Calzetti neri e ciabatte di plastica alla tedesca. Populous, un bicchiere di spritz vuoto e il cellulare premuto sull’orecchio destro, aspetta nella calma irreale della campagna. Veniamo in pace, portiamo i Taralli. « Oh, meno male » dice Andrea Rizzo, il suo percussionista «manchiamo da già cinque ore dalla nostra terra». L’ultimo album di Populous, artista pugliese e allo stesso tempo internazionale, si chiama Night Safari (Folk Wisdom/Bad Panda Records, 2014) e sa di lunghe notti d’estate e di languore sudamericano.

Benvenuto a Ferrara. So che non è la prima volta.

Infatti. Ho suonato da Zuni lo scorso inverno e anche all’Outdoor in estate, al Chiostro San Paolo. Qui ho anche dei buoni amici, come Andrea Zanot (Dj Hendrix).

Hai viaggiato molto nell’ultimo periodo, seguiamo le tue gesta su facebook. Com’è andata in Australia?

E’ bellissima, ma non ci vivrei. Lì la gente vive e lavora con l’obiettivo finale di farsi la casa e la barca. Io ho bisogno di altri stimoli. E solo l’Europa te li può dare. Un posto che mi è piaciuto tantissimo è Amsterdam.  Ogni tanto dico che voglio trasferirmi in Svizzera. Va’ dove ti portano i soldi insomma. Scherzo. Il fatto è che vedere certi posti della mia terra, la Puglia, che ha un potenziale altissimo, deturpati dalla spazzatura mi riempie di rabbia. Quando vedo tutta quello schifo in giro, mi fermo e mi metto a ripulire io.

Com’è cambiato il modo di fare musica oggi? Mi spiego meglio. Un musicista di Bologna, Francesco Brini dei The Bank, dice che non funziona più come una volta, quando si registrava un demo e lo si mandava a un’etichetta. L’unico modo sembra quello di autoprodursi sul web.

Senza dubbio è cambiato l’approccio alla produzione. E’ diventato più democratico e allo stesso tempo più scadente. Chiunque può dire ho fatto un disco. Bisogna setacciare la massa di roba fino a trovare il buono. Per fortuna esiste una combinazione di blog, magazine, siti come per esempio Soundcloud che aiuta nella ricerca. A volte scopro cose interessanti anche su youtube. E poi bisogna dire che non è solo la produzione, anche l’ascolto è diventato pessimo. Non parliamo poi dell’abitudine di ascoltare musica senza casse, è osceno.

Cosa pensi di questa affermazione di Domenico Loparco: L’aperitivo ha rovinato la scena musicale. E’ cambiato il modo di vivere la musica. Ora i locali preferiscono gli aperitivi, hanno abolito la musica dal vivo. (cfr. http://www.listonemag.it/2015/02/27/the-bank-funk-e-afrodisco-tra-ferrara-e-berlino/)

Di sicuro la musica, e la cultura in generale, sono diventati sinonimo di intrattenimento, la musica come sottofondo ha ormai preso piede in molti locali del nostro Paese.

Il tuo ultimo album, Night Safari, è di un anno fa. Stai preparando qualcosa di nuovo?

Sì, sono stato sei mesi a lavorare in una gioielleria in Puglia.

Quindi dobbiamo aspettarci una collezione di gioielli targati Populous?

No, non me ne frega niente dei gioielli. Mi aspetta un estate piena di concerti in giro per l’Italia. Nel frattempo lavoro a progetti paralleli, spot e documentari, e poi, naturalmente, al mio nuovo progetto.

Ti lasciamo preparare prima del concerto. Un’ultima domanda, come va la gola?

Ah, bene grazie. Quella battuta lì si è svolta in un tabacchino dietro casa. Ci sono rimasto un po’.  (Questa domanda ha senso solo per chi segue il profilo fb di Populous ndr).

Foto di Arturo Canaro

Mancano ancora due ore al concerto e tra una birra e un palloncino andiamo a sentire cos’hanno da dirci gli organizzatori del Veramiglia. Chi sono innanzitutto. Marco Formigoni e Alessandro Passerini di Discordia Art Collection, Associazione culturale per la promozione di arti visive, in  collaborazione con la Galleria del Carbone, Mirko Mantovani in nome dell’associazione BDC Skaters Event, responsabile della selezione musicale, che abbiamo già conosciuto in occasione di What is Rock 2013  e l’Assessore alla cultura di Portomaggiore, Alessandro Canella.

Alessandro, come ci puoi descrivere il festival di Veramiglia?

E’ una rassegna di arte, musica e creatività. Ci piace l’idea di poter arrivare a tutti, dalle persone più mature che possono apprezzare una Personale di Maria Luisa Onestini (mostra allestita all’interno della Vinaia) ai più giovani, con dj set e after di musica elettronica. E poi non siamo in un prato da concerto qualsiasi, abbiamo alle spalle la Delizia del Verginese, Patrimonio dell’Unesco. Ho voluto mettere insieme le associazioni del territorio dentro un macro contenitore, Atlandide. E’ stato faticoso, un anno di lavoro, ma ne vale la pena.

Marco: Nessuna associazione perde la propria identità all’interno della rete. Ognuno porta quello che rappresenta. Bisogna solo trovare la formula per valorizzare il luogo e attirare i giovani.

Mirco: Siamo felici della nostra scelta. Può sembrare un po’ di nicchia, come i Cyborg l’anno scorso. Non li conosceva nessuno ma sai quanti sono venuti a dirmi, oh, non li conoscevo, mi piacciono molto!

Almeno in campagna non avete problemi di vicinato. Perché il problema in città è dover spegnere la musica all’una di notte. E d’estate è insopportabile.

Alessandro: E qui ti sbagli. I vicini ci sono anche qui, in aperta campagna. Ci sono cinque, sei case che si lamentano della musica fino a tarda notte. Si sono lamentati per lo Zion Festival e ora sicuramente non mancheranno di farsi sentire.

Marco: Abbiamo fatto un compromesso, a mezzanotte spegniamo la musica e continuiamo dentro la Vinaia, uno spazio chiuso.

Le 22:30 di venerdì sera. C’è il palco, c’è Populous, ci sono le luci del Verginese che brillano nel buio come lucciole senza tempo. Ci sediamo al tavolo, birra alla spina e una bella piadina (come se esistessero piadine brutte). E’ il momento del gioco ora-ti-spiego-tutto-io, la sfilata di teorie socio-antropologiche sul perché stasera non c’è tanta gente come avremmo voluto. C’è chi dice è normale, è venerdì, tutti lavorano e arrivano stravolti e questo non è un posto per giovanissimi, ci vuole la macchina, ma domani (ieri per chi legge) è sabato sera, ci sarà il delirio, perché è tutta un’altra cosa venerdì rispetto al sabato. C’è chi dice che il bagno Malua e le sagre dell’arrosticino sono affollati come le spiagge di Copacabana, perché in Italia la serata gira intorno al primo-secondo-dolce da mettere insieme e mangiare è l’imperativo di ogni conversazione che si rispetti. C’è chi dice che Ferrara, come molte città italiane, è una città vecchia e che l’elettronica non ha ancora preso piede.

Toccando questioni come l’età anagrafica delle città italiane (l’Italia non è un Paese per giovani), le sagre (non si trova un posto per sedersi, manco fossimo morti di fame), e le vacanze in Puglia (ormai è tutto pensato solo per i turisti) il tempo si dilata e alla fine mi sembra di non sapere più cosa so. Le prime note di Hymalaya Reel to Reel rintoccano come vampe di zucchero. Scoppiamo l’ultimo palloncino e ci mettiamo a ballare.

Tutte le nostre chiacchiere e supposizioni intorno a una piadina vengono spazzate via dal sabato sera. Per il concerto degli Strike c’è talmente tanta gente che non si vede più il colore del prato. I trentenni nostalgici di Ferrara non abbandonano i loro Amarcord facilmente. Ma è l’after party degli Urban Disorder a portare ricambio generazionale: i liceali arrivano e pogano al piano terra della Vinaia insieme a chi nel 1997 al liceo c’era già e dice tra sé e sé “Oh da quant’è che non sentivo questa dei Prodigy”.

Veramiglia Festival, Via Verginese 56, Portomaggiore
Il programma di oggi: https://www.facebook.com/veramiglia

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