Escludendo, per forza di cose, locali e circoli dove si accedeva solo su invito o se eri socio, noi ragazzi, pieni di entusiasmo per il ballo e le feste, discutevamo ogni volta che volevamo passare una serata musicale.

Ragazit, indondegna a balar stasira… ah?

Tutti conoscevamo molto bene le sale da ballo, quindi era importante chiarire quale indirizzo dare alla serata.

Ce n’erano due sconsigliabili per andarci con la morosa, mentre per le altre era solo questione di voglia. Non che una fosse migliore dell’altra, avevano solo caratteristiche diverse e per questa ragione spesso la scelta finale era data dalla maggioranza. Quando invece ciascuno di noi usciva con la fidanzata non c’erano mai dubbi, si andava sempre dove voleva lei.

Per una serata allegra e confusionaria, con ritmi indiavolati e trenini di samba si andava al Terzo Cerchio, oggi il salone della Casa dello Studente in Corso Giovecca, dove trovavi ragazzi degli ultimi anni delle superiori e qualche coppia “anziana” sui 30, 35 anni con rigurgiti di gioventù. Allegria molta, ma scarsissimo il livello del Bar e del servizio, non ricordo nemmeno chi suonava! Francamente a me non andava molto, ma per compagnia si faceva anche questo.

Prima del secondo conflitto mondiale c’erano i Gruppi Rionali con tanto di salone per le manifestazioni, quindi anche per ballare. Vicino a casa mia, c’era il Franco Gozzi, distrutto dalle bombe insieme al Palazzo Fiaschi in via Garibaldi. Il Gruppo Rionale era situato sul retro del suddetto palazzo e si affacciava sulla via che oggi è intitolata a George Byron, ai numeri 19 – 21 e 21/a. Ovviamente per questa sala da ballo non ci fu seguito.

In Via Mortara 171, quasi di fronte al famoso”70”, c’era l’Edmo Squarzanti, che nel dopoguerra divenne Il Circolo Avanti. Riprese l’attività come sala da ballo e nelle calde sere d’estate si danzava nell’ampio scoperto interno appositamente attrezzato. Questo ritrovo si chiamava Due Fontane, che tradotto in ferrarese diveniva “il Do Pomp”. Qui suonava la magnifica orchestra di Ugo Orsatti.

Nella “Orsatti” figuravano musicisti divenuti in seguito conosciutissimi e famosi per le loro capacità, come ad esempio Gianni Galavotti, batterista, che si prodigava in “assoli” da brivido, specie quando gli dicevano: “dai Gianni, fa al matt!”. Qualche anno dopo creò un suo complesso, il “Quintetto Jolli”, successivamente “Gianniquingiolli”. Comunque il titolare dell’orchestra, il maestro Ugo Orsatti, era un mago del violino. Calvo, con la sigaretta perennemente pendente dalle labbra sotto i baffi massicci, con gli occhi semichiusi per il fumo azzurro che lo accecava, suonava “Gelosia” che ti veniva voglia di strappare le vesti alla ballerina! Il cantante, il bravissimo e applauditissimo Vittorio Frignani, che aveva una voce dal timbro pastoso ed una discreta estensione, era il giusto interprete per quel genere di musica.

Il suo repertorio comprendeva, ad esempio, “Angeli negri”, che molti credono sia un pezzo di Fausto Leali a lanciarla mentre la  riprese modificandone solo leggermente un passaggio. Altri suoi cavalli di battaglia erano “La barca dei Sogni”, “Questa notte saprò …”, “In cerca di te” , famosi tanghi come “Poema” e “Adios Muciacios”, poi “Besame mucho”, “Perfidia” e “Tres palabras”, “Adios pampa mia”, “Bahia” e tutte le altre melodie tipiche del periodo.

In via XX Settembre 154 c’era invece il Giardino d’Inverno, che prima della guerra si chiamava “Oasi Derna”. Ho ancora nelle orecchie la voce pubblicitaria della Topolino furgone con altoparlante di Radio Ronchi, che girava per città invitando i cittadini:

Al Giardino d’Inverno, sabato e domenica sera, dalle 21 e 30 in poi si balla con l’orchestra 09 Orsatti e domenica pomeriggio tè danzante, sempre con la cantante, nostra concittadina, Carla Boni. Per prenotazione tavoli telefonate al 47 60…….Si,…. 47 60, per divertirvi in compagnia di… ecc…

L’Orchestra era la “09 Orsatti”, appunto, il cui repertorio era improntato sul classico sentimentale, come Valzer lenti, Beguine, Slow Fox, qualche pezzo speciale come “Harlem notturno” e molti altri balli mattonella. I toni erano discreti e calibrati in proporzione alle dimensioni della sala, l’ambiente era più “vivibile” e consentiva pure di sussurrare dolci paroline mentre si ballava. Il servizio al bar e ai tavoli era di primordine. Camerieri ben vestiti e dai modi gentilissimi. Se andavi una volta ci tornavi di certo.

Anche se l’attrattiva delle “Due Fontane “era forte, le nostre preferenze erano quasi sempre per il “Giardino”. Qui cantava appunto Carla Boni, che deve a questo locale il suo vero decollo professionale. Poco dopo fece un notevole salto di qualità entrando a far parte dell’orchestra Angelini, meritatissima riconoscenza al merito.

Bionda, portava spesso con disinvoltura attilatissimi abiti in lamé, tacchi a spillo e una piccola trousse a corredo. La vedevamo arrivare con sottobraccio una cartellina con gli spartiti, scendere i tre gradini che immettevano nella sala e camminare, con passo studiato, al bordo della pista fino a raggiungere il palco dell’orchestra. Poco distante un tavolino rotondo a lei riservato le serviva per posare gli spartiti e la trousse dorata.

Anche Vittorio Frignani fu premiato per la sua bravura, tanto da arrivare pure in RAI con l’orchestra Cergoli. Con Orsatti, invece, girò tutta la Versilia cogliendo successi e popolarità in ogni luogo.

Negli anni ’55 ’56 lo ritrovavamo d’estate in qualche occasione al Doro, di pomeriggio e anche qualche volta di sera, in Caffè Concerto. Il piccolo palco era situato tra le due porte d’ingresso e la distesa dei tavoli era dove oggi ci parcheggiamo le macchine quando ci fermiamo un attimo per un caffè.

Un Dancing estivo di notevole interesse era quello allestito nel giardino del palazzo Roverella, a cui si accedeva dal cancello di via Boldini. Era un piacevole ed accattivante luogo, sia per la ricchezza del verde sia per la pista rotonda illuminata da soffuse luci azzurre. Cantava Luciano Pellegrini, altro cantante ferrarese, con il maestro Benetti e la sua orchestra. Qui si trascorrevano bellissime e indimenticabili serate con ottima musica e un po’ di fresco.

Nel primo dopoguerra furono allestite altre due sale da ballo presso strutture che oggi farebbero rabbrividire ma il livello di educazione delle persone che le frequentavano era molto modesto, così la selezione dei  clienti era automatizzata.

La prima, abbastanza capiente, con prezzi d’ingresso e delle consumazioni quasi irrisori, era “Il Panfilio”Si proprio quel palazzo strano, ora nascosto da un altro edificio costruito sulla vasta area prospiciente Viale Cavour elegantemente recintata e  spesso trasformata in teatro all’aperto dove si recitavano commedie dialettali. La musica era riprodotta, primi tentativi di DJ set, pessima e tambureggiante a volume esagerato fino allo spasimo. Da evitare, ma rinomata per la grande possibilità di rimorchiare.

Si rimorchiava facilmente anche “al Farolfi”, ma questa era da evitare assolutamente. Sorgeva in Corso Porta Reno appena prima dell’albergo Nazionale. Questo locale era chiamato “al Gumitin” è ho già detto tutto con questa parola. Basti pensare che aveva un pavimento in legno che oscillava sotto il ritmo della danza, orrendo e pure pericoloso.

D’estate un richiamo quasi irresistibile era il “Serenella”, a Mizzana, appena dopo le curve a esse, sulla sinistra uscendo dalla città. Non potevi sbagliare: quattro pilastri un cancello e un lungo vialetto alberato esistenti ancor oggi come testimonianza di un passato musicale, per chi lo ricorda, che prendeva vita su uno spiazzo (forse un’aia) contornato di tavolini e lampioncini colorati, dove le coppie danzavano con la musica di orchestre più che valide, anche se poco conosciute, sotto le stelle e con molte, molte zanzare.

Alora, ragazit… cs’a fegna, andegna a balar? O no?!

3 Commenti

  1. ELY36 scrive:

    CHE PIACERE AVER LETTO I SUOI RICORDI. RICORDO BENE TUTTO QUELLO CHE HA DESCRITTO. I ”DANCING” LI HO FREQUENTATI ANCH’IO. MI REGALARONO I PRIMI AMORI, POI IL GRANDE AMORE, TRE FIGLI, ECC ECC. VOGLIO RINGRAZIARLA TANTISSIMO. DESIDERO RICORDARE IL MAESTRO GLAUCO ROSIGNOLI, SUONAVA IL PIANOFORTE E CANTAVA LE SUE CANZONI, ALLE 2 FONTANE. 1955. LA RINGRAZIO ANCORA TANTO.E.F.

  2. Valeriano Mantovani scrive:

    Valeriano Mantovani (Lello Moni)
    Ferrara 10 Agosto 2017
    Lasciami dire Caro Piva, sono del 1932 e abito a Mizzana dalla nascita e ho tanto lavorato per fare i primi passi al “Serenella” iniziammo ha lavorarci in tantissimi fin dal 1949 e tutti come volontari nel tempo libero, avevamo creato un “Paradiso” nel verde e per le zanzare, ma per motivi che non sto ha raccontare durò troppo poco 1955, politica e partiti cominciarono spartizioni in classi e “ideali” che la vita del dopolavoro comincia ha prendere altre vie. Bravo Florio Piva con una descrizione puntuale e precisa che mi ha fatto ricordare felicemente tempi di una gioventù che oggi i ragazzi si sognano, la solidarietà tra chi aveva e chi aveva un centesimo era una prerogativa del o ci andiamo tutti o nessuno, cosa che oggi è un sogno. Grazie Piva

  3. Florio Piva scrive:

    Memorie giovanili piene di malinconici rimpianti per quei tempi che non torneranno più. Mi dispiace moltissimo per i giovani di oggi che non sanno più che fare per provare qualche emozione, che invece noi trovavamo in modo molto più semplice, cercando la ragazza con cui volevamo ballare e al massimo potevamo offrirle una “gazosa”. Felice di aver trovato un coetaneo che può ricordare insieme a me quelle sere piene di zanzare e di spensieratezza. Valeriano, ti mando un carissimo saluto con molta simpatia.

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