Siete mai stati nel “paese che non c’è”? Vi do qualche indizio: lo sfiorate spesso, passando in automobile o in treno, per lasciare Ferrara e attraversare il fiume Po.

Si tratta di un luogo ai margini della città, accoccolato sotto gli argini possenti. Un luogo di cui resta un pallido ricordo e che, nel venire ricostruito, è stato letteralmente spostato. Oggi ci appare sgraziato e, a torto o a ragione, spesso mal giudicato. In un tempo non molto lontano era un paese bellissimo, ricco e prospero. C’erano un grazioso ponte di barche, industrie floride e tecnicamente all’avanguardia, una bella chiesa con opere dello Scarsellino e del Bononi, persino una piazza delle erbe colorata dal mercato e una lunghissima via coperta che ti portava all’attracco fluviale. Se tutto questo ancora non bastasse si puo’aggiungere che è stato un porto franco, dove transitavano imponenti carichi di merci provenienti da ogni dove.

Dopo tutti questi indizi, avrete senz’altro capito che stiamo parlando di Pontelagoscuro. Non quello che vedete oggi, ma quello che esisteva fino al 1944 quando, a causa di ben 34 bombardamenti aerei delle truppe alleate, è stato quasi interamente raso al suolo.

In questo “paese che non c’è”, o meglio che non c’è più così com’è stato, vi era un edificio incredibile. Una lunghissima costruzione, nominata Via Coperta, costruita nel XVII secolo e inizialmente adibita a deposito merci. Col passare del tempo divenne cuore pulsante dell’abitato e si trasformò nell’antesignana delle moderne gallerie commerciali. Sulla facciata di questa strana costruzione, prospiciente la Piazza delle erbe, gli abitanti del paese decisero di apporre una lapide. Era appena finita la Prima Guerra Mondiale e molte famiglie avevano perso i loro ragazzi. Il bisogno di ricordarli uno per uno era talmente forte da creare un comitato e sobbarcarsi la spesa. All’epoca di questi eventi, siamo nel 1921, il paese c’era ancora e nessuno poteva immaginare che una nuova orgia di sangue avrebbe nuovamente travolto il mondo intero. Una lapide, posta su un edificio oramai storico, offriva tutte le garanzie del caso per sopravvivere allo scorrere del tempo. Invece non è bastato. Assieme a tutto il paese, se ne sono andati sotto i bombardamenti la splendida Via Coperta e la sua lapide, oltre alla chiesa, le fabbriche e tutto l’abitato. Fortunatamente, anche se ci furono numerose perdite, fu fatta una massiccia campagna di sfollamento: d’altronde si sapeva che in caso di guerra le zone legate a snodi strategici, quali ponti e stazioni, sono da considerarsi probabili bersagli.

Courtesy Giovanni Pecorari

Finita anche questa guerra, si passò alla ricostruzione e i sopravvissuti si trovarono a vivere in un nuovo centro, un po’ troppo squadrato e decisamente spostato verso l’interno rispetto a quello originale. Forse il trauma era stato troppo forte, così forte da voler rimuovere ogni ricordo, dimenticare tutto. Forse si voleva guardare solo al futuro, con gli occhi colmi di speranze o forse, più banalmente, i soldi non bastavano mai. Quello che è certo è che nel nuovo Pontelagoscuro, che di quello vecchio manteneva solo il nome e qualche fortunato abitante, nessuno si occupò più di questa lapide. Il suo ricordo cominciò a scivolare lontano, lontano… fin quando un piccolo gruppo di persone non decise di andare a scavare nella memoria collettiva di questo vicino passato, e ripescarla a piene mani.

Gian Paolo Bertelli e Gabriele Botti, mossi da tanta passione e curiosità, sono stati il cuore pulsante di questo processo. Si sono immersi, come due abili sommozzatori, tra archivi e documenti per cercare non solo di ricostruire il contenuto della lapide, quanto per scoprire la storia nascosta dietro ogni singolo soldato. Sono stati così zelanti da rintracciare dei giovani caduti pontesani che erano stati “dimenticati” nella lapide originale, oltre a correggere nomi dubbi e provenienze errate. Questo difficile lavoro, che ha richiesto anni di meticolose ricerche, ha trovato espressione in un volume dal titolo: “LA LAPIDE DELLA VIA COPERTA – i Caduti Pontesani nella Grande Guerra”. Per realizzare questa impresa è stato fondamentale il supporto di numerose Associazioni d’Arma, del Comune e, sopra tutti, quello della Pro Loco di Pontelagoscuro, guidata dal battagliero presidente Giovanni Pecorari. L’associazione ha di fatto interamente sovvenzionato la realizzazione di una nuova lapide (rettificata e dall’aspetto più moderno) e la stampa del volume scritto da Bertelli e Botti.


Courtesy Giovanni Pecorari

Oggi, sabato 27 maggio, alle ore 15:00 nella Piazza Bruno Buozzi di Pontelagoscuro siete tutti invitati per assistere alla solenne cerimonia di scopertura della lapide, che verrà apposta fisicamente sulla facciata del Centro Civico.

Durante questa cerimonia verranno ricordati tutti i caduti pontesani della Prima Guerra Mondiale e assieme alle loro storie si tenterà, dopo anni di silenzio e oblio, di ridare vita a quel “paese che non c’è” ma che c’è stato, e che per questo deve essere ricordato.

La nuova lapide, inaugurata il 27 maggio 2017

 

1 Commento

  1. Florio Piva scrive:

    Se potessi mi piacerebbe partecipare a questa bellissima cerimonia, ma il mio cuore sarà comunque presente. Quel paese, che fu barbaramente cancellato, esiste ancora, eccome che esiste! Nella nostra mente non sono svanite quelle immagini che rivediamo malinconicamente in vecchie fotografie. Ancor oggi, quando ne ho l’occasione, mi ripasso il vecchio panorama e tra me e me sussurro un “qui c’era.., invece qui …..” Specialmente se,sull’argine nei pressi del ponte stradale, volgo le spalle al fiume, rivedo quella bellissima Chiesa con i vialetti che conducono all’ingresso e tutto il resto.
    Complimenti per l’articolo, veramente gradito.

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