Questa è una delle prime pagine di Charlie Hebdo, il settimanale di satira preso di mira dall’attentato a Parigi di ieri:

10896839_10155069821850032_1236317339042820333_n

Questa invece è la locandina di un concerto rock che si terrà a febbraio a Ferrara. Per chi non lo riconoscesse, l’uomo raffigurato con una Barbie in mano è l’Arcivescovo di Ferrara, Mons. Luigi Negri.

Immagine1

La locandina circola tranquillamente per qualche giorno sulla rete, poi viene notata da un quotidiano locale che accende la miccia dell’opinione pubblica per creare un po’ di commento, in breve viene ripresa via via da tutti gli organi di informazione locale per speculare sulla notizia con qualcosa di pruriginoso e politically uncorrect. Viene chiesto un parere alla Curia, uno all’Arci, uno al locale che ospiterà l’evento (Arci Bolognesi): naturalmente tutti cascano dal pero perché locandine come queste girano soprattutto sui social network e hanno una visibilità spesso limitata ai fruitori abituali di musica dal vivo. Tutti però si dissociano, prendono le distanze, con una mano alzano il telefono e la fanno rimuovere entro un’ora, mentre con l’altra si impegnano a far presente sui social network che “siamo tutti Charlie Hebdo”.

Per chi conosce un minimo l’ambiente della musica indipendente sa bene che simili locandine vengono spesso autoprodotte dalle stesse band, messe in rete a piacere senza richiedere permessi di alcun tipo o pareri al locale ospitante lo spettacolo. Tutto fila liscio anche quando propongono contenuti ben più offensivi di un Vescovo con una bambolina in mano, perché i destinatari di questi poster non si fanno alcun tipo di problema davanti ad immagini più o meno esplicite, la rete ci ha abituato a tutto ormai. Facile dissociarsi dal suo contenuto giorni dopo, solo quando interpellati dai giornali e in una giornata come quella di ieri, dove la libertà di satira finisce per essere pagata con la propria vita e diventa materia dei telegiornali di tutto il mondo.

Se riesce quindi ad offenderci ed imbarazzarci una ragazzata ad opera di un gruppo musicale che voleva avere un po’ di visibilità in rete (e che a questo punto ha perfettamente colto nel segno), se non sappiamo riconoscere che il diritto alla satira in ogni sua forma è universale tanto quanto per i musulmani che per i cattolici, Ferrara, nel suo piccolo, sembra essere molto, molto distante da Parigi.

Almeno da queste parti no, non siamo tutti Charlie Hebdo.

14 Commenti

  1. MG scrive:

    “Se riesce quindi ad offenderci ed imbarazzarci una ragazzata ad opera di un gruppo musicale che voleva avere un po’ di visibilità in rete […] se non sappiamo riconoscere che il diritto alla satira in ogni sua forma è universale tanto quanto per i musulmani che per i cattolici, Ferrara, nel suo piccolo, sembra essere molto, molto distante da Parigi”

    …mi chiedo solo se davvero il diritto alla satira, in ogni sua forma, sembri implicare per sua stessa definizione l’assenza di ogni limite. Limite che non è censura, ma semplice rispetto per le opinioni/religioni/etc. altrui. Rispetto che, sinceramente, fatico a rinvenire in certe forme artistiche, esemplificate, tra le altre, dalla copertina e dalla locandina che avete riportato.
    Preciso (anche se – probabilmente o aspicabilmente – non sarebbe nemmeno necessario farlo) che queste mie affermazioni non vogliono in alcun modo legittimare o giustificare nessuna reazione violenta nei confronti di chi si avvalga di questo uso (o abuso) della satira.

    • flaccido scrive:

      le idee, le religioni e le opinioni non sono degne di rispetto!
      le persone sono degne di ripetto!

  2. Florio Piva scrive:

    Moltissimo tempo fa nei locali pubblici c’erano piccoli cartelli, ma molto visibili perché in posizioni strategiche, ove era scritto: LA PERSONA CIVILE NON SPUTA IN TERRA E NON BESTEMMIA. Eppure la gente continua tuttora a sputare in terra e a bestemmiare. La satira è un sacrosanto diritto e,se non ti piace non la guardi.La pagina di Charlie Hebdo per me è inguardabile, mi offende profondamente! Non per questo vado a Parigi per eliminare i superstiti. Vi faccio presente che non sono un “bigotto”,Per quanto riguarda la locandina,riconosco l’originalità esecutiva di chi l’ha fatta, ma io con a un concerto che mi invita a quel modo, non andrò mai. A me piacciono le cose che emergono e piacciono per il loro valore intrinseco, non quelle che utilizzano qualsiasi mezzo per affermarsi anche se consapevolmente offendono qualcuno!

  3. JM scrive:

    Al di là della situazione di dramma che vive la Francia e di tutte le interpretazioni che ne stanno scaturendo, il punto dell’articolo che infastidisce maggiormente è la rimozione che l’arci ha imposto, ciò è assurdo e ridicolo. Non entrando nel merito del personaggio in questione e dei suoi rapporti con la letteratura di una parte politica (estrema), può darsi che le pressioni siano state esercitate poiché il bolognesi alloggia in un manufatto probabilmente del patrimonio immobiliare ecclesiastico (è un’ipotesi). In ogni caso, è alquanto triste che non ci sia stato alcun tipo di difesa del manifesto.

  4. Sara scrive:

    Censura: controllo della comunicazione o di altre forme di libertà (libertà di espressione, di pensiero, di parola) da parte di una autorità.

  5. Giacomo scrive:

    Davvero si può ritenere offensivo questo manifesto?
    Personalmente ritengo offensiva la mancanza di ironia e l’incapacità di scindere l’offensivo dall’inoffensivo, inoltre, proprio perchè la protagonista è un’immagine del vescovo, trovo decisamente più offensiva la richiesta dello stesso di recintare parte del sagrato del Duomo, dimenticando la funzione storico-sociale stessa dei sagrati e dei porticati siti intorno alle chiese: quelle di accogliere i pellegrini e permettervi di alloggiarvi anche stabilmente come luogo ospitale dopo le fatiche dei pellegrinaggi [e sono ben consapevole che il mercoledì sera non sono i pellegrini a sostare sul sagrato, ma sempre di accoglienza si dovrebbe parlare, per definizione cristina, invece che di chiusura, fisica o mentale che sia].

  6. Gianni Guareschi scrive:

    Infatti oggi ho sentito che gruppi di cristiani si stanno organizzando per trucidare gli autori di questo volantino. La mancanza di obiettività di quelli come voi, vi fa schiavi anche se vi sentite tanto liberi.

  7. Ruggero scrive:

    Bell’articolo, concordo appieno e mi fa molta tristezza vedere le reazioni di molta (forse gran parte) della gente d fronte ai fatti di ieri. Se uno arriva a condannare la strage a Parigi e allo stesso tempo a giustificare la (auto?)censura dell’Arci significa che non ha proprio capito nulla.

  8. mina scrive:

    Noto con dispiacere che nessuno, nè il redattore dell’articolo nè chi commenta, ha saputo mettersi dalla parte della vera vittima di tutto questo polverone (maddai, polverino). cioè IL FOTOGRAFO. Ho letto sui social che chi ha scattato la foto, e che pare faccia questo per LAVORO e non per HOBBY, si sia arrabbiato molto perchè il pistola che ha photoshoppato la locandina ha frugato alla buona su Google, prendendo un suo scatto: 1) senza chiedergli se gli stava bene 2) senza chiedergli se l’utilizzo aveva un costo. Questo, amiconi miei, non solo non si PUò fare… ma non si DEVE fare.. Se chi ha fatto la locandina è il classico smanettone che suona in uno dei gruppi in elenco, oltre ad andare a suonare GRATIS, sputtanando un mestiere e una categoria che già è alla fame per colpa degli hobbisti come lui, ruba il LAVORO di un altro. Di tutto il resto (Arci e Curia) non me ne sbatte niente.. solo chiacchiericcio di egemoni lestofanti… E alla fine, l’unica che piglia moneta da concerti come questi è sempre e solo la SIAE.

  9. Francesco scrive:

    da quello che so la foto è stata presa senza alcuna autorizzazione, il fotografo non ne era informato affatto. A prescindere dal modificarla o meno, non ci si può appropriare di una foto altrui come se nulla fosse. Credo che questo sia il vero problema, e non eventuale cattivo gusto, o blasfemia che sia. A Parigi CREAVANO vignette audaci, originali, che potevano piacere o meno, ed è finita come sappiamo. Loro sono i veri censurati. Qui è stata presa una foto altrui, che poi è stata modificata. C’è una certa differenza.

  10. Marco scrive:

    Anche la vostra è censura bella e buona. Perchè cancellare la parte bassa della locandina? Perchè tagliare dove c’è scritto ARCI? Perchè appoggiate l’Arci? Perchè anche voi avete avuto delle direttive dalla casa madre che finanzia tutti i vostri progetti? O che vi para il **** in ogni cosa che fate? Bella la morale. Ma voi non siete meglio di chi censura.

  11. Stefano Ravaioli scrive:

    Mi pare evidente che non hai colto il punto: provo a spiegarti come la vedo io. 1. E’ evidente che il diritto di satira è irrinunciabile. 2. Ma lo è anche il diritto di critica. Quindi: nessuno può mettere in discussione il diritto di fare vignette anche piuttosto pesanti, o di confezionare locandine di cattivo gusto; ma nessuno può altresì mettere in dubbio il diritto di dire che una vignetta, o una locandina, è di cattivo gusto o addirittura fa schifo. Nella cultura tollerante che si è formata in Europa negli ultimi mille anni (rispetto ai quali ti invito a una ripassata veloce), si possono fare vignette pesanti e locandine di cattivo gusto, ma è anche possibile criticarle, dire che fanno schifo o che sono espressione di un gusto trash che non si condivide. Vauro su questo ha scritto qualche riga illuminante su questo, che puoi trovare sui social network e sul suo sito. Quello che non è assolutamente ammissibile è censurare, impedire, cancellare, e – ovviamente – uccidere. Non pr una vignetta, non per uno slogan, non per una parola, non per un concetta, non per qualunque cosa che possa essere considerata libera espressione del pensiero.

    In sostanza: le vignette di Charlie possono anche farmi schifo, ma non ho il diritto per questo di impedire che vengano pubblicate. Ma il diritto di critica resta, caro mio: anche nei confronti di una locandina di gusto discutibile come quella che tu hai preso come termometro della tenuta democratica della comunità ferrarese. Essere Charlie significa proprio questo: non è detto che le tue vignette mi piacciano, ma tu pubblicale, perchè questa è la libertà democratica che abbiamo scelto. Voltaire in fin dei conti diceva questo, e al tempo suo i kalashnikov non erano nemmeno stati inventati.

  12. Ontars scrive:

    Per quanto ne so è fuori luogo gridare alla censura perché l’ARCI ha ritirato sua sponte il manifesto, e forse appunto per i ben sottolineati motivi di copyright.
    Bah, mi sembra un articolo qualunquista del tipo “ah come siamo stupidi, come vorrei che la gente aprisse gli occhi sul nostro provincialismo” fatto in modo a sua volta provinciale. Capiterà anche a me un giorno di svegliarmi con la pretesa di essere un arguto critico autore di satira e pubblicherò una copertina blasfema (e mi si permetta: non c’è né l’arguzia né la matita di Magritte dietro ad essa…) con riferimenti inconsistenti ad un evento locale che non c’entra un cavolo con la satira, per sentirmi un po’ martire del cazzeggio anch’io? Boh.
    Nel frattempo Je ne suis Charlie PAS.

  13. Gabri scrive:

    Condivido le opinioni di MG: è aberrante ciò che è accaduto in Francia.Io mi sto impegnandeo perchè sia approvato in Italia e nel mondo il reato di tortura e sia abolita la pena di morte in tutti gli stati, figuriamoci se posso accettare l’uccisione per opinioni! Detto questo, penso che ogni persona debba interrogarsi sulle conseguenze dei suoi gesti e delle sue parole. Una satira cosi irrispettosa delle fedi religiose e politiche non può suscitare che odio e desiderio di vendetta e di tutto c’è bisogno fuorché di questo. La satira sulla razza in Germania è sfociata nell’odio razziale per gli Ebrei e nella 2^ guerra mondiale

Lascia un commento

Prima di lasciare il tuo commento, ricordati di respirare. Non saranno ospitati negli spazi di discussione termini che non seguano le norme di rispetto e buona educazione. Post con contenuti violenti, scurrili o aggressivi non verranno pubblicati: in fondo, basta un pizzico di buon senso. Grazie.