Foto di Alberto Gigante

Le persone si corteggiano, si sposano, fanno figli, lavano i piatti, tengono duro fino a sera con canzoni che possiamo trovare insignificanti. Ma il loro significato è dato dagli altri. C’è sempre qualcuno che dà significato a una canzone prendendo una donna tra le braccia o passando in piedi la notte. È questo che dà dignità a una canzone. Non sono le canzoni a dare dignità alle attività umane, sono le attività umane a dare dignità alle canzoni.

Leonard Cohen (Songwriters on Songwriting)

 A Ferrara se dici Torrione dici Jazz. Tre volte primo classificato come “miglior jazz club d’Italia” dai Jazzit Awards, il Jazz Club non sarebbe lo stesso senza Francesco Bettini alla direzione artistica. Nato a Ferrara nel 1974, studente al Liceo Classico Ariosto e all’Università di Bologna (Conservazione dei Beni Culturali) Francesco entra a far parte dell’Associazione Culturale Jazz Club Ferrara nel 1997 come semplice volontario. Oggi è il “Miglior Direttore Artistico” d’Italia (Jazzit Awards 2015)

Ecco la sua playlist personale. 

1) La canzone per descrivere Ferrara a chi non c’è mai stato

Inevitabilmente viene in mente l’atmosfera rarefatta, avvolta nella nebbia, la città metafisica che si rivela lentamente, passo dopo passo, nelle notti in cui vagando per le strade del centro non si incontra anima viva. Una quiete sospesa e introspettiva che prelude ispirati voli pindarici proiettati fuori del proprio cerchio, fuori dalla protezione offerta dalle mura, dalle proprie consuetudini e dalla città. Così d’istinto direi In A Silent Way” di Joe Zawinul, anche se Miles l’ha fatta sua! Oppure una bella ballad, classicissima, come Blue in Green” di Bill Evans, anche se Miles l’ha fatta sua!

2) Il pezzo che conosci a memoria

In genere la mente assimila una quantità impressionante di temi. Potrei canticchiare centinaia di pezzi – strumentistici o vocali che siano – ma sono soprattutto alcuni singoli frammenti, o la sensazione complessiva del brano, che s’imprimono indelebilmente nella nostra memoria. Siccome amo molto alcuni cantautori, soprattutto quelli che riescono a fare in modo che musica e testo si compenetrino, mi sono cimentato a tradurre alcuni dei più celebri brani di Chico Buarque de Hollanda, che in questa direzione è un maestro assoluto. Faccio un esempio: c’è un punto in Atràs da Porta” in cui l’andamento accordale della musica è totalmente funzionale all’immagine che ispira il testo della canzone. Se volete stare male, sentite questa versione dal vivo di Elis Regina a fine carriera e più o meno, a fine vita.

Per chi non si dovesse emozionare, consiglio di infilarsi la giacca e correre “Atràs da Porta” da uno psicoterapeuta, o tentare di apprezzare altre sfumature meno mielose, ma altrettanto profonde, del genio del buon Chico traducendosi e ascoltandosi “Construção” (dove, anche in questo caso, la musica sottolinea con il suo crescendo il climax dell’alienazione del protagonista).

3) La canzone che è da sempre la tua complice

“Wise One” di John Coltrane è complice anche solo perché è la sigletta del nostro sito  www.jazzclubferrara.com. Niente link su Youtube quindi, vi andate ad aprire il sito e ve lo guardate – specie la voce “Calendario” – almeno fino alla fine del pezzo.

4) L’album preferito dei tuoi genitori

I loro vinili, col tempo, li ho sottratti tutti e sono prevalentemente i dischi degli anni ‘70 che ascoltavano quando erano giovani e io un pargoletto. Beatles, Pink Floyd, gli Stones, Santana, ma su tutti c’è un capolavoro che girava sul piatto di casa talmente spesso, da essere forse l’unico di cui ho un vero e proprio ricordo d’infanzia: “Don Juan’s Reckless Daughter” di Jony Mitchell.

E chi troviamo in compagnia della bella e brava cantautrice canadese? Wayne Shorter, Herbie Hancock e Jaco Pastorius (lui qui veramente al Top!). Se devo però scegliere un solo pezzo direi “As” da “Song In The Key Of Life di Stevie Wonder, anche quello consumato e anche quello con Herbie Hancock (qui è Herbie ad essere al Top!).

5) La musica che ti fa sentire a casa anche al terminal di un aeroporto

Premetto che in viaggio porto sempre con me solamente i più recenti live “di rapina” registrati al Torrione San Giovanni. Ovviamente ascolto per lo più quei concerti che mi hanno coinvolto maggiormente, ma spesso riascoltando riscopro anche quelli che magari, lì per lì, non ero nella condizione perfetta per poterli apprezzare appieno. Che io stia facendo trekking in montagna o un viaggio in sella alla mia bicicletta, il sound è quello di cui le mie orecchie si nutrono durante l’inverno. Faccio però una precisazione, quando si è immersi in contesti naturali immacolati la musica c’è già e pertanto, che senso ha precludersi uno spettacolo vivo infilandosi degli auricolari? Ascoltate la musica, ma magari in altri ambiti e soprattutto ASCOLTATELA DAL VIVO!

6) La canzone giusta per crollare come una pietra sul divano

Visti i brani che fino ad ora ho proposto, immagino che quei pochi di coloro che si leggeranno questo sproloquio potrebbero pensare: “Alcuni di quelli sentiti fino a qui, un po’ soporiferi lo sono”. Ebbene, no! Si può fare di meglio. Che ne dite di Making Music” di Zakir Hussein? Lo metto anche in macchina nei periodi di produzioni concertistiche multiple e relativo stress da arresto cardiaco. Fino ad ora ha funzionato!

7) Il brano per togliersi la nebbia di dosso

Potevo andare a finire in Caribe, però un po’ umidiccio c’è pure lì quindi, già che stavo varcando l’oceano, perché non il clima secco di Sacramento (California), in cui nel 1976 spirava una bella brezzolina data dai metri cubi d’aria che stava inspirando ed espirando il sassofonista solista dei Tower of Power nel brano “Know Yourself Out”?

Siccome non c’è il video del concerto, se vi appassiona la respirazione circolare o volete capire come funziona applicata a uno e più sassofoni, eccovi un esempio del grande Rolando

8) La tua canzone preferita in una lingua straniera (l’inglese non conta)

Ho dodicimila canzoni preferite! Se devo eliminare quelle in inglese torno in America Latina i cui idiomi, a grandi linee, posso comprendere. Ma davvero ci sono troppe belle canzoni per indicarne una e ci sono troppi grandi compositori e parolieri che di canzoni indimenticabili ne hanno scritte a dozzine. Mi permetto di segnalarne uno che, a mio parere, è troppo poco considerato per il valore che ha. Parlo di Guinga che, interpretato da Monica Salmaso, è veramente ancor più fantastico. Il disco è della Salmaso, le musiche di Guinga e il titolo è “Corpo de Baile”

Se devo andare su territori noti ai più, eccovi: Urubu” di Antonio Carlos Jobim con gli arrangiamenti di Claus Ogerman.

Questa è musica popolare ragazzi! Ma non è per nulla un prodotto rancido del mercato come tutta la merda che non merita neanche di essere nominata e che inspiegabilmente riempie di folli folle i campi da calcio e i palazzetti dello sport.

Qualcuno ricorderà il datatissimo fantasy “La storia infinita”. Spero che ascoltare queste musiche, così semplici e così eleganti, ci sproni a far scomparire il Nulla dalle nostre vite. Non è poi così difficile…

9) Un genere musicale che meriterebbe una rinascita

Genere musicale? Non pervenuto. Meriterebbero una rinascita, in senso letterale (la rinascita) e in senso alfabetico dalla Z alla A: Frank Zappa (…) e Louis Armstrong.

10) La voce che fa rinascere i morti

Mi verrebbe “Thriller” di Michael Jackson. Purtroppo però i morti non rinascono, o se rinascono si trasformano in qualcos’altro ma di sicuro non in Zombie (sebbene ci sia qualche invasato che crede nella loro esistenza, d’altra parte come biasimarlo, c’è chi crede nel divino). È però interessante sentire la voce di chi sta per morire, specie nel momento in cui capisce che si sta accomiatando. Spesso gli esiti sono tali da regalare agli interpreti e alle loro canzoni la vita eterna. Visto che è una cosina truce truce e fresca fresca propongo “Black Star” di David Bowie.

Detto questo, se ne avete piene le scatole di ascoltare per l’ennesima volta “Black Star”, nel medesimo modo potreste farvi massacrare dal timbro pre-ascensionale di “I’m A Fool To Want You”, interpretata da Billy Holiday in “Lady in Satin”

E perché no, se ancora qualche kleenex vi è rimasto, riascoltatevi pure Atràs da Porta”.

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