Se associo il tennis alla città di Ferrara, inevitabilmente mi vien da pensare a uno dei suoi figli più illustri, Giorgio Bassani, grande appassionato di questo sport e giocatore di buon livello, e al suo romanzo più famoso, Il Giardino dei Finzi Contini, in cui la parola “tennis”, a detta di chi ha avuto la pazienza di contare, ricorre per ben ventiquattro volte. Penso al campetto davanti al liceo scientifico, oggi purtroppo ridotto a uno spiazzo coperto dalle erbacce, dove da ragazzi andavamo a tirare le nostre prime pallate. E penso alla passione che la città nutre per questo meraviglioso sport, tanto che, nonostante il gran numero di circoli e di campi (davvero tanti per una città piccola come la nostra), riuscire a prenotare un’ora per giocare è un’impresa dannatamente difficile. Mai avrei immaginato però, che a Ferrara si fosse svolto, in un passato ormai non più tanto recente, un importante torneo internazionale.

Tempo fa, in una delle sue leggendarie telecronache in coppia con l’inseparabile Gianni Clerici, ho sentito Rino Tommasi accennare di sfuggita all’«Atp di Ferrara», ma li per li non c’ho dato troppa importanza, conoscendo la tendenza alla digressione dei due grandi giornalisti (tanto che Tommasi arrivò a soprannominare Clerici “Il Dottor Divago”). Poi, spinto dalla curiosità, ho provato a fare una ricerca su internet e, con mia sorpresa, ho scoperto che, in effetti, le parole di Tommasi non erano una semplice boutade, visto che il sito dell’Association of Tennis Professionals riporta il tabellone di un torneo giocato a Ferrara nel 1983. Ma dove si sarà mai giocato questo torneo? Forse sui campi del più esclusivo circolo cittadino, il Marfisa? A chiunque chiedessi (amici tennisti con più anni di me che, forse, qualche ricordo potevano averlo), tutti cadevano dalle nuvole: «Un torneo internazionale a Ferrara? Non ne so niente!», era la solita risposta. Poi un giorno uno di questi amici mi fa: «Ti do il numero di Turatti del Cus, lui è l’unico che può saperne qualcosa». E così provo a chiamare, ben sapendo che quella è la mia ultima speranza. Mi risponde una persona molto cortese che mi dice che sì, nel 1983 al palasport di Ferrara si sono tenuti nientemeno che i Campionati Internazionali d’Italia Indoor e che lui è stato uno degli organizzatori. Eureka, finalmente una traccia! Subito fissiamo un appuntamento. Dopo poco Turatti mi richiama: «Siamo fortunati- mi fa, entusiasta- ho trovato in un armadio del mio ufficio un sacco di materiale. Lì c’è tutto quello che ti serve».

Pierangelo Turatti, oggi, è il responsabile della sezione tennistica del Cus Ferrara. Insegnante di educazione fisica in pensione, è stato uno dei più importanti maestri di tennis della città: dalla sua scuola sono usciti Alessandro Dalboni, issatosi fino al numero 184 delle classifiche mondiali, e Giulia Casoni, numero 80 al mondo come best ranking. Ci riceve sui campi del Cus, dove i suoi ragazzi stanno tirando delle pallate micidiali a una velocità stupefacente. Sotto braccio ha una cartellina con l’intenstazione “Campionati internazionali d’Italia indoor – Palasport Ferrara, 12- 20 novembre 1983”, da cui estrae, come dal cilindro di un mago, i tabelloni dei tornei di singolare e di doppio (rigorosamente compilati a mano), la locandina della manifestazione, articoli di giornali e di riviste specializzate dell’epoca e comincia a raccontare: «Nel 1982 avevamo portato a giocare al nuovo palasport, per un’esibizione, alcune “vecchie glorie”: i grandi australiani Rod Laver (l’unico tennista al mondo ad aver realizzato per due volte il Grande Slam, nel 1962 e nel 1969, n.d.a.), Ken Rosewall, Roy Emerson e il sudafricano Cliff Drysdale. Forti di quest’esperienza, l’anno dopo la Federazione Italiana Tennis ci chiese di organizzare i campionati invernali indoor, che erano giunti alla sesta edizione e fino allora si erano disputati a Bologna e Ancona. Io all’epoca insegnavo e per seguire il torneo ho dovuto chiedere un distacco di otto giorni. Mi occupavo un po’ di tutto: dalla logistica alla gestione dei raccattapalle (che, in gran parte, erano i ragazzi che allenavo al circolo Dipendenti Comunali) e dei giudici di linea, dal trasporto dei giocatori fino alla gestione della cambusa».

Foto di Fabio Zecchi

Il torneo di Ferrara vantava un montepremi di 75 mila dollari, un tabellone di singolare maschile da 32 giocatori e uno di doppio, sempre maschile, formato da 16 coppie. Testa di serie numero uno del singolare era il californiano Hank Pfister, allora numero 23 al mondo, ma tra i partecipanti c’era anche Roscoe Tanner, detto il “bombardiere di Chattanoga” per la potenza del suo servizio, che vantava una vittoria all’Australian Open del 1977 ed una finale a Wimbledon nel 1979, persa in cinque set da Borg. E poi c’erano alcuni giovani che avrebbero fatto strada, come il francese Guy Forget, che nel 1991 raggiunse la quarta posizione mondiale e recentemente è stato capitano della Francia in Coppa Davis e lo svizzero Jacob Hlasek, il più forte giocatore elvetico prima dell’arrivo di Federer. Tra gli italiani spiccavano i nomi delle giovani promesse Francesco Cancellotti e, soprattutto, Paolo Canè, che al primo turno sconfisse proprio Forget in tre spettacolari set. Canè era un tipo complicato, dotato di un talento tennistico purissimo, capace, però, di disperderlo in leggendari scatti d’ira che ricordavano il grande McEnroe, a quei tempi dominatore del tennis mondiale. Non è un caso che Gianni Clerici l’abbia soprannominato “Neurocanè”: «Canè lanciava degli insulti terribili ai giudici di linea che erano terrorizzati – ricorda sorridendo Turatti. Dovevo metterci tutto il mio impegno per tranquillizzarli».

La riuscita dell’edizione ferrarese dei campionati internazionali (che avevano anche una copertura televisiva garantita dalla Rai, con alcune finestre all’interno dei telegiornali sportivi) è stata il risultato di un grande lavoro organizzativo. «La notte prima dell’inizio del torneo abbiamo dovuto montare in fretta e furia il campo sul parquet del palasport, si giocava sul Supreme, una superficie molto veloce. Tutti i giorni si cominciava alle 10 del mattino e si proseguiva fino a mezzanotte; gli allenamenti e i turni di qualificazione si tenevano alla palestra di Vigarano Mainarda. Avevamo bisogno di un gran numero di persone e molti appassionati di Ferrara si sono resi disponibili; c’era gente che usciva dal lavoro col panino in mano e correva a fare il giudice di linea». Turatti ricorda anche un aneddoto curioso: «Il giorno dell’inizio del torneo l’Omega recapitò il tabellone elettronico per il punteggio e i nomi dei giocatori, ma l’operatore che doveva installarlo non si presentò. Ci pensò Alfonso Piscopo, detto “Picchio”, personaggio eclettico e pure buon tennista a configurarlo in pochi secondi e, dato che non erano ancora arrivati i giudici di sedia ufficiali, arbitrò lui, in inglese, la prima partita».

Ferrara nel suo complesso fu coinvolta dall’evento, con una buona affluenza di pubblico al palasport. I giocatori qualificatisi al tabellone principale alloggiavano in pieno centro, all’Hotel Astra, mentre l’altro hotel a disposizione degli organizzatori era il Nord Ovest; per i pasti di dirigenti, personale organizzativo e giocatori era stata stipulata una convenzione col ristorante “Al Doro”, in via Padova. «Il supervisor americano del torneo non era particolarmente esigente – continua Turatti – Bastava portarlo a mangiare e bere e lui era contento». Furono organizzati vari eventi promozionali in città, con i tennisti impegnati a firmare autografi in vari negozi sportivi e non mancò anche un episodio bizzarro, con alcuni giocatori americani finiti in questura e poi rapidamente rilasciati per aver rubato una torta al ristorante dell’albergo.

Lo svedese Thomas Hogstedt, numero 40 delle classifiche mondiali e quinta testa di serie del seading, vinse il singolare, sconfiggendo in finale, col punteggio di 6/4 6/4, lo statunitense Butch Walts, che si consolò vincendo il torneo di doppio in coppia col sudafricano Bernard Mitton, battendo in tre set la coppia formata dal cecoslovacco Stanislav Birner e dallo svedese Stefan Simonsson. «Personalmente è stata un’esperienza molto gratificante – conclude Turatti. Quella fu una delle ultime edizioni dei campionati indoor, la federazione non credeva molto in questa manifestazione, tenuto conto del fatto che stavano nascendo tornei più ricchi che esercitavano una maggiore attrazione sui giocatori. Inoltre, il periodo in cui si giocava, alla fine di novembre, che nel tennis rappresenta il termine della stagione, non era molto felice».

Oltre trent’anni sono passati da quell’unica edizione ferrarese degli internazionali e da allora il grande tennis non ha più fatto tappa a Ferrara. Non è pensabile che possa ripetersi un’esperienza come quella, anche considerando che città come Milano, Firenze, Bologna o Palermo hanno dovuto, negli anni, rinunciare ad organizzare i loro prestigiosi tornei per ragioni economiche piuttosto che di calendario. Sarebbe, però, un bel premio alla passione che tanti ferraresi di tutte le età dimostrano per questo sport, se la Federazione decidesse di far giocare nella nostra città una partita di Coppa Davis o di Fed Cup.

2 Commenti

  1. Delez scrive:

    Eh si vede che sei giovane…. me lo ricordo bene quel torneo.
    Forse vuol dire che io sono vecchio…

  2. Giorgio Trombetta scrive:

    Mi ricordo benissimo dell’evento unico nella nostra città oltre al maestro Turatti come non ricordare gli sforzi organizzativi di Andrea Manservisi (scomparso qualche anno dopo) di Massimo Annesi allora presidente provinciale della Fit io mi occupai della pubblicità sulle radio locali ricordo indimenticabile.

Lascia un commento

Prima di lasciare il tuo commento, ricordati di respirare. Non saranno ospitati negli spazi di discussione termini che non seguano le norme di rispetto e buona educazione. Post con contenuti violenti, scurrili o aggressivi non verranno pubblicati: in fondo, basta un pizzico di buon senso. Grazie.