Paogo Ameschi è un ragazzo da letto. Forse l’avete visto insieme a Teddy, l’altro Bedroom Boy, a Ferrara Sotto Le Stelle o all’ Urban Disorder. Correva il lontano 1997 quando Püz, cresciuto con la dance music, e Teddy, nettamente più punk-rock, si incontrarono in uno skate park minimale chiamato Area Street. Da uno “Spritz”, un programma di musica elettronica trasmesso su ReteAlfa, a collaborazioni con radio torinesi come 110 Web Radio e serate in mezza Italia, il passo è stato bello. Da un po’ di anni a questa parte Püz porta avanti l’alter ego di Paogo Ameschi. Tre i progetti più conosciuti in città: Porcoddisco, una serata di soli mashup, ovvero l’appuntamento mensile di quello che è invece Rock In Town al Renfe e Coolander, il progetto di serate itineranti trasmesse in diretta web insieme a Karola Hoffer, Nex e Lorenzo De Blanck. Paogo è inoltre curatore di un blog chiamato Musicaggini su Estense.com e si occupa di recensioni di dischi e concerti su Musiczoom.it. Tre le cose da segnalare: Calendar, un progetto di mixati mensili, la continua collaborazione con Marco Peedoo Gallerani (etichetta Hell Yeah) e il progetto Balearic Gabba Soundsystem, per la quale Paogo ha contribuito nella creazione di speciali mixati.

Gli abbiamo fatto dieci domande alla Listone per scoprire cosa c’è sotto le cuffie di un dj.

  1. Il pezzo che se l’hai sentito una volta non puoi dire di non averlo sentito

All Mans Land, Planet Funk. Un brano magico, semplice, ma che mi lascia sempre la voglia di riascoltarlo, è una delle mie canzoni preferite in assoluto.
 

  1. La canzone antidolorifico per eccellenza

La Terra vista dalla luna, Tiromancino. Un cambio di prospettiva che fa sembrare tutto ciò che ci circonda molto meno pesante.

  1. La canzone da servire al momento giusto, come il servizio buono della nonna

Around the world, Daft Punk. E’ quel pezzo (un po’ paraculo) che nelle serate danzerecce puoi inserirlo dove vuoi è sta sempre bene.

  1. Il pezzo che ti fa andare in jetlag mentale

Ce ne sarebbero tantissimi, ma se provo a raffinare la sensazione di jetlag mentale con accezione positiva, la scelta cade abbastanza inevitabilmente su Please stay di Mekon nel remix dei Royksopp, ripetitivo al punto giusto, con quella pausa centrale che sembra quasi farti ribeccare un attimo per poi ritrascinarti giù nel tunnel.

  1. La canzone per trasformare gli errori in speranze

Aerials, System of a Down. E’ la canzone che ascolto da anni ogni 31/12, prima di iniziare i festeggiamenti capodannosi; rappresenta un pò il momento per fare i conti con l’anno appena trascorso (nel bene e nel male) e mi dà la forza di affrontare i prossimi 365 giorni a venire con la giusta dose di speranza in qualcosa di migliore… e poi ci ripensi 365 giorni dopo.

  1. La canzone da indossare come i pantaloni sfondati di un pigiama di flanella:

Baba O’ Riley, Who. Un intramontabile classico, pezzo di chiusura di innumerevoli RockInTown, ha quel sapore di “vecchio” ed al tempo stesso estremamente familiare.

  1. Il pezzo eterno senza nessuna concessione alla moda

Losing my religion, REM. Sarò scontato ma ogni volta che l’ascolto penso sempre che sia un pezzo eterno, un brano senza età.

  1. La canzone per scacciare le paure come zanzare inutili

Mountain Side, Beardyman. Ogni volta che la ascolto mi suscita una tranquillità incredibile, fantastico come un artista così strampalato sia riuscito a tirar fuori dal cilindro un brano così delicato e rassicurante.

  1. La canzone per passeggiare in un bosco alla ricerca della strada di Robert Frost:

Non conoscevo l’autore e nemmeno la poesia, mi sono informato e direi che è un testo che calza a pennello, perchè in un certo senso scegliere la strada meno battuta è metafora delle mie scelte e preferenze musicali: Where do I begin, Chemical Brothers forse incarna a pieno questa metafora, per come è strutturato, per le sue melodie, per il suo crescendo e la sua esplosione… una passeggiata da fare in jetlag mentale!

  1. Il primo e ultimo album che hai avuto tra le mani:

Il primo album (rigorosamente su musicassetta, e poi ricomprato a distanza di anni anche in vinile), consapevolmente acquistato con la paghetta dei genitori, fu The Fat of the Land, dei Prodigy. L’ultimo, comprato sempre su vinile The Wandering of the Avener, un album che consiglio fortemente a tutti, non c’è un pezzo brutto che sia uno.

Chi è Paogo Ameschi? https://www.mixcloud.com/PaogoAmeschi/

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