Da un lato la tendenza dell’universo a volgere verso l’infinito, dall’altro quella del collezionista a raccogliere le cose in un luogo finito. La distanza fra i due mondi, in apparenza lontani, è un terreno che un appassionato di fantasia e scienza innaffia con tenace pazienza da un’intera vita.

La storia di Giovanni Mongini comincia a Quartesana, dove nasce nel 1944, e continua nella campagna veneta dove vive tuttora. Il filo conduttore che lega gran parte del periodo nel mezzo è una parola composta, e risponde al nome di fantascienza. Dalla fondazione a Ferrara dei club ‘3 passi nell’ignoto’ e ‘Altair4’ alla creazione della cineteca ‘Pleiadi’, nota a livello internazionale, la sua vita è costellata, è proprio il caso di usare l’espressione, di incontri a più riprese con questo genere letterario e cinematografico. Una passione che, fin dalla giovane età, lo spinge a cibarsi di libri e pellicole rare, a promuovere la prima convention tematica nella città estense, ad avventurarsi anche nella produzione di un film, ‘The black cat’, diretto da Luigi Cozzi.

Negli anni settanta scrive la prima edizione della ‘Storia del cinema di fantascienza’. Ai primi due volumi pubblicati seguiranno altri undici, curati insieme a sua figlia Claudia, dagli anni novanta fino agli anni duemila. Da lì i racconti e i romanzi, fino alla progressiva realizzazione del Museo della fantascienza, astronautica e astronomia a Gaiba, vicino Rovigo. Un progetto, portato avanti con il Comune veneto, finalizzato a esporre e a rendere accessibile al pubblico una mole sconfinata di libri, dvd, modellini, francobolli, album e oggetti di varia e vasta provenienza, frutto di decenni di collezionismo. La prima fase del progetto segna l’apertura nello scorso dicembre, nella struttura in corso Giovanni XXIII 1, oltre all’organizzazione di alcune iniziative come l’intervento di Luigi Pizzimenti, esperto di astronautica. L’inaugurazione è invece attesa in autunno.

Fra cimeli per cultori del genere, come la tuta spaziale indossata da Sean Connery nel film ‘Atmosfera zero’, e le lettere autografe di primi astronauti sulla Luna, le multiformi declinazioni dello spazio trovano posto in ciascuna delle bacheche dell’edificio. Del progetto e del percorso che lo ha condotto fin qui, abbiamo parlato proprio con Giovanni Mongini.

Da cosa nasce la sua passione per la fantascienza?

«La risposta è sempre quella. Non lo so. L’ho chiesto a mio padre e mi ha risposto che fin da piccolo m’interessava l’astronomia. Al cinema non mi perdevo un film di fantascienza. Così ho cominciato a raccogliere materiale cinematografico in Super 8, 16 mm e 35 mm».

Il genere fantascientifico l’attrae di più per la sua componente di evasione o di riflessione?

«Mi diverte da matti».

Foto di Andrea Bighi

A Ferrara ha organizzato la prima convention di fantascienza, ‘Sfir’ (‘Science fiction italian roundabout’). Cosa ricorda di quell’evento?

«È stata una delle prime manifestazioni in Italia, dedicate a questo argomento. Prima c’era il Festival di Trieste per gli appassionati al genere. Ricordo che arrivarono a Ferrara ospiti come Luigi Vannucchi e Sergio Fantoni. Fra gli organizzatori c’erano Carlo Rambaldi e Dario Argento».

A proposito di Dario Argento, nella sua biografia presente su Wikipedia, si legge che lei ha frequentato i suoi set cinematografici. C’è affinità fra il genere fantascientifico e quello horror?

«Io amo la fantascienza e l’horror. Ma quello di Edgar Allan Poe, oppure di ‘Dracula’s legacy’. Non mi piace lo splatter. Per quanto riguarda Dario Argento, ricordo un suggerimento che gli diedi. Dopo aver visto una particolare immagine su ‘La settimana enigmistica’, gli ho suggerito un’idea per una sequenza del film ‘4 mosche di velluto grigio’».

Per diverse case editrici si è anche occupato di scrivere racconti e curare collane di fantascienza. Quanto è stato naturale questo approdo alla scrittura?

«Io avevo scritto un breve racconto di due, tre pagine. Nel frattempo mi ero fatto un nome nel cinema di fantascienza. E il nome mi ha aiutato a finire nella nicchia degli autori di libri di fantascienza».

La sua attitudine al collezionismo l’ha spinta a impegnarsi nella realizzazione a Gaiba di un museo dedicato alla fantascienza, all’astronautica e all’astronomia. Ci racconta come si è sviluppato il progetto?

«Era un sogno che coltivavo da anni e che non sono riuscito a realizzare a Ferrara. Dopo essermi trasferito nella provincia di Rovigo, un amico mi ha presentato Roberto Berveglieri, sindaco di Gaiba».

«Visto il corposo materiale raccolto negli anni da Giovanni Mongini – prosegue Berveglieri – ho ritenuto che il progetto rappresentasse un’occasione. I musei, se si realizzano, devono essere vivi. Così abbiamo pensato di realizzarlo all’interno di questo locale ottocentesco. L’attività è iniziata nel dicembre dello scorso anno, mentre l’inaugurazione è prevista nel prossimo autunno. Attualmente c’è una biblioteca con libri di fantascienza, astronautica e astronomia, oltre a film, modellini e oggetti che Giovanni ha messo a disposizione. L’obiettivo futuro è di realizzare un museo vero e proprio con altri materiali per arrivare a un totale di circa duecentomila pezzi».

Un lavoro di squadra che ruota intorno all’impegno di collaboratori come Gianluca Ottoboni, che si è occupato del trasloco degli oggetti, e che coinvolge la costituzione di un comitato scientifico con esperti italiani e stranieri.

«All’inaugurazione nel prossimo autunno – aggiunge Mongini – avrebbe volentieri partecipato anche Carlo Rambaldi, di cui abbiamo catalogato le opere». L’ultima riflessione lascia il posto a un pensiero rivolto ad Angelo Fiacchi, Anzul, (http://www.listonemag.it/2013/07/26/ho-visto-le-stelle-con-le-mie-mani/), recentemente scomparso. «Ho visitato – conclude – l’osservatorio che aveva costruito. Un lavoro straordinario, considerando che era un autodidatta».

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