Se hai avuto in sorte un talento fuori dal comune, è giusto che ti giochi le tue possibilità. Se sei stata selezionata da una delle migliori università degli Stati Uniti, che ti ha offerto una borsa di studio di quattro anni per permetterti di giocare nella sua squadra di soccer femminile, nella lega che rappresenta l’Olimpo del calcio femminile mondiale, allora significa che questa è l’occasione della tua vita e che non devi fartela scappare, anche se ciò vuol dire lasciarti alle spalle il tuo mondo, la tua famiglia cui sei tanto legata, il fidanzato e le compagne di squadra con cui fino a ieri hai condiviso gioie e delusioni. «Mia madre è ancora un po’ in ansia, ma sa che questa è una cosa che ho sempre desiderato e quando è arrivata la chiamata dagli Stati Uniti non potevo crederci».

Eleonora Goldoni ha un sorriso dolcissimo e le idee chiare per i suoi diciannove anni: sa che per realizzare il suo sogno (diventare una calciatrice professionista e, chissà, magari un giorno giocare accanto al suo idolo, Alex Morgan, la giocatrice americana più famosa del mondo, stella dell’ultimo mondiale in Canada e immortalata al fianco di Messi nella copertina di “Fifa 2016”) deve prendere il volo e atterrare là dove il calcio femminile è una cosa seria, gli stadi sono sempre pieni e gli sponsor generosi. Niente a che vedere con la realtà italiana, confinata alla sfera del dilettantismo, che sopravvive grazie alla passione di pochi tra tesserati e dirigenti, insultati dagli stessi vertici federali con la famosa frase pronunciata dall’ex presidente della Lega Nazionale Dilettanti (“Basta dare soldi a queste quattro lesbiche”). «Ci sono rimasta molto male- commenta Eleonora-. Dopo queste parole abbiamo voluto far sentire la nostra voce e molte calciatrici sono scese in varie piazze italiane, partecipando a un flash mob di protesta. Io ho aderito postando sui social network una foto con scritto “rispetto”. Queste dichiarazioni, purtroppo, arrivano da chi non conosce il nostro ambiente».

La strada che Eleonora ha seguito per arrivare a diventare un astro nascente del calcio femminile ha una curva sorprendente. Lei è una ragazza naturalmente portata per lo sport, che ha praticato fin dalla tenera età, ma non è cosa da tutti i giorni, per una bambina, innamorarsi di una disciplina che, secondo un luogo comune ben radicato, appartiene esclusivamente all’universo maschile. A volte, però, il destino è imprevedibile e si deve al più improbabile degli idoli se Eleonora ha deciso, per fortuna sua e nostra, di darsi al calcio: «Un giorno, all’età di sei anni, i miei genitori mi hanno portata a Milano a vedere la mia prima partita, Inter- Reggina; abbiamo vinto 6-0, lo ricordo come fosse oggi. Dopo un gol, quando Martins ha iniziato a fare le sue capriole mi sono detta: “Giocherò a calcio!”». E, al di là di una carriera non particolarmente brillante, sappia Oba Oba, semmai dovesse leggerci, che almeno il grande merito di aver determinato il destino di una futura possibile campionessa se l’è guadagnato.

Inizia, così, a tirare i primi calci nella squadra del suo paese d’origine, Finale Emilia, con i suoi coetanei maschi, sotto l’occhio attento di papà Mario, ex calciatore a buoni livelli in squadre della serie D modenese. «Da bambina ero molto maschiaccio, non c’erano bambole, gonne o altro: giocavo sempre con i ragazzi. Nelle categorie “pulcini” o “giovanissimi” non ci sono squadre femminili, solo miste ed io mi divertivo tantissimo, perché tutti si meravigliavano del fatto che una ragazza potesse giocare insieme ai maschi. Poi dai dodici anni inizia a incidere la differenza di struttura fisica e, a quel punto, sono stata costretta a entrare in una squadra esclusivamente femminile». Dopo una partita contro la New Team di Ferrara, la nota Roberto Baroni, allenatore della squadra, che ne intuisce subito il talento e si affretta a tesserarla. Siamo nel 2010 e, di pari passo con la crescita di Eleonora, anche la squadra ferrarese raggiunge importanti risultati, fino a vincere il campionato di serie C nella stagione 2012- 2013. Nel frattempo, il 10 settembre 2012, arriva l’esordio nella Nazionale under 19, a Belfast, in una partita contro Israele.

Foto di Piero Cavallina

Dopo cinque anni alla New Team e le prime esperienze con la Nazionale, gli scout di alcune università statunitensi puntano gli occhi su di lei: «La prima a farsi avanti è stata un’università dell’Ohio, i cui osservatori mi avevano vista giocare ad un torneo in Spagna con l’under. Poi, a novembre mi ha contattata la East Tennessee State University, dopo che l’allenatore della squadra di calcio femminile aveva visionato alcuni video delle qualificazioni al Campionato Europeo che abbiamo giocato in Turchia. Qualche mese fa è arrivata anche un’offerta dalla Florida, ma alla fine ho scelto l’università del Tennessee, che tra le tre è la più grande e mi darà la possibilità di continuare i miei studi lingustici; e poi la squadra, i Buccaneers, gioca in prima divisione». Una scelta che ha reso felice il coach, Adam Sayers, almeno a giudicare dalla dichiarazione ufficiale che si legge sul sito dell’ E.T.S.U. (http://www.etsubucs.com/wsoccer/news/2014-15/11798/sayers-signs-eleonora-goldoni-to-2015-recruiting-class/). «E’ da un anno che mi sento via facebook con l’allenatore. Nei Buccaneers giocano già due ragazze italiane e una di loro mi ha detto che ogni volta che passava davanti al suo ufficio nell’università, lui la fermava per dirle che era molto contento del mio arrivo. Mi sembra una persona gentile e disponibile».

A Johnson City Eleonora vivrà all’interno del campus, in un appartamento messole a disposizione dell’università e potrà godere di tutti i vantaggi del sistema universitario americano per perfezionare i suoi studi linguistici, dopo un diploma ottenuto con lode al Liceo Ariosto di Ferrara: «Le atlete negli Stati Uniti sono molto coccolate e seguite. Io amo tantissimo le lingue e l’inglese in particolare e conto di perfezionarlo». Ad accompagnarla nel suo lungo viaggio ci saranno, nelle prime settimane, i genitori, ma, comunque, Eleonora non sarà sola, poiché ha già avuto modo di conoscere una delle due ragazze italiane che giocheranno con lei nei Buccaneers; e, poi, non avrà neppure troppo tempo per guardarsi intorno: «Il quattro agosto inizia la preparazione e durante il mese avremo già le prime amichevoli, il ventiquattro cominciano le lezioni e a settembre sarà già tempo di campionato».

Il campionato universitario di prima divisione (Ncaa Division I) è il trampolino di lancio verso il mondo del professionismo ed Eleonora dovrà confrontarsi con una realtà sportiva completamente diversa da quella vissuta fino ad oggi: «Nelle università americane si praticano oltre venti sport, con squadre sia maschili che femminili affidate ognuna ad uno staff di allenatori e vice- allenatori, preparatori atletici e nutrizionisti. È un calcio molto più muscolare di quello italiano, perciò dovrò lavorare molto, soprattutto in palestra. Io sono un attaccante esterno che punta più sulla tecnica che non sul fisico, cerco sempre di saltare il mio avversario in dribbling. Dovrò adattarmi a uno stile di gioco per me nuovo, ma ho voglia di giocare e allenarmi seriamente, mi sento pronta a quest’esperienza e sono molto curiosa». E poi potrà continuare a coltivare le altre sue passioni, ossia la recitazione, la danza, il canto e il musical: «Mi sono già informata e ho scoperto che all’università c’è una vera e propria scuola di musical, come quella che frequento qui a Ferrara, all’Accademia d’arte “Progetto d’amore”, fondata dai miei genitori».

Prima di partire, l’ultimo pensiero va ai cinque anni passati alla New Team, col momento più bello rappresentato dalla vittoria del campionato di serie C, e alle sue compagne di squadra: «Sono state tutte molto contente e sincere. E’ normale che in casi simili possano nascere invidie, ma da parte loro non c’è stato niente di tutto questo. La settimana scorsa abbiamo organizzato una festa per salutarci e loro mi hanno preparato un video con tutte le immagini di questi anni e mi sono davvero commossa». Eleonora dimostra la sua maturità anche nell’analizzare il momento che sta vivendo il calcio femminile in Italia e nel resto del mondo: «Secondo me qualcosa cambierà, già adesso il nostro sport sta acquistando maggiore importanza a livello mondiale, anche per il solo fatto di essere stato inserito nei videogiochi. In Italia passerà ancora molto tempo prima che si raggiungano i livelli degli Stati Uniti, del Giappone o della Germania. Tra noi e loro c’è un abisso dovuto al maggior richiamo, alla maggiore organizzazione e ai più consistenti interessi economici che ci ruotano attorno».

A diciannove anni, di solito, si è come “sospesi” tra i propri sogni giovanili e una realtà che, spesso, s’incarica di disilluderti. Come scrive Joseph Conrad ne “La linea d’ombra”, «ci si chiude alle spalle il piccolo cancello della fanciullezza e si entra in un giardino incantato, dove anche le ombre splendono di promesse e ogni svolta del sentiero ha una sua seduzione». Eleonora, grazie al suo talento, si è guadagnata l’opportunità, concessa a pochi, di vivere il suo sogno. Buon viaggio!

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