Una carriera che oltrepassa più di quattro decenni, scandita dal suono della sua batteria. Nell’universo musicale di Daniele Tedeschi, oltre ai concerti, le collaborazioni con colleghi del panorama nazionale e internazionale, e l’attività didattica come insegnante nella Scuola di musica moderna di Ferrara, c’è posto anche per il libro ‘Una batteria in valigia’. Circa un anno fa Samuele Govoni ci ha raccontato alcune curiosità sul testo scritto a quattro mani con lui. Che nel suo percorso musicale ha viaggiato al fianco di cantanti come Andrea Mingardi e Miguel Bosé, di Massimo Ranieri e Vasco Rossi. L’occasione della presentazione di ‘Una batteria in valigia’, in programma venerdì 22 aprile, alle 19, nella Scuola di musica moderna, è dunque un pretesto per tornare sull’argomento. All’appuntamento al quale parteciperanno Samuele e il moderatore Stefano Muroni, ci sarà anche Daniele Tedeschi. Le sue parole, scarne ed essenziali, restituiscono un approccio a uno strumento, la batteria, che continua ad affascinare generazioni di appassionati.

Che cosa ha pensato la prima volta che è salito su un palco per esibirsi?

«Ero un ragazzino ed ero talmente incosciente che non ho pensato a niente, solo a suonare bene la canzone e a mettermi in gioco».

E quando ha visto in libreria ‘Una batteria in valigia’?

«Ma guarda, c’è il mio libro in vetrina… Non ci avrei mai creduto… ».

Lei ha suonato in diverse parti del mondo. C’è un concerto che, rispetto a tutti gli altri, le è rimasto impresso nella memoria?

«Ce ne sono alcuni, ma sicuramente quello che mi ha impressionato di più è stato al Madison Square Garden con Miguel Bosé, che fu il mio vero primo concerto di fronte a così tanta gente».

Se non fosse stato un batterista, a che cosa si sarebbe dedicato?  

«Avrei fatto il veterinario».

Che cosa rappresenta per lei presentare il libro all’interno della Scuola di musica moderna di Ferrara?

«Mi fa indubbiamente molto piacere, soprattutto perché è la scuola dove insegno ed è come una seconda casa».

Quali sono le qualità che deve possedere un batterista per suscitare il suo interesse?

«Deve avere del groove, dell’anima, del pathos, deve saper accompagnare una canzone e valorizzarla ritmicamente senza farci ventimila mitragliate per autocelebrarsi».

Più complesso suonare o insegnare musica?

«Suonare soprattutto dal vivo perché c’è tutta un’altra situazione psicologica ed emotiva rispetto alla tranquillità dell’aula».

C’è una domanda ricorrente che le pongono i suoi allievi?

«Direi di no».

Se il libro scritto con Samuele fosse un film, quale sarebbe la sua colonna sonora?

«Sarebbe una colonna sonora molto variegata… latin, pop, rock, funk… sarebbe la mia musica… mi racconterei attraverso i miei pezzi preferiti così come mi sono raccontato attraverso i miei aneddoti nel libro».

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