di Alida Nepa

“Hai studiato? Stasera ti interrogo. Quando hai la verifica? Alzati che è tardi, sbrigati, adesso non c’è tempo. Ancora ‘sto mal di pancia. Ma quanto pesa lo zaino? Troppi libri inutili. Bravo hai recuperato, ti meriti un premio… Andiamo in ferie quando le scuole sono chiuse ma la vacanza costa il doppio. Quando c’è il colloquio? Voglio sentire cosa mi dice la prof. Muoviti. Impegnati di più. Vediamo, dipende da quanto prendi. Un mese di riposo estivo e poi compiti.”

Alzi la mano il genitore che non ha mai recitato uno di questi mantra. Che impegno, fatica e disagio riuscire a conciliare lo studio, lo sport, le amicizie, il gioco, la famiglia.

La scuola ci condiziona la vita eppure non è vita” sostengono fermamente un migliaio di famiglie in Italia. Sono quei genitori temerari – una decina anche a Ferrara – che scelgono la strada di assolvere l’obbligo scolastico dei propri figli in modo diverso. Addirittura neanche la fatica di prendere l’auto o la bici per andare a scuola. Si perché la scuola è lì a portata di mano, a casa.

E’ sufficiente una comunicazione scritta, rivolta al Dirigente scolastico, di avvalersi della facoltà di istruire a casa il proprio figlio; i bambini possono poi sostenere un esame a fine anno per controllare il livello di preparazione. L’opportunità è aperta a tutti, a chi dovrebbe frequentare la scuola primaria (Elementari), la scuola secondaria di primo grado (Medie) e la scuola secondaria di secondo grado (Superiori); non è necessario per i genitori avere competenze o titoli di studio particolari, per essere aiutati  si possono utilizzare internet, le biblioteche e i corsi gratuiti, ci si può fare affiancare da un insegnante o qualsiasi persona di fiducia, si possono frequentare i gruppi di Homeschooling presenti nel territorio, senza dimenticare che ci sono anche tanti meravigliosi bambini autodidatti. L’art.34 della Costituzione italiana  precisa chel’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita”, senza specificare alcun obbligo di iscrizione in una scuola.

“Mah, io non sono convinta della scelta di mio figlio” ci confessa la nonna di Lorenzo “Ho paura della reazione che avrà mio nipote di fronte al mondo vero, che non socializzi, che non impari abbastanza, paura che l’impatto con una classe sia traumatizzante, che non trovi un lavoro adeguato, che si senta e diventi un diverso. Paura che mio figlio e sua moglie non siano all’altezza” aggiunge in un soffio.

“Certo, la responsabilità per i genitori aumenta” – sottolineano Mauri e Sara che con la figlia Anita di 7 anni abitano a S.Martino (FE) in una vecchia casa immersa nel verde “ma anche da parte del bambino deve esserci consapevolezza e serietà, non l’idea di una scorciatoia per non impegnarsi. Noi non siamo assolutamente contro la scuola, ma contro un certo tipo di scuola che impone i propri ritmi e non si sintonizza con i bisogni. Nella scuola tradizionale molto spesso gli alunni sono condizionati dal giudizio e imparano solo ai fini della valutazione, vengono considerati come semplici contenitori da riempire e non fuochi da accendere. Al contrario noi riteniamo che apprendere sia e debba essere una gioia, un piacere e una continua scoperta. Poi esistono sicuramente nella scuola insegnanti straordinari che però faticano a conciliare le esigenze istituzionali con quelle dei propri allievi.”

Ma che meraviglia riappropriarsi col proprio figlio del tempo, riscoprire che esiste una città che alla mattina è viva e non terribilmente vuota; che bello ritrovarsi con tanti papà e mamme che hanno gli stessi valori. Come è rilassante per i bambini passare le mattine aiutando in casa, preparare da mangiare, comperare nei negozi del quartiere, coltivare i propri interessi, scambiare due chiacchiere con i vicini di casa, frequentare la palestra, la piscina e gli amici con calma.

Ma io lavoro! La scelte della Scuola Parentale è più compatibile con lavori flessibili, se uno dei genitori è casalingo/a oppure quando la famiglia deve spostarsi in diverse città; ma è attuabile anche se i genitori lavorano entrambi e hanno la possibilità di fare turni diversi, se c’è la risorsa preziosa di zii e nonni in gamba, è praticabile se il genitore è solo ma semplicemente se la sente; c’è poi chi decide di ridimensionare il proprio lavoro e impegnarsi per qualche anno nella homeschooling accettando il sacrificio economico, un po’ come chi sceglie per il figlio una scuola privata prestigiosa: “Lo vediamo come un investimento riconosce Davide.

Aggiunge Cristina, insegnante, diplomata in pianoforte, laureata in economia e commercio nonché naturopata: “Io, che seguo sia i ragazzi che vanno nella scuola tradizionale che alcuni bambini della Scuola Parentale, noto una differenza enorme. I ragazzi della scuola tradizionale hanno un continuo bisogno di essere calmati e rassicurati, di chiarirsi che la famosa verifica è una verifica solo su un argomento, non su se’ stessi; hanno ritmi serrati, scarsa attenzione e poche capacità di ascolto empatico.  Al contrario, nei ragazzi homeschoolers noto ritmi più lenti, attenzione profonda, la capacità di instaurare relazioni significative e mature.”

Il disegno, l’arte e la musica, materie fondamentali del percorso parentale, aiutano ad essere consapevoli della propria ricchezza interiore; i bambini non sono costretti a stare fermi per ore in un banco, possono giocare imparando e non perdono il meraviglioso potenziale di coordinamento e manualità che spesso nella scuola viene atrofizzato. Elaborano idee e sogni molto chiari sulle loro capacità e sul proprio futuro, “vedono” lontano e si nota in loro uno sguardo, anche fisico, diverso: i bambini che hanno maggior esperienza di vita si relazionano molto meglio con gli adulti e con i bambini di ogni età.

Foto di Giulia Paratelli

Solesereno a Consandolo, vicino ad Argenta (FE), è un’affascinante azienda agricola immersa nella campagna che produce prodotti biologici di alta qualità, una cascina dove l’alimentazione sana è una priorità che qui si sperimenta ogni giorno con grande soddisfazione; è anche il punto di ritrovo settimanale di tante famiglie che non vogliono delegare al sistema l’istruzione dei propri figli. Partecipare agli incontri con Alda e Max  significa scoprire realtà di bambini che si ritirano da scuola, altri che vogliono tornarci, molti che rinascono dopo un percorso scolastico fallimentare, tanti che sperimentano percorsi inconsueti e recuperano inaspettatamente l’autostima perduta. Tommaso e Sebastiano hanno scelto con i genitori la Scuola parentale dopo alcuni anni di elementari; adesso Tommaso si sta preparando all’esame di terza media mentre Sebastiano, che ha 10 anni, con il padre ha progettato una tettoia applicando formule e calcoli in maniera impeccabile: la tettoia è perfetta. Qui si insegna e si impara: stamattina è in corso sul prato un laboratorio di poesia creativa e i bambini di varie età che vi partecipano – sdraiati su un materasso, assolutamente liberi di muoversi o andarsene – sono tuttavia rimasti un paio d’ore immobili e assorti ad ascoltare e parlare con Luigia, l’insegnante: una magia.

Nei gruppi di Scuola Parentale i ragazzi possono scoprire strumenti di ricerca, acquisire senso critico ed autocontrollo, oltre ad imparare con una didattica non tradizionale tutte le materie tradizionali. Matematica, informatica, storia , scienze, italiano e altre lingue possono essere comprese  con tecniche didattiche legate all’esperienza diretta, in sintonia col pensiero pedagogicamente perfetto: “Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco.”

Evelina, signora bulgara residente da tempo in Italia , abita da poco a Ferrara, in pieno centro: “Abbiamo due figli, Anais Carmen di 13 anni e Kliment di 5; mentre il più piccolo va nella bella scuola materna steineriana “Il giardino di Alice” gestita da Francesca Squarzoni, la più grande sta frequentando la seconda media a casa”. Esemplare alunna con medie scolastiche tra l’8 e il 9 in ogni materia, Anais si è trovata a dover gestire nello stesso periodo un cambio di città, di scuola e contemporaneamente ad affrontare alti livelli di agonismo nello sport in cui eccelle, la ginnastica ritmica, andando terribilmente in crisi. Rinunciare temporaneamente alla frequenza scolastica è sembrata a tutti un’ottima soluzione. “Non ho nessun ripensamento – afferma felice Anais – per ora sto bene così e farò anche la terza media a casa. Poi invece mi piacerebbe frequentare il liceo scientifico Roiti. Adesso sto preparandomi per affrontare la valutazione di fine anno presso la scuola media Tasso. Sono andata a salutare la mia classe, i miei compagni… erano molto incuriositi”. La mamma, attrice di professione, segue Anais nella preparazione scolastica, affiancata da amiche: “Ho scoperto uno stimolante gruppo di genitori della Scuola parentale di Villa Estense (PD) – rivela Evelina – e così mi sono avvicinata a questa realtà. Mia figlia è maturata, sparita ogni agitazione; frequentiamo amici che hanno figli, tante amiche di Anais vengono qui e restano a dormire, nessun problema di socializzazione come molti temono, anzi, i rapporti amicali sono distesi e sinceri”.

Foto di Alida Nepa

A Ferrara sta prendendo forma, per merito di un tenace gruppetto, l’idea di una Scuola Libertaria nella natura. Premesso che le etichette Scuola Libertaria, Parentale, Montessoriana, Steineriana e altre sono appunto etichette ed esistono tantissime differenze e sfumature, la Scuola Libertaria si regge su due pilastri:
1 –  i bambini sono liberi di scegliere cosa fare, a cosa interessarsi, che programma svolgere e con chi;
2 – le decisioni relative all’organizzazione scolastica vengono prese in modo partecipativo tramite il metodo del consenso/assenso.
Marcello ed Elena, che da un paio di anni vi stanno dedicando tempo ed energia,  sognano di riuscire a trasmettere la loro passione ad altri genitori pieni di energia per poter decollare in tempi brevi.
“Ragazzini che hanno avuto a scuola problemi di bullismo, oppure molto sensibili, con disturbi come dislessia/discalculia o deficit di attenzione, bambini che necessitano di ritmi diversi, alunni intelligenti e veloci che si annoiano in classe, tutti possono trarre grandi benefici dal non andare a scuola, anche solo per qualche anno” sottolinea Valentina, referente dell’associazione L’Albero Maestro, esperta di metodologie relative all’apprendimento e DSA. “Quest’anno abbiamo seguito con la Scuola Parentale una bambina di seconda media con seri problemi scolastici, comportamentali ed emotivi: nel giro di un paio di mesi è irriconoscibile, migliorata sotto tutti i punti di vista, soprattutto nell’approccio con le materie che prima rifiutava” aggiunge con soddisfazione.

E a chi sostiene che questi ragazzi poi avranno più difficoltà di altri a trovare un lavoro perché non hanno le capacità richieste dal mercato, i genitori rispondono che le abilità che i responsabili delle cosiddette “risorse umane” delle aziende valutano di più in un candidato sono proprio le competenze sociali e comunicative, la creatività, la capacità di problem solving, la motivazione, l’autonomia. Esattamente le materie scolastiche della Homeschooling.


Per approfondire
https://www.controscuola.it/www.educazioneparentale.org
Andrè Stern – Non sono mai andata a scuola. Ed.Nutrimenti
Alice Miller – Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero se’ – ed. Bollati Boringhieri
Erika di Martino – Homeschooling. L’educazione parentale in Italia” ed s.i.p., Pavia 2014.

Alcuni contatti a Ferrara
Genitori:
Mauri  –  mbenini@itaka.it
Evelina  – teatro.opla@gmail.com
Alda    –   aldalunare@gmail.com
Marcello – marcelguid@gmail.com

Insegnanti:
Cristina –  ed.parentale.fe@gmail.com
Valentina  – info.alberofe@gmail.com

3 Commenti

  1. Andrea V. scrive:

    Bell’articolo, della qualità sempre molto buona degli articoli di Listone-magazine.Venendo al tema dell’articolo nulla da dire: sono perfettamente convinto della veridicità delle esperienze che sono state raccontate in modo esauriente. E cercando anche di prevenire le evenuali obiezioni relativamente alla socializzazione, alla capacità di assumere comportamenti adeguati alle varie situazioni, alla preparazione, ecc.
    Ma francamente io riscontro che sia un modello non generalizzabile. Si tratta di privilegi che si possono permettere solo un’élite di famiglie, molto scolarizzate, con la possibilità di dedicare il loro tempo alla formazione dei loro figli. Si tratta di una piccola utopia realizzata da parte di persone con le idee molto chiare e con ambizioni parecchio elevate per i propri figli.
    La figura dell’Istitutore privato ha sempre accompagnato l’istruzione dei ragazzi, ma solo per una parte relativamente ristretta delle famiglie, quelle che diveco sopra.
    Chi insegna nella scuola e sta attraversamdo quattro decenni di scuola pubblica, come il sottoscritto, può con certezza dire che famiglie come quelle di cui qui si raccontano le esperienze sono una rarità. E quando si incontrano tali rarità, le reazioni scolastiche sono varie e spesso opposte: chi le ritiene dei rompiscatole e chi come me cerca di capirne le esigenze e di valorizzare i talenti dei ragazzi, quando ci sono. Sforzandomi di far capire che è il caso comunque di volare basso. Sempre.

    • Mauri scrive:

      Andrea, sicuramente chi come lei ha attaversato quattro decenni di scuola pubblica ne avrá anche visto la decadenza di questi ultimi anni, la morsa al libero arbitrio umano che è stato stretto attorno alle coscienza dei nostri ragazzi, io ho due figli, uno di 17, Giorgio e una di 7, Anita, che vede in foto nell’articolo, Giorgio sta facendo tutto il percorso della scuola pubblica, vivendo continui conflitti e tensioni con l’istituzione scolastica che gli impone una determinata struttura di comportamento e determinate nozioni da apprendere, senza movimento e stimoli pratici, stando quasi otto ore seduto in un banco più compiti a casa, in questi anni l’ho visto sempre più chiudersi allo studio e all’apprendimento, riducendo ogni giorno il suo potenziale, ovviamente questa è la mia esperienza, ed ora con il senno di poi mi sento complice del furto della sua infanzia, la sua linea della vita, l’infinito renge di possibilità che il destino ti offre sono stati canalizzati all’interno di un cubo cemento, dall’alba fin quasi al tramonto in un unica realtà possibile, quella raccontata dalla cattedra e dalla lavagna elettronica, dove ha dovuto persino chiedere il permesso per fare la pipì, che spesso gli è stato negato. Se a questo tempo “rubato” aggiungiamo il restante tempo assorbito dalla tecnologia, monitor vari, video giochi, telefonini e contenuti multimediali vari, dal mio punto di vista, siamo davanti ad un vero e proprio genocidio della biodiversitá umana. Cosa resta all’essere umano? Questa creatura naturale e teoricamente libera che si sta formando? Gli resta un giretto la domenica al parco urbano? È a questo che si riduce la vita? Cosa produce tutto questo? Cosa produce questa delega educativa che le famiglie danno ad istituzioni esterne? Per quel che ho visto sulla mia pelle, e vedo nei giovani in generale produce indifferenza e apatia alla vita, li vedo privati di ogni radice, in balia di un applicazione sullo smartphone nuovo, del giocattolo o la moda del momento, ecc ecc ecc ecc, ma che senso ha tutto questo? Societá, scuola e famiglia si accusano vicendevolmente di un declino che sembra inarrestabile.
      Homeschooling, educazione parentale, sono solo parole, per me significa rompere lo schema, creare un anomalia in una realtá oramai cristallizzata, una nuova variante di possibilitá di cui non conosco il risultato, ma il cuore e la mia parte più umana, quella che ancora crede alle utopie, mi spingono a percorrere, proprio per un senso di preservazione e protezione della vita. Quella vera.
      Su una cosa devo correggerla Andrea, non ho ambizioni per i miei figli, mi interessa solo che trovino se stessi, la mia scolarizzazione è molto bassa, sono stato espulso dalla scuola per incompatibilità e ho preso la terza media a 18 anni il resto l’ho appreso vivendo e approfondendo passioni, ma soprattutto non appartengo a nessuna elitè, anzi, me ne dissocio, le elitè girano in suv, fanno shopping, spesa alla coop, palestra e beauty farm. Le posso assicurare che le famiglie che conosco che hanno scelto di non scolarizzare i figli sono ben lontane dalle elitè, hanno rinunciato ai privilegi consumistici che questo sistema gli offriva, rivedendo le proprie abitudini di vita, impegnandosi continuamente in una sforzo di conoscenza, coscienza ed evoluzione personale. Io, a cuore aperto, vista la sua esperienza di insegnante la invito a partecipare a qualche nostro incontro, per vedere con i suoi occhi e sentire personalmente certe emozioni, portando la sua esperienza in un contesto libero ai nostri ragazzi… Dove possano trovare se stessi e prepararsi a volare alto, come spetta ad ogni essere umano.

      Mauri.

  2. giada scrive:

    Ciao, sono giada mamma di ismaele 7anni, e Noah un anno, a breve ci dobbiano trasferire li a ferrara, e volevo avvicinarmi a questo metodo di insegnamente per il mio primo figlio…a chi posso rivolgermi?grazie

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