L’ispirazione bussa quanto meno te l’aspetti. Sotto la doccia, mentre attraversi le strisce pedonali, quando sei alle prese con una storia da disegnare. Ne sa qualcosa il fumettista Donald Soffritti (vedi intervista qui: http://www.listonemag.it/2013/08/20/quando-i-progetti-seguono-la-scia-di-una-matita/), a cui si è acceso l’interruttore della fantasia proprio durante un momento di lavoro. «Stavo disegnando – ricorda – una storia per Topolino, con un sottofondo jazz. Era la musica di Charlie Parker. A quel punto ho immaginato artisti come lui uscire da un cartone animato. In quel momento ho sospeso la storia che stavo realizzando e mi sono dedicato al progetto». E il progetto, giocoso e accattivante al tempo stesso, riunisce la passione per la musica e il linguaggio dei fumetti. ‘Birds in jazz’ è infatti il titolo della sua mostra, in programma al Torrione San Giovanni fino al prossimo 21 dicembre. Una carrellata di dodici disegni per rappresentare, con un originale esito espressivo, altrettanti artisti. All’esposizione poi cui si aggiungono alcune vignette realizzate dall’inchiostratore e disegnatore Simone Di Meo.

Ecco che allora le pareti del Jazz club diventano nicchie, pronte a ospitare il curioso e insolito esperimento. E icone passate e moderne, che hanno scritto la storia del genere musicale, vedono modificare per l’occasione le proprie fattezze. Come ideali abitanti dell’immaginaria città di Paperopoli, sono catapultati in un universo espressivo che risente dell’estetica disneyana. E i lineamenti che li raccontano sono ancora più morbidi, più rotondi, più sinuosi. Come le note che ne hanno accompagnato e ne accompagnano l’esistenza reale.

«L’idea – spiega Donald – è partita nell’estate dello scorso anno. Per realizzare le tavole ho trascorso qualche pomeriggio. L’allestimento infine è durato un giorno di lavoro». A ispirarlo, anche una propria sensibilità musicale, coltivata suonando il sax in un gruppo. «La conoscenza di uno strumento – continua – è importante e ti porta ad apprezzare di più un lavoro che coinvolge la musica. Peraltro Charlie Parker suonava il sassofono ed è stato il primo personaggio al quale mi sono ispirato per questo progetto».

Impeccabile e abbottonato nel suo completo grigio, Charlie sembra prendere il fiato forse per tuffarsi nell’esecuzione del prossimo brano. Fra le mani, quel sassofono che scintilla nella penombra e che lo segue fedele a ogni esibizione. L’istantanea che lo immortala, con alle spalle gli spartiti musicali che ne hanno scandito il tempo, sembra ripararlo da una vita puntellata da eccessi e successi. La sua figura minuta e iconizzata annulla con un colpo di matita quelle pagine biografiche di tormenti e dipendenze. E restituisce la magia e l’eleganza del suo stile bebop, in virtù di quell’immediato senso di sospensione che l’energia del fumetto sprigiona. Il Charlie di Donald è ispirato a Parker, e il suo cognome recita Ducker. Il primo artista ‘paperizzato’ guida una carovana di jazzisti con il becco. C’è la trasposizione di Miles Davis, quella di Louis Armstrong, quella di Ella Fitzgerald. Ciascuno con il suo nome riscritto e con le sue sembianze rilette in chiave disneyana.

Foto di Andrea Bighi

«Ce ne sono diversi – illustra Donald all’inaugurazione della mostra – da Louis Armstrong a John Coltrane, passando per Paolo Fresu. In tutto, le tavole realizzate sono dodici. Ho disegnato artisti italiani e stranieri, del passato e del presente. E ho cercato di rappresentare ogni strumento musicale del jazz, anche se comprensibilmente i fiati sono la maggioranza». Per raggiungere tale soluzione espressiva, è utile chiarire come vari lo studio per disegnare, se il personaggio della Walt Disney è collocato idealmente nell’universo di Paperopoli o di Topolinia. «Quando si compie uno studio di questo tipo – prosegue Donald – bisogna tener conto di alcune differenze, connesse alle caratteristiche dei due universi. Tornando, per esempio, al discorso dei tratti somatici del volto, naso e bocca dei personaggi di Paperopoli sono riassunti da un unico becco. Al contrario i due elementi sono ben distinti nei personaggi di Topolinia». Un elemento, dunque, il becco, che sintetizza la componente di difficoltà dell’operazione. «Lavorando da tempo alla Walt Disney – aggiunge – per me il processo di ‘paperizzazione’ è abbastanza naturale. La complessità consiste nel fatto che il becco dei paperi comprende sia la bocca che il naso. Dunque la soluzione adottata comporterà che tutti gli elementi fisici siano somiglianti».

Non nuovo a esperimenti di deformazione dei personaggi, già nel 2006 Donald pubblica nel suo blog una versione anziana di supereroi, disegnati coi volti diversi da quelli originali. E ammette che ad affascinarlo è l’effetto che viene suscitato. «Nel caso di ‘Superheroes decadence’ – sottolinea – l’effetto era legato a gag comiche. Un lavoro che richiede parecchia osservazione dei dettagli». Lo spirito d’osservazione è un ingrediente importante anche nella satira politica, campo nel quale Donald si è cimentato in passato, confrontandosi con un pubblico di lettori diverso da quello tradizionale. «È stata – conclude – un’esperienza molto interessante. Peraltro a me piace molto tutto ciò che gravita intorno al concetto di caricatura».

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