosità e la precisione delle inquadrature e delle scene, insolitamente contemplative. Tutto ciò si capisce meglio sapendo che Amirpour è anche l’autrice di una graphic-novel sullo stesso soggetto e che l’ha usata come storyboard nella realizzazione del film. (Roberto Nepoti, Repubblica)

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